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24.060 · Oggetto del Consiglio federale · 2024-06-19

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Zusammenfassung

Decreto federale del 19 giugno 2024 concernente l’iniziativa popolare «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)»

Ausgangslage

Risultato della votazione popolare:

L'iniziativa popolare è stata respinta nella votazione popolare dell’8 marzo 2026, dal 61,95 per cento dei votanti e dalla maggioranza dei Cantoni (20 Cantoni che dispongono di un voto e 6 Cantoni che dispongono di mezzo voto).

Comunicato stampa del Consiglio federale del 19.06.2024

Il Consiglio federale respinge l'iniziativa SSR e propone invece di ridurre il canone a 300 franchi

La SSR ha bisogno di risorse finanziarie sufficienti per poter proporre un'offerta giornalistica equivalente in tutte le regioni linguistiche. Il Consiglio federale respinge pertanto l'iniziativa popolare federale «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)» e ha adottato il relativo messaggio il 19 giugno 2024. Tuttavia, intende sgravare finanziariamente le economie domestiche e le imprese. Ha quindi stabilito di ridurre gradualmente il canone radiotelevisivo a carico delle economie domestiche a 300 franchi entro il 2029. Il Consiglio federale rilascerà alla SSR una nuova concessione solo dopo la votazione popolare sull'iniziativa SSR. Pertanto, proroga quella attuale sino a fine 2028.

Nel suo messaggio, il Consiglio federale raccomanda al Parlamento di respingere l'iniziativa SSR, che chiede di ridurre il canone radiotelevisivo a carico delle economie domestiche a 200 franchi all'anno e di esentare completamente le imprese dall'obbligo di pagare il canone. Secondo il Consiglio federale, questa iniziativa è eccessiva: la quota del canone destinata alla SSR si ridurrebbe a circa 630 milioni di franchi. Ciò avrebbe conseguenze troppo gravi per l'offerta della SSR e per il suo radicamento nelle regioni linguistiche.

Riduzione progressiva del canone radiotelevisivo

Il Consiglio federale è favorevole a una SSR forte ma intende anche, come chiesto dai promotori dell'iniziativa, sgravare le economie domestiche e le imprese. Ha quindi deciso di realizzare un controprogetto a livello di ordinanza. A tal fine, ha modificato l'ordinanza sulla radiotelevisione in due punti. In primo luogo, il canone radiotelevisivo a carico delle economie domestiche sarà ridotto gradualmente: dal 2027 verrà diminuito da 335 a 312 franchi, per poi passare a 300 franchi dal 2029. Per i prossimi due anni l'attuale importo di 335 franchi rimarrà invariato.

Secondariamente, il Consiglio federale aumenterà il limite per il pagamento del canone a carico delle imprese. Dagli attuali 500'000 franchi di fatturato annuo si passerà a 1,2 milioni di franchi. In questo modo, a partire dal 2027, circa l'80 per cento delle imprese soggette all'IVA non pagheranno più il canone.

La riduzione graduale del canone offre alla SSR margine di manovra per pianificare e attuare misure di risparmio. Nell'anno in corso, la SSR riceverà una quota di partecipazione al canone di 1,319 miliardi di franchi (1,25 mia. provenienti dal canone più 69 mio. per il rincaro). Nel 2029, la sua quota di partecipazione al canone passerà a circa 1,2 miliardi di franchi, ossia circa 120 milioni di franchi in meno rispetto a oggi. In futuro alla SSR non potrà più essere garantita l'indennità di rincaro, o non più completamente, ciò le causerà un ulteriore ammanco in termini di entrate.

Concessione SSR

Il Consiglio federale ha deciso di prorogare sino a fine 2028 l'attuale concessione della SSR, che scade alla fine di quest'anno. Il nuovo quadro finanziario per il servizio pubblico dei media risulterà chiaro solo dopo la votazione sull'iniziativa SSR. Il Consiglio federale elaborerà la nuova concessione SSR in base alle risorse disponibili e preciserà il mandato della SSR orientandolo maggiormente all'informazione, all'istruzione e alla cultura, nonché alle nuove abitudini di fruizione del pubblico. L'offerta online si concentrerà maggiormente sui contenuti audio e audiovisivi.

