25.3720 · Interpellanza · 2025-06-19
Dipartimento di giustizia e polizia
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Dall’autunno del 2024 c’è stata una “graduale ripresa” delle espulsioni dei cittadini afghani, limitata a chi commette crimini gravi. Da aprile 2025 il CF ha deciso una “semplificazione della prassi” per uomini soli non vulnerabili. I requisiti necessari affinché si possa procedere ad un allontanamento sono i seguenti: gli uomini non devono avere famiglia in Svizzera, devono essere in buona salute, maggiorenni e disporre di una rete di contatti stabile e solida in Afghanistan per potersi reintegrare socialmente.
Dalla stampa si è appreso che la nuova prassi non ha portato ad espulsioni e addirittura che un migrante espulso ha dovuto essere riportato in Svizzera poiché le autorità afghane gli hanno rifiutato l’accesso all’aeroporto di Kabul. Contestualmente si è pure appreso che la Svizzera ha ricominciato a versare all’Afghanistan aiuti allo sviluppo, per un ammontare di 27 milioni di franchi all’anno.
Chiedo al CF:
Come valuta il CF i risultati della nuova prassi nell’espulsione di migranti afghani che non hanno diritto a rimanere in Svizzera?
Non reputa il CF che i requisiti posti all’espulsione siano eccessivamente elevati, a partire da quello di disporre di “una rete di contatti stabile e solida in Afghanistan per potersi reintegrare socialmente”?
E’ intenzione del CF allentare questi requisiti così da permettere l’espulsione di un numero maggiore di migranti afghani che non hanno diritto all’asilo, e magari commettono pure reati?
Cosa è prioritario per il CF: rendere credibile il diritto d’asilo svizzero evitando abusi a carico del contribuente, o la reintegrazione sociale nel paese d’origine di persone che si trovano illegalmente in Svizzera?
Per quale motivo il CF ha deciso di riattivare gli aiuti allo sviluppo all’Afghanistan, se il suo governo rifiuta di riammettere i propri concittadini che vengono espulsi dalla Svizzera?
E’ intenzione del CF vincolare il versamento degli aiuti alla sottoscrizione di accordi di riammissione da parte del regime di Kabul? Se no, perché?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Dal cambio di prassi, il 14 aprile 2025, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha ordinato l’esecuzione dell’allontanamento verso l’Afghanistan in una ventina di casi. Due decisioni sono già passate in giudicato, mentre gli altri casi sono oggetto di un ricorso presso il Tribunale amministrativo federale (TAF) (stato: 30 giugno 2025). Per le persone che hanno commesso reati gravi o costituiscono un pericolo per la sicurezza interna o esterna della Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento, se ammissibile, è stata ordinata sistematicamente. Da settembre 2024, per la prima volta dalla presa di potere dei talebani nell’agosto 2021, sono stati rimpatriati cinque Afghani rientranti nella suddetta categoria. Una ventina di altre persone è obbligata a lasciare la Svizzera. I preparativi per il loro rinvio proseguono. La SEM esamina costantemente l’attuazione dei rimpatri verso l’Afghanistan. 2.-4. La SEM ha modificato la sua prassi in materia di allontanamento nell’aprile 2025 dopo un esame approfondito della situazione, soprattutto socio-economica, in Afghanistan. Osserva in maniera costante la situazione in loco e, se necessario, modifica la sua prassi in materia di asilo e allontanamento. Per determinare l’esigibilità dell’allontanamento, la SEM deve tenere conto anche della giurisprudenza del TAF. Anche prima della presa di potere dei talebani, l’esecuzione dell’allontanamento sottostava a condizioni molto severe. Secondo la giurisprudenza del TAF, l’esecuzione dell’allontanamento era considerata ragionevolmente esigibile soltanto nelle città di Kabul, Herat e Mazar-i-Sharif. Come già indicato nel parere del 20 novembre 2024 relativo alla mozione 24.4080 Schmid Pascal «Stop alle ammissioni provvisorie generalizzate per gli afghani», la giurisprudenza del TAF prevede che, per determinare l’esigibilità dell’allontanamento, occorre considerare non soltanto la situazione generale in materia di sicurezza, ma anche la situazione economica, sociale e medica in loco. Uno dei criteri è l’esistenza, nel Paese di origine, di una rete di contatti stabile e solida che consenta un reinserimento sociale e professionale. Si tratta di un criterio generale, non specifico a un determinato Paese. 5. Dalla presa di potere dei talebani, nell’agosto 2021, il pluriennale programma svizzero di sviluppo in Afghanistan è stato adeguato alle nuove circostanze ed esigenze. Il programma si concentra attualmente sull’aiuto umanitario, il sostegno alla società civile afghana, soprattutto alle donne e alle ragazze, nonché la sicurezza alimentare nelle regioni rurali. L’ufficio della Direzione dello sviluppo e della cooperazione a Kabul, tornato operativo a marzo 2025, permette alla Svizzera di fornire un sostegno il più efficace possibile alla popolazione bisognosa. 6. La Svizzera dispone di un accordo di riammissione con l’Afghanistan già dal 2006.