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23.3217 · Mozione · 2023-03-16

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di presentare al Parlamento un progetto per risolvere durevolmente la problematica "too big to fail" nel sistema bancario svizzero, affinché la Confederazione o la Banca nazionale svizzera (BNS) non debbano più adottare misure straordinarie per prevenire il fallimento di istituti finanziari privati.

Begründung

Benché sia trascorso più di un decennio dalla crisi finanziaria, la problematica "too big to fail" nel settore bancario svizzero non è ancora stata risolta durevolmente. È vero che da allora lo Stato non ha dovuto intervenire per sostenere o salvare un'altra banca, ma il potenziale rischio sussiste, come dimostra il caso Credit Suisse (CS), la seconda banca svizzera in ordine di importanza.

Già due anni fa, il crollo dell'hedgefond statunitense Archegos aveva fatto perdere a CS circa 4,4 miliardi di franchi. La grande banca svizzera si era vista costretta a emettere due prestiti obbligatoriamente convertibili per aumentare il suo cuscinetto di capitale e l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) aveva avviato un procedimento nei confronti di CS. Nell'ultimo esercizio 2022 Credit Suisse ha addirittura registrato una perdita di circa 7 miliardi di franchi. Credit Suisse ha ammesso lacune nei controlli interni relativi ai reporting finanziari 2021 e 2022. Nell'ultimo rapporto di gestione si legge che la direzione non ha sviluppato né mantenuto processi efficaci di valutazione dei rischi che le consentissero di determinare e analizzare il rischio di importanti inesattezze nei conti annuali. Anche l'ufficio di revisione PwC non ha risparmiato critiche alla direzione di Credit Suisse mettendo in evidenza le carenze nei controlli interni, di cui è responsabile il management di questa grande banca. A causa di ciò, la direzione avrebbe avuto solo una panoramica incompleta delle voci del conto consolidato dei flussi di capitale senza incidenza sul conto economico. Queste valutazioni e critiche sono un campanello d'allarme. Oltre al consiglio di amministrazione di CS, al suo "risk committee", ai responsabili della gestione dei rischi, all'ufficio di revisione, alla FINMA, alle agenzie di rating e agli analisti, tutti gli esperti sono stati colti di sorpresa. Il 15 marzo 2023, dopo il forte crollo del titolo CS, la BNS ha proposto alla banca di aiutarla mettendo a disposizione liquidità. Già poche ore dopo CS comunicava di aver accettato l'offerta e richiesto un prestito di 50 miliardi di franchi. Al contempo, il consiglio di amministrazione ha presentato un nuovo programma di bonus che prevede di premiare la direzione nei prossimi anni per il lavoro di riorganizzazione con un "transformation award" una tantum pari a 70 milioni di franchi, il cui pagamento, basato sulle azioni, sarà differito.

Va inoltre notato che dalla crisi finanziaria di 15 anni fa, i mercati finanziari mondiali sono diventati ancora più fortemente e strettamente interconnessi. Le interdipendenze globali nel settore finanziario sono più strette che mai come ha dimostrato il recente fallimento dell'istituto statunitense Silicon Valley Bank: in poco tempo sono crollate le azioni di numerosi istituti finanziari a livello mondiale costringendo il presidente degli Stati Uniti Joe Biden a fare una dichiarazione per rassicurare la popolazione.

Oltre a Credit Suisse, la BNS ha designato come banche di rilevanza sistemica UBS, il gruppo Raiffeisen, la Banca Cantonale di Zurigo e PostFinance. A questo titolo questi cinque istituti finanziari devono disporre di elevati cuscinetti di capitale e di liquidità così come di piani di stabilizzazione e di emergenza. Tuttavia, questi istituti beneficiano ancora di una garanzia implicita dello Stato, come dimostra il recente caso CS. I requisiti relativi al capitale e alla liquidità fissati dalla FINMA non sono sufficienti. Il rischio che lo Stato o la BNS debbano ancora una volta salvare dal fallimento una grande banca di rilevanza sistemica è ancora presente e più acuto che mai. La presente mozione incarica pertanto il Consiglio federale di elaborare soluzioni per ridurre la problematica "too big to fail" sulla piazza finanziaria svizzera.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui, alla luce dei recenti avvenimenti concernenti Credit Suisse, s'impone un'analisi accurata delle vigenti disposizioni "too big to fail". Avvalendosi di perizie esterne, il Dipartimento federale delle finanze esaminerà nel dettaglio le circostanze che hanno reso necessario il pacchetto di misure deciso il 16 e il 19 marzo 2023 e valuterà accuratamente anche l'efficacia della regolamentazione TBTF. I risultati saranno presentati al Parlamento entro un anno nel quadro del prossimo rapporto sulla valutazione delle banche di rilevanza sistemica secondo l'articolo 52 della legge sulle banche.

Il rapporto tratterà in modo approfondito la questione di quali misure s'impongono al fine di minimizzare il rischio TBTF delle banche di rilevanza sistemica. In questo momento il Consiglio federale non può pertanto impegnarsi ad attuare misure concrete in tali ambiti.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.