25.4158 · Interpellanza · 2025-09-25
Dipartimento delle Finanze
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
La piazza industriale e di esportazione svizzera risente degli elevati dazi doganali statunitensi e della forte incertezza che ne deriva. Tuttavia, già prima dell’introduzione dei dazi doganali da parte di Trump, diverse imprese interessate avevano annunciato il lavoro ridotto. Uno dei motivi è il franco forte, che da tempo grava pesantemente sull’industria delle esportazioni.
Nel corso del 2025 il franco svizzero ha registrato un apprezzamento di oltre il 7 per cento rispetto al dollaro statunitense. Il franco forte rappresenta da tempo un serio problema per la piazza industriale svizzera. Questa situazione penalizza in particolare l’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica, il settore chimico-farmaceutico nonché l’industria dell’orologeria e della gioielleria, che devono vendere i loro prodotti e servizi sul mercato internazionale e la cui competitività è notevolmente compromessa. Tuttavia, a risentirne è anche il settore alberghiero e turistico.
La Banca nazionale svizzera (BNS) dispone di strumenti di politica monetaria per attenuare la pressione al rialzo del franco. In questo modo potrebbe contribuire ad assicurare la competitività dell’industria delle esportazioni e al mantenimento di posti di lavoro. Durante la crisi finanziaria iniziata nel 2007, la BNS ha ripetutamente sottolineato come la stabilità del tasso di cambio fosse una condizione essenziale per garantire la stabilità dei prezzi e ha pertanto effettuato interventi sul mercato valutario volti ad attenuare la forte pressione al rialzo. A suo tempo ha inoltre affermato di voler impedire un eccessivo apprezzamento del franco, il che ha portato all’introduzione di un tasso di cambio minimo esplicito con l’euro. Oggi la BNS segue una linea comunicativa molto prudente. Tuttavia, una comunicazione chiara avrebbe un effetto stabilizzante come segnale per gli operatori del mercato valutario.
Il Consiglio federale condivide l’analisi secondo cui il franco forte rappresentava un notevole onere per l’industria delle esportazioni già prima dell’annuncio dei dazi statunitensi?
Come valuta l’efficacia delle misure di politica monetaria della BNS volte a stabilizzare il tasso di cambio?
Quali misure di sostegno intende adottare il Consiglio federale che siano efficaci specificatamente per i settori interessati, senza provocare notevoli effetti di trascinamento sull’intera economia (come nel caso delle riduzioni delle imposte)?
Il Consiglio federale condivide l’opinione secondo cui la difesa di un tasso di cambio minimo implicito tra il franco svizzero e il dollaro americano, attraverso una comunicazione corrispondente da parte della BNS, costituirebbe uno strumento efficace per sostenere i settori interessati?
Stellungnahme des Bundesrates
Ad domanda 1: sì, è corretto che a partire dalla metà del 2023 il franco svizzero ha registrato un apprezzamento in termini reali e ponderati su base commerciale. Tuttavia, l’apprezzamento del franco rispetto al dollaro americano registrato nel corso del 2025 segue una lunga fase in cui il primo aveva perso valore in termini reali rispetto al secondo e può essere quindi interpretato come un riassestamento del rapporto di cambio. Nel raffronto storico, l’attuale apprezzamento non è quindi da considerare eccezionale. Inoltre, negli ultimi mesi il franco si è leggermente rivalutato rispetto all’euro, che rimane la valuta più importante dei principali partner commerciali dell’economia svizzera, ma nel raffronto storico si è mantenuto relativamente stabile. Nel complesso, l’attuale situazione dei tassi di cambio non è paragonabile alle forti spinte di apprezzamento del franco osservate a partire dal 2010. Ciononostante, l’industria delle esportazioni si trova attualmente sotto pressione, in particolare a causa della riscossione da parte degli Stati Uniti dei dazi supplementari a partire dal 7 agosto 2025. Ad domanda 2: il mandato della BNS consiste nel garantire la stabilità dei prezzi. A tale scopo quest’ultima tiene conto dell’evoluzione congiunturale. Attraverso il controllo dei tassi d’interesse e, se necessario, con interventi sul mercato valutario, la BNS dispone di strumenti di politica monetaria adeguati, che in passato si sono dimostrati efficaci nel contrastare eccessive pressioni al rialzo in presenza di rischi deflazionistici. Spetta alla BNS decidere se, quando e in quale misura intervenire sul mercato valutario. Secondo l’articolo articolo 6 della legge del 3 ottobre 2003 sulla Banca nazionale (RS 951.11) e l’articolo 99 capoverso 2 della Costituzione federale, nello svolgimento dei suoi compiti di politica monetaria, la BNS agisce in modo indipendente. Ad domanda 3: il Consiglio federale punta in particolare sull’ampliamento e sulla semplificazione dell’indennità per lavoro ridotto (ILR), al fine di sostenere in modo mirato le imprese che registrano cali temporanei dell’attività e di preservare i posti di lavoro. Inoltre, vengono rafforzati gli strumenti di promozione delle esportazioni, come Switzerland Global Enterprise (S-GE) e l’Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (ASRE), affinché le imprese interessate ricevano un sostegno concreto nello sviluppo di nuovi mercati di vendita. Un’altra priorità è la negoziazione e l’aggiornamento degli accordi di libero scambio, che facilitano l’accesso ai mercati internazionali e promuovono la diversificazione dei mercati di esportazione. In aggiunta, il Consiglio federale continua a perseguire la riduzione degli oneri amministrativi, con l’obiettivo di alleggerire le imprese sia dal punto di vista finanziario che organizzativo, contribuendo così a rafforzare la competitività della piazza svizzera. Ad domanda 4: in determinate circostanze, un tasso di cambio minimo può rappresentare una misura potenzialmente efficace per contrastare in via provvisoria una forte pressione al rialzo arrecante effetti dannosi sulla stabilità dei prezzi e sulla congiuntura nonché per attenuare l’apprezzamento. Tuttavia, secondo le previsioni del 16 ottobre 2025 del gruppo di esperti della Confederazione, non si registrerà un marcato indebolimento congiunturale. Sia per il 2025 che per il 2026 il gruppo si attende una crescita economica della Svizzera inferiore alla media, che passerà dall’1,3 per cento nel 2025 a una flessione fino allo 0,9 per cento nel 2026.