Accordo Svizzera-USA. Perché la Svizzera sostiene un onere sproporzionatamente elevato rispetto all'UE, quando di fatto attua una politica industriale a favore degli Stati Uniti?
25.4444 · Interpellanza urgente · 2025-12-03
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
L’intesa provvisoria con gli Stati Uniti prevede che le aziende svizzere si impegnino a effettuare investimenti per 200 miliardi di dollari al fine di ridurre i dazi punitivi statunitensi al 15 %. In parallelo, è previsto gli Stati membri dell’UE accordino tutti insieme solo 600 miliardi. In termini di produzione economica e pro capite, ciò significa che il nostro Paese deve fornire un contributo decisamente superiore rispetto all’UE. Mentre quest’ultima ha negoziato collettivamente e distribuito i suoi oneri, la Svizzera ha scelto ancora una volta di andare avanti da sola, con scarsi risultati. Questo volume di investimenti straordinariamente elevato, pari a 200 miliardi, non viene convogliato verso la piazza industriale elvetica, bensì verso quella statunitense, nonostante la Svizzera stessa stia affrontando grandi sfide di politica industriale. Il Consiglio federale dovrà indicare come intende evitare che il trattato internazionale si trasformi in un programma di esportazione di rilevanza industriale, quando in realtà sarebbe necessario realizzare investimenti importanti a livello nazionale.
Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:
Come valuta il fatto che la Svizzera, da singolo Stato, debba investire 200 miliardi di dollari, mentre l’UE nel suo complesso contribuirà solo con 600 miliardi di dollari? Come spiega questo scarso risultato negoziale? Si rammarica di non aver agito in concertazione con l’UE?
Come garantisce che gli investimenti di 200 miliardi di dollari negli Stati Uniti non comportino una fuga permanente di capitali, di valore aggiunto e di posti di lavoro altamente qualificati qualità dalla Svizzera?
Quali vantaggi concreti si aspetta per i lavoratori e le imprese in Svizzera da un accordo che di fatto è un pacchetto di politica industriale a favore degli Stati Uniti?
Quali rischi ravvisa per la base imponibile cantonale se le aziende svizzere trasferiscono all’estero ingenti volumi di investimenti? Come si tiene conto degli interessi federali nei negoziati?
In che modo intende evitare che gli investimenti di 200 miliardi di dollari negli Stati Uniti costituiscano di fatto una politica industriale a scapito della piazza industriale elvetica e privino le imprese, l’innovazione e i posti di lavoro svizzeri degli investimenti di cui hanno bisogno?
Stellungnahme des Bundesrates
1. La Confederazione non investe negli Stati Uniti. Sono piuttosto alcune imprese svizzere che prevedono di investire 200 miliardi di dollari negli USA nei prossimi cinque anni. La decisione relativa a questi investimenti è di esclusiva competenza delle imprese stesse, che di norma si basano su piani che esistevano già prima dell’adozione della dichiarazione d’intenti congiunta. Il coinvolgimento di altri Stati europei o dell’Unione europea nei negoziati non avrebbe avuto alcun influsso sull’ammontare di questi investimenti di aziende svizzere negli Stati Uniti. 2. e 5. Gli investimenti citati sono decisioni imprenditoriali finalizzate ad ampliare le capacità negli Stati Uniti e vengono effettuate in base a criteri economici. È improbabile che questi fondi sarebbero stati investiti in Svizzera se non fossero stati destinati agli Stati Uniti. Inoltre, l’economia svizzera è fortemente integrata nelle catene del valore mondiali e, in termini di PIL, registra elevati investimenti diretti, sia per quanto riguarda gli investimenti svizzeri all’estero sia per gli investimenti diretti esteri in Svizzera. La Svizzera beneficia in modo significativo di questa interconnessione internazionale. Gli investimenti annunciati da alcune aziende svizzere negli Stati Uniti sono finalizzati in particolare alla produzione in loco, al fine di soddisfare le normative e le condizioni di mercato negli Stati Uniti, e non al trasferimento di attività esistenti dalla Svizzera. Grazie a chiari vantaggi legati alla posizione geografica, funzioni centrali come la ricerca, lo sviluppo e le attività altamente qualificate rimangono fortemente radicate nel Paese. L’esperienza dimostra inoltre che la presenza internazionale ha spesso ripercussioni positive sul mercato del lavoro svizzero e rafforza gli investimenti e i posti di lavoro nel mercato interno. La Svizzera inoltre, con la sua apertura, la sua stabilità, le sue normative relativamente snelle, le sue infrastrutture affidabili e il suo eccellente panorama formativo e di ricerca, continua a offrire un ottimo ambiente per gli investimenti e l’innovazione.Il Consiglio federale si impegna a preservare questo modello di successo e a rafforzarlo ulteriormente attraverso riforme mirate. A tal fine, il 26 novembre 2025 il Consiglio federale ha approvato un pacchetto di progetti concreti volti ad alleggerire gli oneri amministrativi e normativi a carico delle imprese. Il pacchetto comprende 28 misure in diversi ambiti normativi. Vi si aggiungono altre 32 misure che saranno attuate dai Dipartimenti competenti senza una decisione del Consiglio federale. Gli eventuali effetti negativi degli investimenti annunciati negli Stati Uniti sulla piazza economica svizzera dovrebbero quindi essere limitati. 3. Nell’ambito della dichiarazione d’intenti, gli Stati Uniti limiteranno al 15 % i dazi aggiuntivi specifici per Paese sulle importazioni statunitensi dalla Svizzera. Ciò garantirà alle imprese una maggiore sicurezza nella pianificazione ed eliminerà un grave svantaggio competitivo sul mercato statunitense rispetto ai concorrenti di altri Paesi (in particolare dell’UE, del Giappone e della Corea del Sud). In questo modo si eviterà anche il trasferimento della produzione in altri Paesi. Allo stesso tempo, le aziende svizzere avranno un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti di Paesi che non hanno ancora concluso un accordo o che hanno concordato dazi aggiuntivi specifici più elevati. Nel complesso, le prospettive per il settore dell’export sono molto più favorevoli di quanto si potesse temere con i dazi aggiuntivi del 39%. 4. Sul lungo periodo si garantisce il gettito fiscale cantonale, mantenendo cioè le imprese in Svizzera e creando condizioni quadro attraenti per l’innovazione e l’occupazione. Il Consiglio federale tiene conto degli interessi dei Cantoni e di altri gruppi d’interesse in tutti i suoi negoziati internazionali.