Ennesima adozione automatica delle sanzioni UE nei confronti della Russia. La Svizzera ritorni alla neutralità!
25.3047 · Interpellanza · 2025-03-05
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Il Dipartimento DEFR ha annunciato che la Svizzera ha deciso di adottare il 16° pacchetto di sanzioni dell'UE nei confronti della Russia. Tale decisione segue una linea politica ormai consolidata, per cui il nostro Paese si limita ad accodarsi alle scelte dell'UE senza un'autonoma valutazione dell'opportunità e delle conseguenze di tali misure per la Svizzera.
Il Consiglio federale, pur ribadendo a parole la neutralità svizzera, nei fatti ha ormai assunto un atteggiamento di totale allineamento alle posizioni dell'UE. Il principio di neutralità non è solo una questione simbolica, bensì un pilastro della politica estera svizzera che ha garantito stabilità, credibilità e capacità di mediazione nei conflitti internazionali. Con l'adozione sistematica delle sanzioni europee, la Svizzera - che è stata classificata dalla Russia come "Paese ostile"- si pone sempre più come parte di un blocco, minando la propria autonomia decisionale e la sua tradizionale posizione di terzietà.
Ora, con il riposizionamento della nuova amministrazione Trump, che sta rivedendo il proprio impegno nei confronti del conflitto in Ucraina, si apre uno spazio di riflessione e di riadattamento anche per la Svizzera. Continuare a seguire acriticamente le decisioni di Bruxelles rischia di precludere qualsiasi possibilità di un ruolo attivo della Confederazione nel favorire il dialogo e la pace.
Alla luce di quanto sopra, si chiede al Consiglio federale:
Per quale motivo la Svizzera continua ad adottare automaticamente le sanzioni UE invece di sfruttare l’attuale contesto internazionale per rivedere la propria posizione e recuperare un profilo più neutrale?
Come giustifica la sua politica di allineamento con l’UE, considerando il mutato atteggiamento degli Stati Uniti e il rischio di compromettere il ruolo storico della Svizzera come mediatore?
Quali passi concreti intende intraprendere per recuperare la credibilità della Svizzera come paese neutrale e promotore della pace?
Ha valutato le ripercussioni di questa politica sulla capacità della Svizzera di offrire i propri buoni uffici in futuro?
La Svizzera intende sviluppare criteri indipendenti per l’adozione di sanzioni o continuerà a seguire automaticamente le decisioni di Bruxelles senza un’autonoma analisi?
Non crede che questa decisione possa, in qualche modo, compromettere le relazioni economiche che la Svizzera intrattiene con gli USA?
Stellungnahme des Bundesrates
1. e 5.
Secondo la legge sugli embarghi (LEmb, RS 946.231), la Confederazione può disporre misure coercitive per applicare sanzioni volte a far rispettare il diritto internazionale pubblico, in particolare i diritti dell’uomo, adottate dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) o dai principali partner commerciali della Svizzera, in pratica dall’Unione europea (UE). Come membro dell’ONU, la Svizzera è tenuta ad applicare le sanzioni decretate dal Consiglio di Sicurezza. Il Consiglio federale decide invece caso per caso se la Svizzera debba adottare in toto, in parte o per niente le sanzioni imposte dall’UE. La sua valutazione tiene conto della politica estera, della politica economica esterna e di criteri giuridici. L’adozione delle sanzioni dell’UE si basa su un’analisi approfondita delle misure e del loro impatto. Non si tratta in alcun modo di un automatismo. Vengono presi in considerazione anche aspetti come il ruolo di mediazione della Svizzera e il fatto che le sanzioni possono essere efficaci solo se adottate congiuntamente.
2., 3. e 4.
La Svizzera ha condannato con forza fin dall’inizio l’aggressione della Russia contro l’Ucraina, che viola il diritto internazionale. In generale, e in quanto Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, la Svizzera si impegna a rispettare, rafforzare e promuovere il diritto internazionale, in particolare il diritto internazionale umanitario. Le azioni della Russia rappresentano inoltre una violazione dell’architettura di sicurezza europea, che è basata sulla cooperazione e alla quale ha contribuito anche il nostro Paese. La Svizzera è uno Stato permanentemente neutrale. Secondo il diritto in materia, gli Stati neutrali non possono aderire ad alcuna alleanza militare e non possono fornire supporto militare agli Stati belligeranti. Neutralità non significa tuttavia indifferenza. L’imposizione di sanzioni economiche di fronte a palesi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani è compatibile con la neutralità. La credibilità della Svizzera come Paese neutrale e promotore di pace non risente delle sue prese di posizione quando i valori fondamentali che sostiene vengono violati. Dall’inizio dell’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina, la Svizzera ha offerto i suoi buoni uffici a entrambe le parti e resta pronta a mettere a disposizione le sue competenze. La Svizzera vede anche la sua presidenza dell’OSCE nel 2026 come un’opportunità per lavorare alla stabilità in Europa e fungere da ponte. Questo ruolo non solo riflette il suo impegno per la pace, ma è anche funzionale ai suoi interessi di sicurezza date le attuali sfide geopolitiche.
6.
Il Consiglio federale è convinto che le relazioni economiche con i Paesi affini subirebbero un danno duraturo se la Svizzera non sostenesse le sanzioni contro la Russia. Infatti, qualora agisse da sola, ciò potrebbe suscitare incomprensioni tra i suoi principali partner e avere un impatto potenzialmente negativo sulle sue relazioni commerciali. La Svizzera continuerà a portare avanti i suoi partenariati con un atteggiamento costruttivo all’insegna di valori condivisi.