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24.3548 · Postulato · 2024-06-10

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di esaminare e riferire se e in che modo l’impegno della Svizzera, in particolare per la pace in Sudan, sia aumentato o cambiato dopo la crescente escalation nella regione. Dovrebbe inoltre soffermarsi sulle modalità con le quali la Confederazione protegge e sostiene l’elevato numero di profughi e spiegare come garantisca che la piazza commerciale svizzera non venga impiegata come mercato di sbocco o di trasbordo per le materie prime estratte in Sudan. L’obiettivo in primis è mostrare come la Confederazione garantisca che il mercato svizzero non contribuisca a finanziare la guerra civile in Sudan.

Begründung

La situazione in Sudan si è ulteriormente deteriorata negli ultimi mesi. Si profila una catastrofe umanitaria. La guerra civile scoppiata nel 2023 tra l’esercito sudanese e le Rapid Support Forces (RSP) ha già causato oltre 6,8 milioni di sfollati, e 18 milioni di persone sono minacciate dallo spettro della fame. Entrambe le parti in conflitto sono accusate di crimini di guerra. Il Sudan è anche un Paese ricco di risorse naturali: oltre al petrolio e all’oro, infatti, il Paese è responsabile di circa l’80 per cento della produzione mondiale di gomma arabica. Poiché la Svizzera riveste un ruolo centrale soprattutto nel commercio mondiale dell’oro, c’è il rischio che le aziende che operano nel Paese si riforniscano e commercino materie prime dal Sudan, sostenendo così le parti in conflitto. Come si legge sul sito del DFAE, la Svizzera è già attiva in Sudan, in particolare nei settori della sicurezza alimentare, dell’aiuto d’emergenza e della protezione della popolazione civile.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale è preoccupato per la situazione umanitaria in Sudan. Si impegna a favore della pace e di una soluzione politica del conflitto, del miglioramento della situazione umanitaria e della protezione della popolazione civile, nonché di un’adeguata politica di sanzioni nei confronti del Sudan. La Divisione Pace e diritti umani della Segreteria di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) utilizza gli strumenti della diplomazia di pace per promuovere il dialogo diretto tra le parti coinvolte. L’inviato speciale per il Corno d’Africa si occupa anche della crisi in Sudan, è in contatto con entrambe le parti in conflitto e offre i buoni uffici della Svizzera. Nell’agosto del 2024 la Svizzera ospiterà i colloqui per il cessate il fuoco guidati dagli Stati Uniti e fornirà le competenze necessarie. Nell’ambito del Consiglio di sicurezza dell’ONU si impegna costantemente per un cessate il fuoco e per il rispetto del diritto umanitario internazionale, per l’accesso umanitario e per il ritorno a un processo democratico in Sudan. Nel marzo del 2024 ha convocato una riunione di emergenza insieme alla Guyana e ha richiamato l’attenzione sull’imminente minaccia di una carestia. Dallo scoppio della guerra, nell’aprile del 2023, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha incrementato notevolmente gli aiuti umanitari e ha stanziato 83 milioni di franchi per la protezione e l’approvvigionamento della popolazione bisognosa con generi alimentari, acqua potabile, impianti igienico-sanitari e alloggi. Di questi fondi circa un terzo è destinato al Sudan e due terzi ai Paesi limitrofi interessati, in cui i profughi cercano protezione. La crisi in Sudan provoca grandi movimenti di profughi. Con le sue misure, la Svizzera contribuisce ad alleviare le conseguenze della guerra nel Paese e nella regione. Per quanto riguarda le materie prime provenienti dal Sudan, in particolare l’oro, e la mancanza di trasparenza delle catene di valore, il Consiglio federale rimanda alla sua risposta alla domanda 23.7312 Molina «La guerra in Sudan è finanziata dal commercio dell’oro di cui beneficia anche la Svizzera?». In base alla Statistica del commercio estero svizzero, da diversi anni le importazioni dirette dal Sudan sono praticamente inesistenti. Il Consiglio federale è consapevole del ruolo della Svizzera nel commercio globale delle materie prime e negli ultimi anni ha adottato diverse misure per aumentare la trasparenza in questo settore e rafforzare gli obblighi di diligenza delle imprese per quanto riguarda minerali e metalli provenienti dalle regioni di conflitto. Dal gennaio del 2021 le imprese svizzere attive nel settore estrattivo sono quindi tenute a comunicare i pagamenti alle autorità nazionali. Nel gennaio del 2022 sono entrate in vigore le nuove disposizioni del Codice delle obbligazioni, secondo cui le aziende che importano o lavorano stagno, tungsteno, tantalio e oro provenienti da regioni a rischio devono garantire, lungo l’intera catena di fornitura, di non contribuire al finanziamento di conflitti o al lavoro minorile. Nel novembre del 2023 il Consiglio federale ha effettuato una raccolta di dati sull’importanza economica del commercio delle materie prime in Svizzera. I primi risultati sono attesi per il 2025.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.