Accordo sulle prestazioni per l'offerta della SSR destinata all'estero

Il Consiglio federale ha inoltre concluso un nuovo accordo sulle prestazioni con la SSR in merito al contenuto e al finanziamento di un'offerta destinata all'estero per gli anni 2025 e 2026. Quest'ultima comprende le due piattaforme Internet Swissinfo e tvsvizzera.it nonché la collaborazione con i canali televisivi internazionali TV5MONDE e 3sat. I costi del programma destinato all'estero sono sostenuti in parti uguali dalla Confederazione e dalla SSR, con un contributo della Confederazione limitato a 19 milioni di franchi all'anno. Il quadro finanziario del nuovo accordo 2025/26 è più rigido rispetto a quello dell'accordo 2023/24, soprattutto a causa delle misure di risparmio stabilite dalla Confederazione e del minor peso dato al rincaro. L'offerta giornalistica rimane invariata. Con il nuovo accordo, le sinergie tra Swissinfo e tvsvizzera.it saranno sfruttate in misura maggiore.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 02.06.2025

Canone SSR; verso no a iniziativa e a controprogetto?
Al Nazionale è iniziato il lungo dibattito sull'iniziativa popolare "200 franchi bastano!" (Iniziativa SSR)". Il testo, che chiede di limitare il canone radio-tivù a 200 franchi l'anno dagli attuali 335, ha pochissime chance di essere accolto dal Nazionale, così come l'idea di un controprogetto. Oggi tutti i partiti, tranne l'UDC, hanno criticato l'iniziativa. Anche il Consiglio federale è contrario.

Visto che si sono proposti ben 76 oratori, le discussioni non sono terminate stasera, ma riprenderanno il mercoledì della seconda settimana di sessione, ha precisato la presidente del Nazionale Maja Riniker (PLR/AG).

In primis, la Camera del popolo è chiamata ad esprimersi sull'iniziativa popolare presentata dall'UDC, dall'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e dai Giovani PLR. Oltre a ridurre il canone a 200 franchi annui, il testo vuole esentare tutte le aziende dall'obbligo di pagare la tassa di ricezione.

La commissione preparatoria del Consiglio nazionale propone - con 17 voti contro 8 - di respingere l'iniziativa. A suo avviso, l'offerta giornalistica di qualità della SSR che copre tutte e quattro le regioni linguistiche è essenziale per la coesione nazionale e la democrazia diretta.

Secondo la commissione, la riduzione del canone richiesta comporterebbe un massiccio calo della qualità dell'offerta radiotelevisiva svizzera. Tale riduzione non sarebbe inoltre proporzionale allo sgravio finanziario annuo per famiglie e imprese, hanno spiegato i relatore commissionali Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi/GE) e Martin Candinas (Centro/GR).

E la maggior parte degli oratori intervenuti oggi - ad eccezione dei democentristi e di qualche liberale-radicale - hanno definito l'iniziativa "irrealistica" e "pericolosa". "Quello che è certo sono le conseguenze che un'approvazione comporterebbe", ha dichiarato il consigliere nazionale Giorgio Fonio (Centro/TI), secondo il quale "2'400 posti diretti saranno cancellati e altri 2'400 nell'economia privata saranno colpiti a cascata e vi sarà una centralizzazione dell'offerta (...). È davvero questo che vogliamo?", si è chiesto il ticinese.

Verso no anche a controprogetto

L'idea di opporre un controprogetto all'iniziativa presentata dal Nazionale è stata a lungo discussa nelle commissioni competenti di entrambe le Camere, venendo tuttavia sempre sconfessata da quella degli Stati. Alla fine è stata quindi abbandonata anche dalla Commissione delle telecomunicazioni del Nazionale, che ha rinunciato tout court a formulare un controprogetto.

Di tutt'altro parere l'UDC: il principale partito svizzero è fermamente convinto che un controprogetto indiretto volto a rendere più efficiente il servizio pubblico radiotelevisivo debba essere adottato a tutti i costi dal plenum. Il consigliere nazionale Benjamin Fischer (UDC/ZH), che ha chiesto di rinviare il dossier alla commissione incaricandola di elaborare una controproposta, ha sottolineato come la SSR si stia allontanando sempre più dal suo mandato, occupando il terreno dei media privati.

