24.3442 · Interpellanza · 2024-04-17
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Il 9 aprile 2024 le Anziane per il clima hanno ottenuto la condanna della Svizzera dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte). La Corte ha stabilito che il diritto a vivere in un ambiente sano costituisce un diritto umano. Questa decisione storica è un prezioso punto d’appoggio per la necessaria transizione ecologica, con investimenti adeguati, e vale per la Svizzera e tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa. La Svizzera è libera di determinare democraticamente come conseguire la neutralità carbonica ma deve essere coerente con gli impegni presi (in particolare l’Accordo di Parigi).
C’è chi ritiene che la Corte si sia spinta troppo oltre. Alcuni commentatori esigono che la Svizzera denunci la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), ratificata dal nostro Paese nel 1974: in tal modo la nostra popolazione non sarebbe più soggetta alla giurisdizione della Corte.
La Corte di Strasburgo (in cui siede un giudice svizzero) è tuttavia l’unica giurisdizione internazionale che la popolazione svizzera può adire dopo avere esaurito le vie di ricorso interne. Il 25 novembre 2018 il Popolo svizzero ha ribadito il suo sostegno al diritto internazionale respingendo l’iniziativa popolare «Il diritto svizzero anziché giudici stranieri». Svariate decisioni rafforzano la protezione della popolazione, ad esempio dall’amianto, o l’assistenza medica adeguata delle persone condannate a misure d’internamento per ridurre il rischio di recidiva.
Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:
Quali sono stati i cambiamenti di legge e/o prassi più sostanziali conseguenti a sentenze della Corte nei confronti della Svizzera?
Sull’insieme delle condanne pronunciate dalla Corte nei confronti dei 46 Stati membri del Consiglio d’Europa, qual è (in assoluto e in percentuale) la quota di decisioni di condanna della Svizzera?
Come valuta il contributo della Corte al rafforzamento dei diritti umani, al rispetto dello Stato di diritto in Svizzera nonché alla stabilità dei regimi democratici dei membri del Consiglio d’Europa?
Cosa succederebbe se la Svizzera denunciasse la CEDU e la popolazione svizzera non fosse più soggetta alla sua giurisdizione?
Stellungnahme des Bundesrates
Per quanto riguarda l’importanza e l’influenza della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU; RS 0.101) si rinvia al rapporto del Consiglio federale «Esperienze e prospettive a 40 anni dall’adesione della Svizzera alla CEDU» del 19 novembre 2014 in adempimento del postulato Stöckli 13.4187 del 12 dicembre 2013 (FF 2015 355, 380 segg.). Un’analisi aggiornata sarà all’occorrenza presentata con il rapporto in adempimento del postulato Cottier 24.3343 del 15 marzo 2024 «Cinquantenario dell'adesione della Svizzera alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Bilancio, sfide e prospettive», che il Consiglio federale ha proposto di accogliere. Tra il 1959 e il 2023 la Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) ha constatato una violazione in 22 676 sentenze, 138 delle quali riguardavano la Svizzera (cfr. le statistiche della Corte EDU, Violations par article et par État 1959-2022, www.echr.coe.int > Statistiques > Toutes les analyses statistiques > Recherche > Stats_violation_1959_2022_FRA; Violations par article et par État 2023, www.echr.coe.int > Statistiques > Toutes les analyses statistiques > Recherche > Stats violation 2023 FRA). Ciò corrisponde a una quota dello 0,61 per cento (arrotondato alla seconda cifra decimale).Il Consiglio federale ha valutato l’importanza e l’influenza della CEDU e della giurisprudenza della Corte EDU nel citato rapporto sul quarantenario dell’adesione della Svizzera alla CEDU, in cui ha osservato che non tutte le sentenze della Corte EDU sono state accolte con entusiasmo e che occorre prendere sul serio le critiche alla giurisprudenza della Corte EDU. Nel complesso il Consiglio federale è tuttavia giunto alla conclusione che la CEDU ha rafforzato e consolidato lo Stato di diritto anche in Svizzera e, in quanto strumento europeo della libertà e dello Stato di diritto, contribuisce alla stabilità degli ordinamenti giuridici e statali nei Paesi che circondano la Svizzera (FF 2015 355, 357, 403; cfr. anche la risposta del Consiglio federale all’interpellanza 13.3237 Brunner «Denuncia della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali», n. 3./4.). L’analisi sarà all’occorrenza aggiornata con il citato rapporto sul cinquantenario dell’adesione della Svizzera alla CEDU (si veda la risposta alla domanda 1). Il Consiglio federale si è espresso in merito alla denuncia della CEDU e alla riadesione immediata con la formulazione di una riserva nella risposta alle mozioni 21.3397 del Gruppo dell’Unione democratica di Centro «CEDU. Non più esporre la Svizzera a condanne in applicazione di un'interpretazione eccessiva dell'articolo 8 (rispetto della vita privata e familiare)» e 14.4248 Stamm «Denuncia della CEDU e riadesione immediata con riserva». In precedenza aveva preso posizione in merito a una denuncia della CEDU nella risposta all’interpellanza 13.3237 Brunner «Denuncia della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali» e nel citato rapporto sul quarantenario dell’adesione della Svizzera alla CEDU. Il Consiglio federale rinvia a queste considerazioni.