22.4471 · Interpellanza · 2022-12-15
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
A fine settembre, in risposta a quattro postulati (18.3196 Thorens Goumaz, 18.3496 Munz, 19.3818 Flach, 19.4355 Gruppo PPD), il Consiglio federale ha adottato il rapporto sulla plastica nell'ambiente ("Kunststoffe in der Umwelt"), in cui si afferma che il littering - come forma ampiamente diffusa di smaltimento illegale dei rifiuti - continua a essere un problema e che vi è ulteriore necessità di agire. Sono soprattutto i prodotti di plastica monouso, come bicchieri o posate, a essere problematici, poiché a causa del breve ciclo di vita il beneficio che arrecano è limitato rispetto all'inquinamento ambientale che generano. Dopo un solo utilizzo, infatti, diventano rifiuti e relativamente spesso vengono gettati o abbandonati nelle aree pubbliche.
Anche se, secondo uno studio attuale, a finire nell'ambiente è soltanto l'1,2 per cento dei prodotti in plastica destinati al consumo da asporto (ad es. sacchetti di plastica, imballaggi per alimenti, bottiglie per bevande, posate usa e getta), questo è pari a circa 18 500 tonnellate di prodotti in plastica all'anno, di cui 2700 tonnellate finiscono sui suoli e nelle acque superficiali della Svizzera.
Già nel 2020 la mozione 20.3637 Klopfenstein Broggini chiedeva al Consiglio federale, richiamando l'articolo 30a della legge sulla protezione dell'ambiente (LPAmb), di vietare in Svizzera l'utilizzo di contenitori, bicchieri e posate monouso da asporto. Il Consiglio federale respinse la mozione, poiché un divieto basato sull'articolo 30a LPAmb avrebbe costituito una limitazione della libertà economica "per il commercio al dettaglio, la ristorazione da asporto e altri fornitori" ai sensi dell'articolo 27 della Costituzione federale (Cost.).
Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
- Alla luce dei risultati del rapporto sulla plastica nell'ambiente, il Consiglio federale continua a dichiararsi contrario all'introduzione di un divieto dei prodotti in plastica monouso per il consumo da asporto?
- Il Consiglio federale ritiene che la libertà economica sancita dall'articolo 27 Cost. sarebbe comunque limitata anche se, in base all'articolo 30a LPAmb, venissero imposti altri requisiti sui prodotti monouso (ad es. obbligo di utilizzare esclusivamente prodotti in plastica biopolimerica per il consumo da asporto)?
- Quali altre misure concrete prevede il Consiglio federale per arginare il problema del littering e limitare l'utilizzo di prodotti in plastica monouso per il consumo da asporto?
Stellungnahme des Bundesrates
1) Da quando il Consiglio federale ha espresso il proprio parere in merito alla mozione Klopfenstein Broggini (20.3637) "Per una ristorazione da asporto che non produce rifiuti", le condizioni quadro legali per l'introduzione di divieti in applicazione dell'articolo 30a lettera a della legge sulla protezione dell'ambiente (LPAmb; RS 814.01) non sono cambiate. Secondo l'articolo 41a capoverso 3 LPAmb, la Confederazione è sempre tenuta a esaminare le misure prese volontariamente dall'economia prima di emanare prescrizioni d'esecuzione. Per motivi di proporzionalità, il Consiglio federale si è fino a questo momento astenuto dal vietare i prodotti monouso in plastica per il consumo itinerante.
2) Attualmente, la Confederazione non dispone di una base giuridica esplicita che le permetta di imporre requisiti in materia di progettazione di prodotti e imballaggi a basso impiego di risorse. La Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio nazionale (CAPTE-N), nel quadro dell'iniziativa parlamentare (20.433) "Rafforzare l'economia circolare svizzera", propone l'introduzione di una simile base giuridica con l'articolo 35i P-LPAmb. Anche in questo modo verrebbero imposti requisiti in materia di prodotti e imballaggi che interferirebbero con la libertà economica (art. 27 Cost.). Tuttavia, tali limitazioni sarebbero meno incisive per l'economia rispetto a un divieto totale e risulterebbero quindi più in linea con il principio di proporzionalità.
Occorre fare attenzione a che i prodotti monouso in plastica non vengano sostituiti da materiali con un bilancio ecologico peggiore. Le plastiche biodegradabili o a base biologica (biopolimeri), per esempio, richiedono a loro volta un certo impiego di energia e materie prime per essere prodotte e si degradano in natura soltanto in condizioni ambientali molto specifiche. Le soluzioni riutilizzabili esistenti al momento costituiscono già delle alternative a basso impiego di risorse per il consumo itinerante.
3) Il problema del littering può essere affrontato in modo efficace soltanto attraverso la combinazione di varie misure. I Cantoni e i Comuni responsabili per la lotta contro il littering, così come alcune organizzazioni private, hanno già messo in campo molte misure: misure di sensibilizzazione, di riduzione dei danni - per esempio nel quadro delle giornate clean-up -, ma anche misure volte alla predisposizione di infrastrutture di raccolta e alla pulizia delle strade negli spazi pubblici e ancora misure repressive come le multe. Inoltre, nell'ambito dell'iniziativa parlamentare summenzionata, la CAPTE-N si sta confrontando sull'introduzione di una disposizione penale a livello federale per contrastare il littering (art. 61 cpv. 1 lett. i e 4 P-LPAmb). Come annunciato nella risposta del Consiglio federale relativa all'interpellanza Geissbühler (21.3994) "Il problema del littering in Svizzera", la Confederazione ha ripreso la tavola rotonda sul littering, concentrandosi tra l'altro segnatamente sui prodotti monouso per il consumo itinerante. In questo quadro, associazioni e produttori lavorano di concerto per mettere a punto nuove misure volte a contrastare il littering.
Risposta del Consiglio federale.