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25.4357 · Interpellanza · 2025-09-26

Dipartimento degli affari esteri

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

1. La Svizzera è stata uno degli Stati firmatari della Dichiarazione finale di Durban nel 2001, in cui si afferma, tra le altre cose, che la schiavitù e la tratta degli schiavi sono crimini contro l’umanità e che avrebbero dovuto essere considerate come tali in ogni tempo, specialmente la tratta transatlantica degli schiavi. Il Consiglio federale continua a difendere questa posizione?

2. In caso affermativo: come si concilia questo con le risposte alle tre interpellanze citate?

3. Il Consiglio federale riconosce che nel 2025, mentre negli Stati Uniti si cerca di riscrivere la storia della schiavitù e del colonialismo su ordine dall’alto, è fondamentale affrontare le implicazioni morali, storiche, etiche e dei diritti umani della schiavitù non in modo superficiale come nel 2018, 2021, 2022, ma in modo preciso e responsabile?

Begründung

In tre interpellanze (Friedl 18.3072, Ryser 21.3905 e Marti 22.3198) è stato chiesto al Consiglio federale di valutare – sul piano storico, morale e in termini di diritti umani – la posizione del Consiglio federale del 1864 (Dubs, Schenk, Knüsel, Fornerod, Frey-Herosé, Naeff, Challet-Venel) riguardo alla giustificazione, alla scusa e al sostegno della schiavitù. La risposta del Consiglio federale è stata, in tutti e tre i casi, la stessa ed è stata scandalosa: «La reazione delle autorità federali era caratterizzata dalle norme che vigevano negli anni 1860. I criteri sono nel frattempo cambiati e la società di oggi condivide altri valori».Queste posizioni dell’attuale Consiglio federale contraddicono, come già evidenziato nelle tre interpellanze, l’odierno stato delle conoscenze storiche. Nel 1864, quando il consigliere nazionale Wilhelm Joos denunciò la tratta e il possesso di schiavi da parte di cittadini svizzeri in Brasile, le norme in vigore non erano più quelle dei governanti del mondo occidentale, bensì solo quelle delle élite schiaviste degli Stati Uniti del Sud, di Cuba, del Brasile e delle colonie portoghesi in Africa. Già nel 1864 la schiavitù era considerata un crimine in tutto il pianeta. Il Consiglio federale svizzero del 1864 fu quindi l’ultimo Governo del mondo occidentale a giustificare, scusare, banalizzare e sostenere i crimini della schiavitù. Il Consiglio federale degli anni Venti del XXI secolo giustifica ancora la schiavitù, cioè l’annullamento di tutti i valori, sulla base di un cambiamento di valori. Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande summenzionate.

Stellungnahme des Bundesrates

1. e 3. Come indicato dal Consiglio federale nelle sue risposte alle interpellanze 22.3198, 21.3905, 18.4067, 14.3315 e 03.3014, la Svizzera considera la schiavitù e il commercio di schiavi tra le peggiori violazioni dei diritti umani e riconosce la necessità di rimediare alle ingiustizie commesse. La controfirma della Dichiarazione di Durban e la ratifica da parte della Svizzera di altre convenzioni internazionali che vietano la schiavitù in quanto violazione dei diritti umani (p. es. Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici [RS 0.103.2], Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali [RS 0.101]) o la puniscono come crimine contro l’umanità (p. es. Statuto di Roma della Corte penale internazionale [RS 0.312.1]) testimoniano la coerenza della Svizzera in questo senso. Inoltre, il divieto di schiavitù è una norma imperativa del diritto internazionale pubblico. 2. Come ha già fatto presente nella sua risposta all’interpellanza 21.3905, il Consiglio federale deplora che cittadini, imprese e organizzazioni svizzeri siano stati coinvolti nella pratica della schiavitù. Se le autorità federali avessero agito secondo le norme predominanti negli anni Sessanta dell’Ottocento, oggi la situazione sarebbe inevitabilmente diversa. Il Consiglio federale ricorda che il concetto di crimine contro l’umanità, come norma giuridica, è apparso nel diritto internazionale con la Carta di Norimberga nel 1945, dopo la Seconda guerra mondiale. L’Esecutivo riconosce che la conoscenza e l’analisi del proprio passato, compresi i legami con la schiavitù, sono un importante compito sociale e scientifico. Come indicato nella risposta all’interpellanza 25.4290, la mostra «Colonialismo – Intrecci globali della Svizzera», organizzata lo scorso anno dal Museo nazionale di Zurigo, può essere citata come buon esempio di rivisitazione riuscita della storia svizzera. L’esposizione ha offerto una panoramica completa degli intrecci coloniali della Svizzera nel corso della storia e sarà riproposta il prossimo anno al Castello di Prangins.