Dal canto suo, anche il PS - per bocca di Jon Pult (PS/GR) - vuole un controprogetto, questa volta diretto, per finanziare la radio e la televisione attraverso un fondo indipendente alimentato dall'IVA. Secondo Pult, la SSR non è perfetta, ma è necessaria. Il socialista grigionese ha quindi chiesto al plenum di raccomandare al popolo e ai cantoni di respingere l'iniziativa e di accettare il controprogetto diretto.

Tuttavia, visti i rapporti di forza al Consiglio nazionale, sembra molto difficile che una delle due proposte - sia quella democentrista che quella socialista - possa ottenere una maggioranza la settimana prossima.

CF: 300 franchi entro il 2029

Anche il Consiglio federale si oppone all'iniziativa popolare. Tuttavia, l'esecutivo propone un controprogetto a livello di ordinanza (che non richiede modifiche di legge, ndr.): il canone verrebbe ridotto a 312 franchi (dagli attuali 335) nel 2027 e poi a 300 franchi nel 2029 per le economie domestiche private.

Per le economie domestiche collettive, come le case di cura, la tassa passerebbe da 670 a 624 franchi nel 2027 e poi a 600 franchi nel 2029. Anche le aziende con un fatturato annuo soggetto a IVA fino a 1,2 milioni di franchi (attualmente 500'000) sarebbero esonerate dal canone.

Sempre in tema di media, durante questa sessione gli Stati dovranno invece decidere se sostenere maggiormente col canone radio-tivù le emittenti radio e televisive locali, nonché le agenzie di stampa.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 11.06.2025

Proseguono le discussioni sull'"Iniziativa SSR"
Il Consiglio nazionale ha proseguito oggi le discussioni sull'iniziativa popolare "200 franchi bastano!" (Iniziativa SSR)". Non ha però ancora preso alcuna decisione. L'iniziativa, lanciata da ambienti vicini all'UDC, chiede di ridurre il canone radiotelevisivo dagli attuali 335 franchi a 200 franchi all'anno.

Come già avvenuto lunedì di settimana scorsa, il dibattito ha ruotato attorno a argomenti già noti. La sinistra e il Centro mettono in guardia contro un drastico calo della qualità della radio e della televisione in Svizzera. L'UDC, invece, sostiene che occorre più efficienza e parità di condizioni tra la SSR e i media privati.

Il dibattito proseguirà domani, quando la Camera del popolo si pronuncerà anche su due proposte di minoranza. L'UDC vorrebbe un controprogetto indiretto volto a rendere più efficiente il servizio pubblico radiotelevisivo. Ance il PS vuole un controprogetto, questa volta diretto, per finanziare la radio e la televisione attraverso un fondo indipendente alimentato dall'IVA.

Tuttavia, visti i rapporti di forza al Consiglio nazionale, sembra molto difficile che una delle due proposte - sia quella democentrista che quella socialista - possa ottenere una maggioranza la settimana prossima. Anche l'iniziativa dovrebbe venir respinta.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 12.06.2025

Canone SSR; "no" a iniziativa e a controprogetti
"No" all'iniziativa popolare "200 franchi bastano!" (Iniziativa SSR)". Il testo, lanciato da ambienti vicini all'UDC, che chiede di limitare il canone radio-tivù a 200 franchi l'anno dagli attuali 335, è stato bocciato oggi dal Nazionale con 116 voti contro 74 e 2 astenuti. Respinte pure l'idea di un controprogetto indiretto voluto dai democentristi e la proposta di un controprogetto diretto preconizzato dai socialisti. Nel corso dei lunghi dibattiti tutti i partiti, tranne l'UDC, hanno criticato l'iniziativa. Anche il Consiglio federale è contrario. Il dossier passa ora gli Stati.

Visto che si erano proposti ben 76 oratori, le discussioni sono iniziate il primo giorno della sessione, sono proseguite ieri e si sono concluse solo oggi per una durata complessiva di otto ore.

