Lexipedia

25.4323 · Mozione · 2025-09-26

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di presentare al Parlamento un progetto di legge che preveda l’introduzione di un’imposta del 5 % all’esportazione di oro dalla Svizzera.

Begründung

La Svizzera è una delle piazze più importanti per quanto riguarda il commercio di oro a livello internazionale. Questa attività è legata a possibili rischi per la reputazione del nostro Paese (tracciabilità, lavoro minorile o inquinamento da mercurio). Le raffinerie svizzere sono specializzate nel commercio e nel necessario processo di fusione dell’oro. La crescente domanda proveniente dagli Stati Uniti è una delle ragioni alla base del surplus commerciale svizzero (circa 27 %) nei confronti di questo Paese. Per la nostra economia nazionale risulta invece un basso valore aggiunto diretto.I conseguenti disequilibri di mercato causano costi non indifferenti: basti pensare che, secondo l’Istituto di ricerca KOF, i soli dazi statunitensi incidono per 17,5 miliardi di franchi. Un’imposta del 5 % all’esportazione di oro genererebbe circa 5 miliardi di franchi e contribuirebbe quindi a sostenere il settore e a superare le conseguenze economiche. Le ulteriori entrate potrebbero servire a sgravare l’economia svizzera in conflitti commerciali, a promuovere la diversificazione e a rispettare gli obblighi internazionali in materia di trasparenza, diritti umani e ambiente.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

In quanto piccola economia fortemente orientata all’esportazione, la Svizzera ha interesse a mantenere un sistema commerciale aperto, basato su regole e prevedibile. Soprattutto alla luce degli attuali sviluppi del commercio internazionale e delle misure sempre più restrittive, il nostro Paese punta su condizioni commerciali affidabili e basate su regole. Un’imposta all’esportazione verrebbe percepita come una misura protezionistica e andrebbe quindi a minare lo storico impegno del nostro Paese in favore dell’apertura dei mercati.

Un’imposta sull’esportazione di oro porterebbe a un massiccio deterioramento delle condizioni quadro del settore aurifero svizzero. Avrebbe inoltre ripercussioni negative anche su altri ambiti associati a questo settore (p. es. logistica, industria dell’orologeria e della gioielleria, settore finanziario e gestione patrimoniale), e questo in un momento in cui, per vari motivi, l’oro sta acquisendo sempre più importanza come bene d’investimento. Una tassa di questo tipo indebolirebbe quindi la competitività e metterebbe a repentaglio l’attrattiva della piazza economica svizzera.

Inoltre, una simile imposta all’esportazione violerebbe gli obblighi della Svizzera in materia di diritto internazionale. Alcuni accordi di libero scambio (p. es. la Convenzione AELS) vietano i dazi all’importazione e all’esportazione e qualsiasi tipo di tributi di effetto equivalente tra gli Stati membri o le parti, senza prevedere disposizioni di esenzione per il commercio dell’oro. Una simile imposta all’esportazione che grava specificamente su un singolo settore sarebbe inoltre costituzionalmente discutibile alla luce del principio di parità di trattamento.

Per adempiere i propri obblighi di diritto internazionale, la Svizzera dovrebbe quindi esentare alcuni partner di libero scambio da tale imposta all’esportazione (p. es. la Norvegia, in base all’articolo 3 della Convenzione AELS). L’oro potrebbe quindi essere inizialmente esportato in Norvegia senza imposta all’esportazione e da lì essere consegnato a Paesi terzi. Un’eventuale imposta all’esportazione non avrebbe quindi alcun effetto.

Tuttavia, c’è un altro motivo per cui è improbabile che le entrate doganali auspicate dagli autori della mozione si concretizzino: l’oro è un bene standardizzato a livello globale, con un prezzo quasi uniforme in tutto il mondo; un dazio doganale, anche minimo, renderebbe il commercio dell’oro non redditizio. Di conseguenza, le catene del valore e del commercio si sposterebbero al di fuori della Svizzera in pochissimo tempo. Infine, va notato che nessuno dei Paesi confinanti con la Svizzera o altre economie con centri finanziari di importanza globale applica dazi all’esportazione dell’oro.

Soprattutto alla luce delle incertezze e degli sconvolgimenti globali, in un mondo geopoliticamente frammentato, è bene che il nostro Paese mantenga i propri principali vantaggi, tra cui l’affidabilità come piazza economica e centro finanziario stabile, e a non metterli a repentaglio con misure drastiche. Un’imposta all’esportazione danneggerebbe gravemente la reputazione della Svizzera, indebolendo il suo ruolo di piazza industriale e centro finanziario di rilievo.

Infine, l’introduzione di un’imposta all’esportazione potrebbe essere vista come una contromisura ai dazi aggiuntivi stabiliti dagli Stati Uniti. Come indicato nella mozione 25.3520, il Consiglio federale ha deciso di non adottare al momento alcuna contromisura nei confronti degli Stati Uniti e di proseguire i colloqui. Un inasprimento delle tensioni commerciali non è nell’interesse del nostro Paese.

In una panoramica globale, l’introduzione di imposte all’esportazione non è quindi nell’interesse della Svizzera.



Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.