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L'Arabia Saudita assume la presidenza della Commissione dell'ONU sulla condizione delle donne

24.3414 · Interpellanza · 2024-04-16

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Lo stesso Paese in cui attiviste e attivisti per i diritti delle donne rischiano la pena di morte e in cui alle donne è consentito guidare un’automobile solo dal 2018 presiede ora una commissione ufficiale dell’ONU incaricata di migliorare la posizione giuridica della donna a livello mondiale. Proprio l’Arabia Saudita, una monarchia assoluta in cui la casa reale governa con il pugno di ferro e, applicando la dottrina del wahhabismo, rappresenta un Islam sunnita radicale, che il regime saudita esporta in tutto il mondo facendo leva sul peso economico del Paese. Erigere gli islamisti radicali sauditi a paladini dei diritti delle donne: un semplice scivolone, come può talvolta capitare in qualsiasi sistema? Purtroppo no. Regolarmente le nomine in seno agli organismi delle Nazioni Unite fanno scuotere la testa e suscitano incomprensione nei Paesi occidentali. Per esempio, il Consiglio dei diritti umani dell’ONU è composto per la maggior parte da Paesi in cui, per usare un eufemismo, i diritti umani non vengono esattamente osservati con rigore. All’interno di istituzioni dell’ONU emergono sempre più spesso casi di corruzione e nepotismo. L’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Medio Oriente (UNRWA), attiva a Gaza, impiegava combattenti di Hamas e diffondeva libri scolastici antisemiti.

Tra gli Stati europei membri della Commissione dell’ONU sulla condizione delle donne c’è anche la Svizzera. Sorprende che i rappresentanti della Confederazione non si siano opposti alla candidatura dell’Arabia Saudita. Nel 2022 la Svizzera ha versato in tutto circa 1,07 miliardi di dollari in contributi obbligatori e volontari a favore del sistema ONU.

In che modo il Consiglio federale giustifica la mancata opposizione della Svizzera a tale nomina, e come può un regime così ingiusto essere seriamente considerato un alfiere dei diritti delle donne?

Qual è la posizione della Confederazione nei confronti delle donne che percepiscono questa decisione come un vero e proprio schiaffo?

Alla luce di quanto precede, come si giustifica l’adesione a simili organismi delle Nazioni Unite e all’ONU in generale?

Stellungnahme des Bundesrates

La presidenza dell’ufficio della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione delle donne (CSW) è assegnata a rotazione tra i cinque gruppi geografici degli Stati membri dell’ONU. Per la 69a sessione (2025) l’Arabia Saudita ha presentato la sua candidatura all’interno del Gruppo degli Stati dell’Asia e del Pacifico. La Svizzera è stata membro della CSW solo fino alla 68a sessione e quindi non aveva diritto di voto per l’elezione dei membri dell’ufficio della 69a sessione. I diritti delle donne sono un tema prioritario nell’ambito della diplomazia svizzera dei diritti umani. La Svizzera si impegna a promuovere i diritti delle donne e la parità di genere nel quadro della CSW e di altri organismi multilaterali. Allo stesso tempo, la Svizzera si adopera a rispettare il principio dell’universalità ed è lo Stato ospite di numerose organizzazioni internazionali, motivo per cui collabora con tutti i membri dell’ONU. Il Consiglio federale ritiene che le organizzazioni internazionali debbano continuare a essere piattaforme che consentono il dialogo con tutti gli Stati, soprattutto con quelli che presentano lacune nel rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle donne. Inoltre, l’esclusione di alcuni Stati dalle organizzazioni internazionali danneggerebbe il multilateralismo e la Svizzera in quanto Stato ospite.