24.3513 · Mozione · 2024-05-30
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di denunciare il prima possibile la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU).
Begründung
Nel 2016, l’associazione «Anziane per il clima Svizzera» e alcuni privati, con il sostegno di Greenpeace, hanno interposto un ricorso presso il DATEC censurando le apparenti omissioni della Confederazione nell’ambito della protezione del clima. Nel 2017 il DATEC non è entrato in materia sul ricorso. Rispettivamente nel 2018 e nel 2020 il Tribunale amministrativo federale (TAF) e il Tribunale federale (TF) hanno respinto nella loro integralità i ricorsi interposti contro questa decisione. Il TF ha osservato che per attuare le loro richieste i ricorrenti dovevano optare per la via politica, non quella giudiziaria. Il 9 aprile 2024 la Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) ha giudicato che la politica climatica della Svizzera aveva, apparentemente, violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare e il diritto a un processo equo previsti dalla CEDU.Le decisioni della Corte EDU e i principi da essa stabiliti valgono per tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa. Ciò non costituiva alcun problema fintanto che la Corte interpretava la CEDU in senso stretto considerandola un mezzo per difendersi dallo Stato. La situazione è tuttavia cambiata. Per i giudici di Strasburgo la CEDU è uno «strumento vivente», che continuano a sviluppare e da cui da lungo tempo fanno costantemente derivare nuovi diritti. La Corte EDU quindi non si limita più a proteggere il nucleo centrale dei diritti dell’uomo, ma va ben oltre: vuole far evolvere il diritto per tutta l’Europa. E contro queste sentenze non c’è un correttivo (NZZ, 12 aprile 2024).La missione primaria della Corte EDU sarebbe proteggere i cittadini dagli interventi abusivi dello Stato: impedire gli arresti arbitrari, i trattamenti indegni in carcere, la censura, le ingerenze nella vita familiare e così via. È un compito meritevole, e la Corte ha fatto molte buone cose in questo ambito. Ma invece di concentrarsi sulla protezione delle garanzie fondamentali in materia di diritti dell’uomo, i giudici di Strasburgo mirano più in alto. La Corte EDU si è infatti prefissata l’obiettivo dichiarato di interpretare la CEDU in maniera moderna e «progressiva» e di creare un ordine pubblico europeo su temi delicati di politica sociale, dall’aborto all’eutanasia, passando dall’orientamento sessuale e dal congedo parentale. La Corte EDU si considera competente anche per le questioni sociali, finanziarie e ambientali, a cui si aggiunge ora il clima mondiale. … La Corte, come dimostra chiaramente la sentenza sul clima, vuole svolgere un ruolo storico e non esita a ignorare la sovranità degli Stati parte. Crea obblighi ai quali gli Stati parte alla CEDU non hanno acconsentito. Agisce al di fuori del suo perimetro di competenza. Tale arroganza è tanto più preoccupante in quanto non esiste alcun contrappeso istituzionale alle decisioni della Corte, nessun correttivo contro le sue decisioni. Oggi si tratta del clima, domani potranno essere ad esempio la sanità o la sicurezza globali. A prescindere dalle proprie opinioni sulla protezione del clima, lasciare i tribunali decidere le questioni politiche equivale a scardinare la democrazia. I giudici devono applicare il diritto, non crearlo (NZZ, 25 aprile 2024).Nel 1974 caldeggiando in Parlamento la necessità di aderire alla CEDU il Consiglio federale affermava che una condanna della Svizzera per violazione dei diritti dell’uomo era inimmaginabile. Intanto la Svizzera è condannata dalla Corte EDU praticamente ogni mese.Visto che i diritti fondamentali garantiti dalla CEDU sono integralmente protetti anche dalla Costituzione federale della Confederazione Svizzera, il Consiglio federale è incaricato di denunciare il prima possibile la CEDU al fine di tutelare lo Stato di diritto liberale e la democrazia diretta svizzeri dagli attacchi istituzionali della Corte EDU.