In primis, la Camera del popolo era chiamata ad esprimersi sull'iniziativa popolare presentata dall'UDC, dall'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e dai Giovani PLR. Oltre a ridurre il canone a 200 franchi annui, il testo vuole esentare tutte le aziende dall'obbligo di pagare la tassa di ricezione.

La commissione preparatoria del Consiglio nazionale proponeva a larga maggioranza di respingere l'iniziativa. A suo avviso, l'offerta giornalistica di qualità della SSR che copre tutte e quattro le regioni linguistiche è essenziale per la coesione nazionale e la democrazia diretta.

Secondo la commissione, la riduzione del canone richiesta comporterebbe un massiccio calo della qualità dell'offerta radiotelevisiva svizzera. Tale riduzione non sarebbe inoltre proporzionale allo sgravio finanziario annuo per famiglie e imprese, hanno spiegato i relatori commissionali Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi/GE) e Martin Candinas (Centro/GR).

Iniziativa "irrealistica" e "pericolosa"

Tali argomentazioni sono state riprese dalla maggior parte degli oratori - compresi i consiglieri nazionali ticinesi del PLR, del Centro e della sinistra - intervenuti nei tre giorni di dibattito, i quali hanno definito l'iniziativa "irrealistica" e "pericolosa".

"La SSR è un esempio di federalismo solidale. Anche l'angolo più periferico del Paese, dove si parla una lingua minoritaria, può accedere a contenuti di qualità. Tagliare il canone a 200 franchi significherebbe spegnere una parte importante della nostra diversità linguistica, culturale e informativa", ha dichiarato oggi la consigliera nazionale Greta Gysin (Verdi/TI).

"Si tratta di una tipica iniziativa neoliberista e da motosega", ha rincarato il collega Bruno Storni (PS/TI), secondo il quale "con meno di 1 franco al giorno SRF, RTS, RSI, RTR e Swissinfo creano informazione e approfondimenti in maniera indipendente. La SSR produce e promuove cultura, sport e intrattenimento con un occhio di riguardo alle minoranze".

"Approccio equilibrato" e "SSR non è neutrale"

Di parere opposto Piero Marchesi (UDC/TI): "con l'iniziativa '200 franchi bastano!' si propone un approccio equilibrato. Chi vuole più contenuti li potrà acquistare volontariamente, come già oggi facciamo per tanti altri servizi televisivi. Chi invece vuole semplicemente un servizio pubblico essenziale, vale a dire informazione, approfondimento e coesione nazionale, pagherà un canone obbligatorio ridotto e più equo di 200 franchi". Secondo Marchesi, non è giustificata la paura che ad esempio la RSI sparisca o venga penalizzata. "Il testo dice in modo esplicito che la perequazione finanziaria tra le regioni linguistiche resta garantita".

Tali argomenti sono stati ribaditi dai molti democentristi intervenuti durante il lungo dibattito, nonché da qualche liberale-radicale.

Secondo Lorenzo Quadri (Lega/TI), "l'iniziativa '200 franchi bastano' è un'iniziativa moderata e ragionevole, non è estrema come poteva essere l'iniziativa 'No Billag' che prevedeva l'azzeramento del canone. A suo avviso, "l'informazione SSR non è neutrale; è orientata e spesso apertamente ideologica. Un'ampia maggioranza dei giornalisti si identifica con posizioni di sinistra". Secondo Quadri, la SSR non rispetta quindi gli impegni presi dopo la votazione "No Billag".

Ma alla fine la maggioranza del plenum non ha seguito le argomentazioni del gruppo democentrista.

No anche a controprogetti

Per quanto riguarda l'idea di opporre un controprogetto all'iniziativa, essa è stata a lungo discussa nelle commissioni competenti di entrambe le Camere, venendo tuttavia sempre sconfessata da quella degli Stati. Alla fine è stata quindi abbandonata anche dalla Commissione delle telecomunicazioni del Nazionale, che ha rinunciato tout court a formulare una controproposta.

