Rafforzare l'esecuzione degli allontanamenti. Creare "return hubs" e consentire il rinvio in Paesi terzi sicuri
25.3850 · Mozione · 2025-06-20
Dipartimento di giustizia e polizia
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di modificare le pertinenti disposizioni legali e di adottare tutte le misure necessarie per eseguire rinvii in «return hubs» in Paesi terzi sicuri.
Begründung
Il Consiglio federale considera, giustamente, il settore del ritorno un «elemento chiave» di una politica d’asilo credibile (24.4127). Tuttavia, nonostante la Svizzera abbia concluso 67 accordi nell’ambito del ritorno, moltissimi rinvii nel Paese d’origine o di provenienza falliscono.
Le espulsioni sono complesse, lunghe e costose, eppure spesso falliscono. I motivi sono molteplici: richiedenti l’asilo renitenti, mancanza di documenti di viaggio, Paesi d’origine non cooperativi o identità non accertata – il solo ottenimento dei documenti può richiedere più di un anno. A ciò si aggiunge un’applicazione estensiva dell’ammissione provvisoria, che ogni anno accorda un diritto di soggiorno a migliaia di richiedenti l’asilo respinti. Questa prassi abbellisce artificialmente le statistiche facendo apparire i tassi di allontanamento della Svizzera più elevati rispetto a quelli di altri Paesi europei.
Il risultato: i richiedenti l’asilo respinti e criminali rimangono in maniera duratura nel Paese, una situazione che mina la credibilità del sistema d’asilo e crea incentivi per l’immigrazione illegale. Il rinvio dei richiedenti l’asilo respinti, in situazione irregolare o criminali è fondamentale per preservare la fiducia della popolazione svizzera nello Stato di diritto.
I Paesi Bassi stanno progettando di trasferire i richiedenti l’asilo respinti in centri di rimpatrio («return hubs») in Paesi terzi sicuri come l’Uganda. In Italia, nel Regno Unito e in Austria sono state avviate iniziative simili. Anche la Commissione europea sostiene modelli di questo tipo. Oltre all’Uganda, sono considerati Paesi sicuri anche il Ghana, il Senegal, la Mongolia (secondo la SEM) nonché la Turchia, il Marocco, la Tunisia, l’Egitto e il Bangladesh (secondo l’UE e la Germania).
Il rinvio in Stati terzi sicuri costituisce un approccio pragmatico quando il ritorno nel Paese d’origine o di provenienza non è possibile. Riguarda soltanto i richiedenti l’asilo respinti e quindi solo le persone non tutelate dalla Convenzione sullo statuto dei rifugiati. La procedura d’asilo continuerebbe a essere svolta in Svizzera.
Invece di continuare ad aspettare, la Svizzera deve finalmente agire in maniera proattiva. La creazione di un primo «return hub» sarebbe un passo importante verso un sistema d’asilo credibile, efficace ed equo.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
Nel marzo 2025 la Commissione europea ha presentato una proposta di nuovo regolamento UE sui rimpatri (COM [2025] 101 finale), che definisce, tra le altre cose, il quadro giuridico da rispettare, nel contesto degli accordi conclusi con Paesi non appartenenti allo spazio Schengen, per creare «return hubs» (centri di rimpatrio). La data d’entrata in vigore del regolamento non è ancora stata fissata. Quest’ultimo deve prima essere discusso e approvato dal Consiglio dell’UE e dal Parlamento europeo. Costituendo uno sviluppo di Schengen, concerne anche la Svizzera, che pertanto partecipa direttamente ai lavori legislativi del Consiglio dell’UE conformemente al suo diritto di partecipazione. Gli sviluppi a livello europeo mostrano che sono già state avviate iniziative volte ad adeguare il quadro giuridico per creare «return hubs». Finora non sono state maturate esperienze pratiche con «return hubs». Nessuno degli esempi citati dall’autore della mozione è stato finora attuato con successo. Soltanto i centri italiani in Albania servono, in misura limitata, da centri di ritorno, in quanto il progetto volto a renderli centri procedurali non si è finora concretizzato. Non si tratta tuttavia di «return hubs», bensì di una sorta di centri di partenza extraterritoriali in cui le persone obbligate a partire attendono l’esecuzione del loro allontanamento. Gran parte degli interessati sono poi ritrasferiti in Italia per essere rimpatriati oppure quando il rimpatrio non è possibile. Nel suo rapporto in adempimento del postulato 23.4490 Caroni «Procedure d'asilo ed esecuzione degli allontanamenti all'estero. Analisi della situazione», il Consiglio federale esaminerà in maniera approfondita l’attuabilità, sul piano pratico e giuridico, di questo approccio. Il rapporto sarà pubblicato probabilmente all’inizio del 2026, dopo di che il Consiglio federale definirà l’ulteriore modo di procedere.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.