Lexipedia

22.4175 · Mozione · 2022-09-29

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di presentare un progetto per un salario minimo nazionale di almeno 4000 franchi, e di promuovere la fissazione di salari minimi nei CCL. Dal salario minimo è escluso chi esercita un'attività lucrativa nel quadro di forme contrattuali particolari, come gli apprendisti o le persone che svolgono un altro tipo di formazione (stagisti). Viene periodicamente adeguato all'evoluzione dei salari e dei prezzi, analogamente alle rendite AVS. I Cantoni possono fissare salari minimi più elevati.

Begründung

In Svizzera ci sono più di 150 000 persone (i cosiddetti working poor) che nonostante abbiano un lavoro non riescono ad arrivare alla fine del mese. Molti di loro sono donne. Questo stato di cose è insostenibile: chi lavora a tempo pieno deve ricevere un salario che permetta di vivere in modo dignitoso, e in Svizzera con meno di 4000 franchi ciò è impossibile.

I salari minimi portano a salari equi, e sono un valido strumento contro il dumping salariale.

I salari minimi sono importanti soprattutto per le donne: rispetto alla media queste ultime lavorano più spesso nei settori a basso salario e/o sono occupate a tempo parziale; inoltre circa l'82 per cento delle donne dopo la nascita di un figlio interrompe per un certo tempo l'attività lucrativa, e ciò si ripercuote sulla rendita di vecchiaia.

Ora che è stata accettata AVS 21 occorre agire concretamente. Le donne guadagnano circa il 43 per cento in meno degli uomini anche se lavorano lo stesso numero di ore, perché spesso svolgono mansioni rimunerate con salari inferiori.

Oltre a migliorare la situazione salariale delle donne, l'introduzione di un salario minimo avrebbe conseguenze positive anche per le loro pensioni e rafforzerebbe la loro autonomia.

L'opinione secondo cui il salario minimo farebbe aumentare la disoccupazione è infondata, semmai avviene il contrario: nel Cantone di Neuchâtel dopo l'introduzione del salario minimo la disoccupazione è calata.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

La lotta alla povertà e al dumping salariale rientra senza dubbio tra gli obiettivi della Confederazione, così come le pari opportunità tra donne e uomini.

Tuttavia il Consiglio federale ritiene che l'introduzione di un salario minimo statale non sia uno strumento adeguato agli scopi suddetti e, considerate le buone condizioni del mercato del lavoro svizzero nel confronto internazionale, non è nemmeno opportuno.

La quota di persone che pur svolgendo un'attività lucrativa si trovano in condizioni di povertà (4,2 %) è nettamente inferiore a quella relativa alla povertà in senso globale (8,5 %): ciò significa che il lavoro retribuito riveste un ruolo centrale nella lotta alla povertà. Su circa 158 000 lavoratori poveri, oltre la metà svolge prevalentemente un'attività a tempo parziale oppure non lavora tutto l'anno. Inoltre circa un quinto di queste persone sono lavoratori autonomi, e pertanto non avrebbero diritto ad un eventuale salario minimo statale. Quando si è discusso sull'iniziativa popolare federale "Per la protezione di salari equi (Iniziativa sui salari minimi)" è stato rilevato che un salario minimo permette di combattere soltanto in misura limitata la povertà delle persone con un'occupazione. La povertà è riferita all'intero nucleo familiare: perciò le famiglie in cui ci sono persone con un lavoro retribuito possono trovarsi in condizioni di povertà anche nel caso in cui, per diverse ragioni (custodia dei bambini, malattia, ecc.), il grado di occupazione è basso, oppure se le spese necessarie per soddisfare i bisogni fondamentali della famiglia sono eccessive.

Il Consiglio federale ritiene pertanto che l'elevata partecipazione al mercato del lavoro, trasferimenti sociali mirati e un sistema fiscale progressivo siano strumenti più adeguati al fine di ridurre in modo efficace ed efficiente le disparità relative al reddito disponibile e agevolare le famiglie a basso reddito.

In Svizzera è consuetudine che i salari minimi vengano stabiliti in primo luogo dai partner sociali, non dallo Stato. Questo approccio garantisce che i minimi salariali concordati corrispondano alle realtà settoriali e regionali interessate. Conferendo l'obbligatorietà generale ai contratti collettivi di lavoro e promuovendo il dialogo tra i partner sociali, la Confederazione e i Cantoni favoriscono già la ricerca di soluzioni condivise dai partner sociali. Oltre a ciò, nell'ambito delle misure collaterali la lotta agli abusi concernenti l'offerta salariale prosegue in modo mirato e su scala nazionale dal 2004. Le misure collaterali agiscono in tutti i settori, indipendentemente dall'esistenza di salari minimi obbligatori.

Da ultimo, il Consiglio federale assegna grande importanza all'effettivo raggiungimento della parità tra donne e uomini in materia salariale, occupazionale e pensionistica. Si tratta degli obiettivi principali della sua Strategia Parità 2030. Il divario retributivo complessivo di genere (gender overall earnings gap) del 43 per cento, a cui accenna l'autrice della mozione, è riferito a tutte le ore di lavoro prestate nel corso della vita attiva e si spiega soprattutto con le differenze e le variazioni dei gradi di occupazione durante la vita attiva. Perciò la partecipazione al mercato del lavoro è un obiettivo prioritario, e in quest'ambito il Consiglio federale è attivo su diversi fronti. A titolo d'esempio si può citare l'attuazione del postulato 20.4327 depositato dalla consigliera nazionale Arslan, concernente il reinserimento delle donne nel mondo del lavoro.

Riguardo alla situazione specifica delle donne nei settori a bassi salari, il Consiglio federale rimanda alla risposta all'interpellanza 22.3834, depositata dalla consigliera nazionale Masshardt.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.