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale ha trattato la sentenza nella causa Verein KlimaSeniorinnen Schweiz e altri contro la Svizzera nella seduta del 28 agosto 2024. Appoggia la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU; RS 0.101) e la partecipazione svizzera al Consiglio d’Europa per i motivi illustrati in risposta alla mozione 21.3397 del Gruppo dell’Unione democratica di Centro «CEDU. Non più esporre la Svizzera a condanne in applicazione di un'interpretazione eccessiva dell'articolo 8 (rispetto della vita privata e familiare)». Inoltre, nella risposta alla mozione 14.4248 Stamm «Denuncia della CEDU e riadesione immediata con riserva» si è espresso in merito alla denuncia della CEDU e una riadesione immediata con la formulazione di una riserva. In precedenza aveva già respinto una denuncia della CEDU nella risposta all’interpellanza 13.3237 Brunner «Denuncia della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali» e nel rapporto «Esperienze e prospettive a 40 anni dall’adesione della Svizzera alla CEDU» del 19 novembre 2014 in adempimento del postulato Stöckli 13.4187 (FF 2015 355). Il Consiglio federale rinvia a queste considerazioni, che restano valide. Sul piano internazionale, una denuncia della CEDU nuocerebbe gravemente alla credibilità politica e alla reputazione della Svizzera, implicherebbe la sua esclusione dal Consiglio d’Europa e il suo isolamento politico (cfr. il rapporto in adempimento del postulato 13.4187 Stöckli, FF 2015 355, 400 e 406). La cooperazione tra i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa nell’ambito dei tre pilastri democrazia, diritti umani e Stato di diritto riveste grande importanza per la Svizzera. Sul piano giuridico occorre sottolineare che anche in caso di denuncia della CEDU resterebbero in vigore il catalogo dei diritti fondamentali della Costituzione federale e altri obblighi di diritto internazionale, il cui contenuto coincide in ampia misura con le garanzie della CEDU (cfr. risposta all’interpellanza 13.3237 Brunner, n. 7). Conformemente all’articolo 32 CEDU, la competenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) si estende a tutte le questioni che le vengono sottoposte in merito all’interpretazione e all’applicazione della Convenzione e dei suoi Protocolli. La giurisprudenza della Corte EDU si è sviluppata nel corso dei decenni. Analogamente ai diritti fondamentali sanciti nella Costituzione federale, anche il contenuto delle garanzie della CEDU può cambiare con l’evolversi della società. La Corte EDU ne tiene conto interpretando in maniera dinamico-evolutiva la Convenzione (cfr. risposta all’interpellanza 13.3237 Brunner, n. 1). Il Consiglio federale riconosce che, per sua natura, lo sviluppo della giurisprudenza della Corte EDU non è stato sotto ogni aspetto prevedibile, critica tuttavia l’interpretazione estensiva della CEDU da parte della Corte EDU nella sentenza Verein KlimaSeniorinnen Schweiz e altri contro la Svizzera. La giurisprudenza non deve estendere il campo d’applicazione della CEDU. Prende quindi sul serio le critiche mosse alla giurisprudenza della Corte EDU. Nel contempo rammenta che diverse sentenze a loro tempo controverse hanno senza dubbio contribuito a consolidare lo Stato di diritto (cfr. rapporto in adempimento del postulato 13.4187 Stöckli, FF 2015 355, 404) e rafforzato la protezione dei diritti individuali e delle libertà fondamentali delle persone in Svizzera (cfr. risposta all’interpellanza 13.3237 Brunner, n. 3./4.). Il Consiglio federale ha pertanto già respinto a più riprese la denuncia della CEDU (cfr. la risposta alla mozione 21.3397 del Gruppo dell’Unione democratica di Centro con rinvii). Inoltre, all’occorrenza analizzerà l’importanza delle sentenze emanate negli ultimi dieci anni dalla Corte EDU nei confronti della Svizzera nel rapporto in adempimento del postulato Cottier 24.3343 del 15 marzo 2024 «Cinquantenario dell'adesione della Svizzera alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Bilancio, sfide e prospettive», che ha proposto di accogliere. La giurisprudenza della Corte EDU non ha peraltro comportato un gran numero di condanne. Tra gli 8721 ricorsi registrati contro la Svizzera, la Corte EDU o il Comitato dei Ministri ha constatato una violazione della CEDU in 146 casi (statistica dell’Ufficio federale di giustizia, stato al 1° maggio 2024). Ciò corrisponde a una quota dell’1,65 per cento (arrotondato alla seconda cifra decimale).
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.