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Anche le donne si occupano di scienza. Come possiamo garantire una rappresentazione più ampia della società nei film promossi dallo Stato?

23.3926 · Interpellanza · 2023-06-16

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

In Svizzera la percentuale di donne laureate nelle materie MINT (matematica, informatica, scienze naturali e tecnologia) è bassa. Secondo una statistica dell’ONU si tratta del 22 per cento, rispetto al 28 per cento della Germania, al 34 per cento degli Stati Uniti, al 36 per cento della Svezia o a percentuali ancora più alte nei Paesi meridionali. Al PF di Zurigo le studentesse sono il 30 per cento, ma le professoresse solo il 15 per cento. Le scuole universitarie, e soprattutto il PF di Zurigo, stanno quindi adottando diverse misure per ridurre il divario di genere nella scienza. Una è superare lo stereotipo secondo cui le scienze naturali sono una cosa da uomini. Anche la cultura può fornire un contributo, evitando di riprodurre gli stereotipi e dando piuttosto risalto alle donne che si occupano di queste discipline.

Sembra che l’Ufficio federale della cultura non tenga sufficientemente conto di questo aspetto. Ad esempio, il film "Krähen" è stato sostenuto con circa 360 000 franchi, ma contiene soltanto interviste a interpreti maschi, e perfino nei ruoli secondari mancano rappresentanti di genere femminile. In questo modo si trasmette l’idea che le scienze naturali siano una questione maschile, nonostante in queste discipline lavorino anche donne.

Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. Riconosce la necessità di rendere più attrattivo per le donne il profilo professionale della ricerca in scienze naturali?

2. Riconosce la necessità che la cultura promuova la diversità e rispecchi il più possibile la società in tutta la sua ampiezza e, soprattutto, eviti di diffondere stereotipi?

3. L’articolo 16 della legge sul cinema cita i vari criteri che giustificano l’esclusione dalla promozione cinematografica della Confederazione, tra cui segnatamente il fatto che un film proponga un’immagine avvilente dell’uomo o della donna o di persone appartenenti a un gruppo determinato. La mancanza di diversità sociale non può però essere impiegata come criterio di promozione. Vi è dunque in questo caso la necessità di un adeguamento normativo?

4. Quali misure prevede affinché i film promossi dallo Stato rappresentino meglio la società in tutta la sua ampiezza?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Il Consiglio federale riconosce che è importante promuovere le nuove leve nelle materie MINT (matematica, informatica, scienze naturali e tecnologia). Affinché le ragazze si interessino sin da giovani a queste discipline, sono previste sia a scuola sia durante le attività extrascolastiche misure specifiche, sostenute anche dalla Confederazione attraverso il mandato MINT alle Accademie svizzere delle scienze nell’ambito del messaggio ERI 2021–2024. Anche il piano d’azione della Strategia Parità 2030 del Consiglio federale prevede diverse misure per aumentare la quota di donne nella formazione del livello terziario nel settore MINT così come nell’insegnamento e nella ricerca (www.parita2030.ch > Piano d’azione > Misure 1.1.2.2 e 1.1.2.4). Inoltre, negli obiettivi strategici per il settore dei PF il Consiglio federale ha stabilito che nel periodo 2021–2024 dovrà esservi un aumento in generale della quota di donne nell’insegnamento e nella ricerca e nelle posizioni direttive. Anche nella formazione professionale sono attuate misure per motivare le giovani donne a scegliere le professioni MINT: due esempi sono l’organizzazione della campagna d’immagine FORMAZIONEPROFESSIONALEPLUS.CH e il cofinanziamento delle fiere regionali delle professioni.

2. La diversità riveste un ruolo centrale nella politica culturale della Confederazione, che promuove l’uguaglianza tra donna e uomo e le pari opportunità dei gruppi di persone sottorappresentate. Il Consiglio federale ha ribadito questo concetto come obiettivo nel messaggio sulla cultura 2025–2028, attualmente in consultazione. Dal 2016 la Confederazione si impegna a promuovere equamente i progetti cinematografici di donne e uomini, una strategia che sta dando risultati concreti: la percentuale dei progetti sostenuti con donne alla regia è aumentata passando dal 26 (2013–2016) al 44 per cento (2019–2022). A livello internazionale, con una percentuale di donne alla regia nei film per il cinema del 34 per cento (2020–2022) il cinema svizzero si posiziona nel primo terzo dei Paesi europei. Anche la SSR, che promuove il cinema svizzero nel quadro del Patto dell’audiovisivo, si impegna a presentare e rappresentare i sessi in modo adeguato nella sua offerta editoriale (art. 3 cpv. 3 Concessione SSR) in osservanza del divieto di discriminazione sancito dall’art. 4 cpv. 1 LRTV.

3. La Costituzione federale garantisce la libertà artistica (art. 21). La legge sul cinema (LCin) intende favorire la pluralità e la qualità dell’offerta cinematografica (art. 1), pertanto la promozione cinematografica selettiva si basa su criteri legati alla qualità. L’articolo 16 LCin stabilisce limiti giuridici assoluti alle possibilità di promozione e non è adatto a fissare requisiti in merito al contenuto dei film sostenuti, che non sarebbero attuabili nemmeno con una regolamentazione completa. Il Consiglio federale ritiene che la diversità dei contenuti dovrebbe essere il risultato della diversità degli operatori cinematografici che partecipano ai film e non che andrebbe promossa per ciascuna opera cinematografica.

4. Già oggi la LCin disciplina i principi di qualità e diversità, che negli ultimi anni sono stati applicati con successo tramite criteri per una migliore rappresentanza dei generi nella promozione cinematografica. In aggiunta a queste misure nella promozione cinematografica selettiva, dal 2017 con la "Gender Map" l’UFC monitora non soltanto la rappresentanza degli operatori cinematografici, ma anche dei protagonisti e delle protagoniste di tutti i film per il cinema. In breve tempo si sono evidenziati miglioramenti significativi: in tre anni la percentuale di donne alla regia è passata dal 29 (2017–2019) al 39 per cento (2020– 2022) e quella di personaggi principali femminili nei documentari è aumentata dal 34 al 42 per cento. Il Consiglio federale continua a seguire questi sviluppi e al momento non prevedere ulteriori misure.

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