Di tutt'altro parere l'UDC: il principale partito svizzero è fermamente convinto che un controprogetto indiretto volto a rendere più efficiente il servizio pubblico radiotelevisivo debba essere adottato a tutti i costi dal Parlamento. Il consigliere nazionale Benjamin Fischer (UDC/ZH), che ha chiesto di rinviare il dossier alla commissione incaricandola di elaborare una controproposta, ha sottolineato invano come la SSR si stia allontanando sempre più dal suo mandato, occupando il terreno dei media privati. Ma al voto la sua proposta è stata bocciata per 106 a 82 e 4 astenuti.

Dal canto suo, anche il PS - per bocca di Jon Pult (PS/GR) - avrebbe voluto un controprogetto, questa volta diretto, per finanziare la radio e la televisione attraverso un fondo indipendente alimentato dall'IVA. Secondo Pult, la SSR non è perfetta, ma è necessaria. Il socialista grigionese ha quindi chiesto al plenum di raccomandare al popolo e ai cantoni di respingere l'iniziativa e di accettare il controprogetto diretto. Ma anche in questo caso la maggioranza non l'ha seguito, bocciando la sua proposta con 126 voti contro 62 e 2 astenuti.

Visti i rapporti di forza al Consiglio nazionale, si è capito subito che sarebbe stato molto difficile che una delle due proposte - sia quella democentrista che quella socialista - potesse ottenere una maggioranza al voto. Il dossier passa ora agli Stati.

CF: 300 franchi entro il 2029

Anche il Consiglio federale si oppone all'iniziativa popolare, ha ricordato il consigliere federale Albert Rösti durante le discussioni. Tuttavia, l'esecutivo propone un controprogetto a livello di ordinanza (che non richiede modifiche di legge, ndr.): il canone verrebbe ridotto a 312 franchi (dagli attuali 335) nel 2027 e poi a 300 franchi nel 2029 per le economie domestiche private.

Per le economie domestiche collettive, come le case di cura, la tassa passerebbe da 670 a 624 franchi nel 2027 e poi a 600 franchi nel 2029. Anche le aziende con un fatturato annuo soggetto a IVA fino a 1,2 milioni di franchi (attualmente 500'000) sarebbero esonerate dal canone, ha precisato Rösti.

Sempre in tema di media, durante questa sessione gli Stati dovranno invece decidere se sostenere maggiormente col canone radio-tivù le emittenti radio e televisive locali, nonché le agenzie di stampa.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 22.09.2025

No a iniziativa "200 franchi bastano", canone calerà comunque

L'iniziativa popolare "200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)" sarà sottoposta a popolo e cantoni con la raccomandazione di respingerla. Dopo quello del Consiglio nazionale in giugno, oggi è infatti giunto anche il "no" dagli Stati.

La bocciatura odierna non significa tuttavia che il canone radiotelevisivo resterà agli attuali 335 franchi. Il Consiglio federale ha infatti già annunciato la volontà di ridurre, a livello di ordinanza, il canone per le economie domestiche a 300 franchi annui e di esentare dall'obbligo di pagare la tassa di ricezione le imprese con un fatturato annuo soggetto a IVA fino a 1,2 milioni di franchi. Ciò concerne l'80% delle imprese soggette all'IVA, ha sottolineato Marianne Maret (Centro/VS) a nome della commissione.

Come ricordato dalla vallesana, la proposta del Consiglio federale ridurrebbe di 270 milioni gli introiti della SSR derivanti dal canone, attualmente pari a 1,3 miliardi. L'iniziativa popolare, invece, ne dimezzerebbe l'ammontare, portandolo a 630 milioni.

L'approvazione dell'iniziativa metterebbe dunque la SSR in una situazione finanziaria critica, già segnata dal calo delle entrate pubblicitarie. A farne le spese sarebbe soprattutto l'informazione regionale, ha avvertito Maret. "Se la cronaca delle periferie - da Neuchâtel al Giura, dal Vallese a Glarona e ai Grigioni - sparisce dal racconto mediatico, si radicherà una giustificata sfiducia nella politica", ha sottolineato Baptiste Hurni (PS/NE).

Maret ha poi ammesso che il canone radiotelevisivo svizzero è, nel confronto internazionale, particolarmente elevato. Ciò si spiega però in larga parte con il nostro multilinguismo. Se la Svizzera fosse uno Stato monolingue, i costi di produzione della SSR sarebbero inferiori di circa il 40%, ha sostenuto.

