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24.317 · Iniziativa cantonale · 2024-09-03

Parlamento

Liquidato

Wortlaut

Il Gran Consiglio della Repubblica e Cantone di Ginevra,

visto l’articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale del 18 aprile 1999;

visto l’articolo 115 della legge del 13 dicembre 2002 sul Parlamento;

visto l’articolo 156 della legge del 13 dicembre 1985 concernente il regolamento del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone di Ginevra,

considerando

- che la prima convenzione internazionale volta a regolamentare la caccia alle balene fu conclusa a Ginevra nel 1931 sotto l’egida della Società delle Nazioni;

- che in seguito alla moratoria internazionale decretata dalla Commissione baleniera internazionale la caccia alle balene a scopi commerciali è vietata dal 1986;

- che nel 2014 la Corte internazionale di giustizia ha condannato il Giappone per aver violato tale divieto nell’Antartico;

- che nel 2019 il Giappone ha lasciato la Commissione baleniera internazionale per riprendere la caccia alle balene a scopi commerciali;

- che se per diversi secoli, in un’epoca in cui la caccia alle balene era considerata un atto di valore, la tradizione baleniera nipponica ha svolto un ruolo importante per l’approvvigionamento dell’arcipelago, dagli anni Sessanta il consumo di carne di balena da parte della popolazione giapponese è in forte calo;

- che l’Agenzia giapponese della pesca ha deciso di estendere la caccia alla balenottera comune, uno dei più grandi mammiferi del pianeta, nonché specie minacciata;

- la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, firmata anche dalla Svizzera e dal Giappone, e le relazioni diplomatiche improntate all’amicizia e al rispetto reciproco che i due Stati intrattengono da più di 150 anni;

- le convenzioni intergovernative sul diritto del mare concernenti la diversità biologica e il commercio delle specie marine e i trattati sulla protezione della biodiversità fuori dalle zone sotto giurisdizione nazionale;

- che Paul Watson, cofondatore dell’ONG Sea Shepherd, organizzazione che si batte per la conservazione dei mari, è stato arrestato dalle autorità danesi lo scorso 21 luglio in Groenlandia, in esecuzione di un mandato d’arresto internazionale emesso dal Giappone, con l’accusa di aver danneggiato una baleniera e ferito un membro del suo equipaggio con il lancio di una bomba maleodorante;

- che Paul Watson, il quale contesta tali accuse, ha 73 anni e in Giappone è passibile di una pena detentiva di una quindicina di anni;

- che con il suo agire determinato ma pacifico, Paul Watson ha contribuito a salvare migliaia di cetacei dagli arpioni esplosivi lanciati dalle baleniere che cacciano nelle aree protette internazionali;

- che il relatore speciale delle Nazioni Unite sui difensori dell’ambiente è preoccupato per le crescenti minacce che gravano su coloro che si battono in difesa dell’ambiente e il pericolo che tale repressione rappresenta per la democrazia e i diritti dell’uomo,

chiede all’Assemblea federale

- di richiamare il Giappone al rispetto dei suoi obblighi in materia di protezione della biodiversità marina e a ritirare la sua domanda di estradizione del capitano Paul Watson;

- di vigilare sul rispetto da parte degli Stati interessati dei presupposti procedurali volti a garantire lo svolgimento di un processo equo, segnatamente del diritto di difesa.

Begründung

L’arresto di Paul Watson da parte delle autorità danesi, avvenuto il 21 luglio scorso, ha scatenato indignazione a livello mondiale e ha sollevato interrogativi sulla caccia alle balene praticata a scopi commerciali. Paul Watson è attualmente detenuto in un carcere della Groenlandia in attesa di una decisione governativa su una sua eventuale estradizione in Giappone.

In quanto membro della Commissione baleniera internazionale e chiaramente contraria alla caccia alle balene, la Svizzera ha il dovere di prendere posizione e di agire nell’ambito delle sue prerogative.

Fermato dalle autorità danesi il 21 luglio a Nuuk, in Groenlandia, mentre attraccava la sua nave per fare rifornimento, Paul Watson è stato posto in detenzione. Sebbene la sua difesa abbia fatto ricorso e lui stesso contesti l’arresto, il 15 agosto il tribunale di Nuuk ha deciso di prolungare la sua carcerazione fino al 5 settembre.

Ritenendo che la detenzione sia illegale, poiché basata su fatti fallaci, l’attivista e i suoi avvocati si sono appellati all’Alta Corte della Groenlandia. Al fine di garantire la presenza dell’interessato al momento della decisione sulla sua estradizione, l’Alta Corte non ha tuttavia revocato la decisione. Il ministero danese non intravvede violazioni del diritto internazionale.

Numerose manifestazioni si sono svolte a Ginevra e in tutto il mondo, a sostegno dell’attivista e per sottolineare il carattere controverso della sua detenzione. L’arresto ha fatto seguito a un avviso rosso diramato nel 2012 da Interpol su richiesta del Giappone, relativo a fatti avvenuti il 10 e il 15 febbraio 2010 durante una campagna condotta dall’associazione di Paul Watson contro la nave Shonan Maru 2. Un’imbarcazione dell’ONG Sea Shepherd ha intercettato la nave baleniera giapponese e Paul Watson avrebbe lanciato una bomba maleodorante contro un membro dell’equipaggio e arrecato danni materiali alla nave.

