La Svizzera deve aderire alle sanzioni dell'Unione europea contro i responsabili delle gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani commesse nello Xinjiang
22.3983 · Mozione · 2022-09-22
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale aderisce alle sanzioni adottate dall'Unione europea il 22 marzo 2021 nei confronti di persone, entità e organismi responsabili di gravi violazioni e abusi dei diritti umani nello Xinjiang e in Tibet.
Begründung
Da diversi anni i nostri principali partner economici, quali l'UE, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, applicano sanzioni nei confronti di persone, entità e organismi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani ai danni della minoranza uigura nella regione cinese dello Xinjiang.
In virtù della decisione (PESC) 2020/1999 del Consiglio dell'Unione europea del 7 dicembre 2020 relativa a misure restrittive contro gravi violazioni e abusi dei diritti umani (sanzioni tematiche nel settore dei diritti umani), dal 22 marzo 2021 l'UE applica una serie di sanzioni nei confronti di persone ed entità responsabili dei gravi crimini compiuti nella regione dello Xinjiang.
In risposta alla mia interpellanza 21.3408, il 12 maggio 2021 il Consiglio federale affermava che l'eventuale recepimento delle sanzioni era oggetto di discussione e che non era stata ancora presa alcuna decisione al riguardo. 16 mesi più tardi il recepimento non è ancora stato annunciato.
Nel frattempo è stato pubblicato il rapporto dell'Alta commissaria ONU per i diritti umani Michelle Bachelet. Il rapporto lascia pochi dubbi sulla veridicità delle accuse mosse dalle ONG e dai portavoce delle minoranze colpite, come pure sulla gravità dei crimini commessi dalle autorità cinesi e dai loro complici.
La Svizzera non può continuare a tollerare crimini su così vasta scala, che costituiscono una violazione del diritto internazionale. Pertanto, come nel caso dell'invasione russa dell'Ucraina, il nostro Paese deve prendere posizione a favore del rispetto del diritto internazionale e unirsi ai Paesi democratici adottando sanzioni nei confronti dei responsabili di questi abusi.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
La Svizzera plaude alla pubblicazione del rapporto sullo Xinjiang dell'Alta commissaria ONU per i diritti umani. Le gravi violazioni dei diritti umani commesse in quella regione restano fonte di grande preoccupazione per il Consiglio federale.
Secondo quanto riportato dall'Alta commissaria, alcuni di questi abusi potrebbero costituire crimini contro l'umanità. La Svizzera si aspetta che la Cina applichi le raccomandazioni formulate nella loro interezza, mettendo fine a tutte le misure coercitive, alle discriminazioni contro le minoranze nello Xinjiang e alle detenzioni arbitrarie.
Come precisato dal Consiglio federale nella risposta all'interpellanza 22.3029 Walder, le sanzioni tematiche dell'UE sono un concetto nuovo, il cui meccanismo differisce da quello delle sanzioni geografiche applicate finora.
Infatti, diversamente dagli elenchi di nomi redatti nel quadro di queste ultime, gli elenchi relativi alle sanzioni tematiche non riguardano un singolo Paese. L'UE può così sanzionare individui, aziende e organizzazioni per aver commesso determinati reati indipendentemente dal luogo o dal Paese in cui si trovano. La portata dei provvedimenti è quindi considerevolmente più ampia rispetto a quella delle sanzioni geografiche disposte finora dall'UE, alle quali la Svizzera ha aderito nella maggior parte dei casi. Questa caratteristica solleva una serie di interrogativi su cui è opportuno fare chiarezza preventivamente.
Nella risposta del 25 maggio 2022 all'interpellanza 22.3029 Walder, il Consiglio federale aveva inoltre osservato che le basi decisionali elaborate dagli uffici competenti dovevano essere riviste e aggiornate alla luce dell'aggressione militare russa in Ucraina prima di essere presentate al Consiglio federale.
Nel frattempo l'Esecutivo ha effettuato una prima valutazione della questione e ha deciso di protrarne l'esame prima di deliberare. I lavori, ancora in corso, sono stati affidati al Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e ad altri dipartimenti federali.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.