Thierry Burkart (PLR/AG) ha posto l'accento sulla ristrutturazione in corso alla SSR, sottolineando come i tagli ai programmi e i licenziamenti siano scelte spiacevoli ma inevitabili. Secondo l'argoviese, la SSR resta indispensabile, ma deve essere più efficiente. "La rotta è tracciata - ha osservato - e confido che sarà seguita fino in fondo. In caso contrario, la politica potrebbe rivedere il proprio giudizio su iniziative analoghe in futuro".

Il ministro delle comunicazioni Albert Rösti non ha nascosto che con l'iniziativa l'offerta giornalistica della SSR rischierebbe di essere fortemente ridimensionata, con vuoti difficilmente colmabili da altri media. A trarne vantaggio, ha spiegato il consigliere federale democentrista, sarebbero soprattutto le piattaforme a pagamento svizzere e i servizi di streaming internazionali, che offrirebbero pochi o nessun contenuto relativo alla Svizzera.

Carlo Sommaruga (PS/GE) ha ricordato come la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI) sostenga diverse avvenimenti culturali in Ticino. L'azienda ha un ruolo molto importante: contrariamente a Ginevra o Zurigo, infatti, nel cantone sudalpino non ci sono riserve nel settore privato per sostituirsi alla RSI, ha detto il socialista.

Replicando a Sommaruga, Marco Chiesa (UDC/TI) ha sottolineato come in Ticino ci sia insoddisfazione rispetto al servizio pubblico fornito dalla RSI. Il democentrista ha parlato di conflitto perenne tra la destra e l'azienda radiotelevisiva, evidenziato anche dal fatto che l'ex direttore generale è "magicamente" diventato parlamentare della sinistra in Gran Consiglio. Per il democentrista - che ha definito l'iniziativa "assolutamente sostenibile" - questi sono i punti da migliorare.

Fabio Regazzi (Centro/TI) ha da parte sua ricordato, sempre rispondendo a Sommaruga, che delle 126 mila firme raccolte dagli iniziativisti, ben 30 mila sono arrivate dal Ticino. Il ticinese ha poi denunciato il fatto che anche le imprese sono sottoposte al canone. Per gli imprenditori, che pagano già la tassa come privati cittadini, si tratta di una doppia imposizione, ha dichiarato.

A suo avviso la proposta del Consiglio federale di esentare l'80% delle imprese è insufficiente. Andrebbero esentare tutte, ha affermato Regazzi sostenendo che i mancati introiti per la SSR, 180 milioni, sarebbero sopportabili. A termine sarebbero oltretutto compensati, grazie con l'aumento demografico e con il fatto che sempre più persone vivono da sole.

La questione più importante resta però cosa la SSR debba offrire, ha sottolineato Esther Friedli (UDC/SG). "Il servizio pubblico deve finanziare show di intrattenimento girati su isole svedesi, o deve concentrarsi principalmente sulla diffusione di notizie e informazioni?", si è chiesta la sangallese.

Friedli ha poi detto di sostenere l'iniziativa popolare, ma di non voler chiedere formalmente il voto agli Stati poiché, ha affermato, "ci sarà un voto popolare e un ampio dibattito pubblico su quanto i cittadini siano disposti a pagare per radio e televisione, e su cosa debba essere offerto". Visto che anche Chiesa e Regazzi hanno rinunciato a domandare il voto, l'iniziativa popolare è stata bocciata in modo tacito.

Cosa chiede l'iniziativa

Come la sua denominazione lo lascia intuire, l'iniziativa popolare "200 franchi bastano!" chiede di ridurre il canone radio-televisivo a 200 franchi all'anno. La proposta, lanciata da UDC, Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e giovani liberali-radicali, chiede anche di esentare le società e le imprese dal pagamento del canone. La ripartizione dei proventi alle emittenti radiofoniche e televisive private rimarrebbe invariata.

L'iniziativa "200 franchi bastano!" segue quella chiamata "No Billag", che intendeva abolire tout court la tassa di ricezione, e che nel marzo 2018 fu sonoramente respinta dal 71,6% dei votanti e da tutti i cantoni.