La maggior parte dei Paesi europei, tra cui Svizzera, Francia e Paesi Bassi, aveva implicitamente ignorato l’avviso di Interpol e considerava che Paul Watson potesse spostarsi indisturbato. Come spiegato dal difensore dell’attivista, l’avvocato Jean Tamalet, l’arresto sarebbe il risultato di una macchinazione. L’avviso rosso era infatti stato revocato circa un anno fa, lasciando quindi Paul Watson libero di viaggiare senza il rischio di essere arrestato. Nel marzo 2024, tuttavia, poco prima del varo di una sua nuova nave baleniera, il Giappone ha spiccato con discrezione un nuovo mandato di arresto. Secondo la difesa di Paul Watson, l’emissione del nuovo mandato di arresto sarebbe illegale e contraria ai trattati internazionali sui diritti dell’uomo.

La difesa di Watson contesta anche il fatto che non le sia stato permesso di parlare con il detenuto, che non le sia stato consentito di diffondere un video che sosterrebbe l’innocenza del suo assistito e che durante l’udienza a Paul Watson non sia stato concesso un interprete.

Il marinaio di 73 anni rischia l’estradizione in Giappone, ciò che per lui comporterebbe gravi conseguenze: molto probabilmente, infatti, verrebbe condannato a una pena fino a 15 anni di reclusione.

La difesa di Paul Watson considera che questa situazione sia dovuta a motivazioni politiche piuttosto che giuridiche, e reputa che l’arresto di Watson sia un pretesto per interrompere la campagna dell’attivista, divenuto un simbolo della difesa ambientale a livello internazionale.

Con Norvegia e Islanda, il Giappone è uno degli ultimi tre Stati che continuano a praticare la caccia alle balene. Nel 2019 ha lasciato la Commissione baleniera internazionale, eludendo in tal modo una moratoria che gli avrebbe impedito di continuare le attività di caccia alle balene, vietate dal 1986.

Nel 2014 il Giappone è stato condannato dalla Corte internazionale di giustizia per aver continuato a cacciare balene con il pretesto di effettuare ricerche scientifiche. Oggi il Giappone autorizza apertamente la caccia alle balene a scopo commerciale e ha deciso di estendere la caccia anche alle balenottere, specie minacciata di estinzione.

Sebbene un tempo il consumo di balene fosse più diffuso, oggi questi grandi mammiferi marini vengono cacciati più per motivi culturali che per scopi alimentari. Il consumo di carne di balena in Giappone è in effetti in calo da diversi decenni, ma questo non ha impedito una forma di accanimento politico nei confronti degli oppositori di tale pratica.

La Svizzera, e in particolare Ginevra, è strettamente legata alla protezione dei grandi mammiferi marini. Il 24 settembre 1931, sotto l’egida della Società delle Nazioni, si tenne la prima convenzione internazionale per regolamentare la caccia alle balene. Molti anni dopo, nel 2014, da Ginevra è giunto un nuovo segnale in favore della protezione dei cetacei: a sostegno della condanna del Giappone emessa dalla Corte internazionale di giustizia, la professoressa di diritto internazionale all’Università di Ginevra Laurence Boisson de Chazournes ha affermato, in qualità di consulente e avvocata del caso che, come sostenuto dalla Corte, il Giappone stava mascherando sotto falsi pretesti una caccia a scopi commerciali, visto che i criteri della ricerca scientifica non erano soddisfatti. La Svizzera, come la Danimarca, è un membro di lunga data della Commissione baleniera internazionale, agisce in qualità di mediatore affidabile e sostiene le misure di protezione delle balene.

Numerose personalità politiche, tra cui il presidente della Repubblica francese per citarne uno, si sono espresse pubblicamente a favore del ritiro della richiesta di estradizione nei confronti di Paul Watson.

Considerando che il Giappone non sembra voler abbandonare le sue attività di caccia alle balene, la Svizzera deve considerarsi legittimata a prendere posizione. Più che un caso individuale, la questione riguarda il futuro dei fondali marini e riveste un carattere simbolico nella lotta alla distruzione della biodiversità da parte dell’essere umano.

Al di là del contesto legato alla caccia alle balene, va notato che numerose organizzazioni, così come il relatore speciale delle Nazioni Unite sui difensori dell’ambiente Michel Forst, hanno recentemente evidenziato le crescenti minacce che gravano sui difensori dell’ambiente e il pericolo che questa repressione rappresenta per la democrazia e i diritti umani.

Per questi motivi, il nostro Paese ha il dovere di ricordare al Giappone, con cui intrattiene relazioni cordiali basate sul rispetto reciproco, i suoi impegni per la tutela della biodiversità marina, invitandolo in particolare a ritirare la richiesta di estradizione nei confronti di Paul Watson.

La difesa delle specie minacciate non è un reato. Paul Watson va liberato | Lexipedia | Lexipedia