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25.4517 · Mozione · 2025-12-15

Dipartimento delle Finanze

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre all’Assemblea federale un disegno di atto legislativo che preveda un referendum finanziario facoltativo e, in via opzionale, un referendum finanziario obbligatorio, per le nuove uscite e, in via opzionale, per le uscite annuali ricorrenti che presentano un importo appropriato ancora da determinare.

Begründung

Il referendum finanziario, che sottopone le decisioni del Parlamento in materia di spesa oltre un determinato importo all’approvazione – obbligatoria o facoltativa – del Popolo, è stato introdotto a livello cantonale nel corso del 19° secolo perlopiù parallelamente al referendum legislativo. L’impulso è stato dato dalle crisi finanziarie scoppiate in singoli Cantoni a causa della costosa costruzione delle ferrovie, ma anche dalla mancanza di disposizioni legislative per l’assunzione di nuovi e onerosi compiti statali (cfr. Andreas Auer, Staatsrecht der schweizerischen Kantone, Berna 2016, n. marg. 952). Nel 19° secolo non si poneva la questione di un referendum finanziario federale, perché i compiti e le uscite erano chiari e di natura decisamente più modesta rispetto a oggi. La situazione è completamente cambiata dall’introduzione delle imposte federali. Non solo la crescita delle uscite a livello federale è aumentata in modo esponenziale, ma il Popolo auspica anche a questo livello una partecipazione democratica per decidere dove assegnare i fondi federali. Si pensi solo ai dibattiti in corso sull’introduzione e sul finanziamento della 13esima mensilità AVS approvata dal Popolo. È inoltre dimostrato che anche solo l’eventuale possibilità di ricorrere a un referendum finanziario ha un effetto frenante sulle uscite. Nel Cantone di Soletta, per citare un caso, il limite di spesa per il referendum obbligatorio per le nuove uscite una tantum ammonta a 5 milioni di franchi. Per la Confederazione questo limite potrebbe essere fissato ad esempio a 100–200 milioni di franchi.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale e il Parlamento si sono interrogati a più riprese sull’opportunità di estendere i diritti popolari a livello federale con un referendum finanziario. L’ultima volta è accaduto il 19 settembre 2023, quando il Consiglio nazionale ha respinto la mozione del gruppo UDC 22.3965 «Introduzione del referendum finanziario», il cui tenore è molto simile a quello della presente mozione. Circa due terzi delle uscite della Confederazione sono stabiliti su base legale o costituzionale, pertanto tali mezzi non possono essere gestiti liberamente, o perlomeno non nel breve termine. Queste uscite sono considerate fortemente vincolate e riguardano innanzitutto la previdenza sociale (finanziamento dell’AVS e dell’AI, riduzioni dei premi, importi forfettari per l’aiuto sociale ai richiedenti l’asilo), i trasporti (conferimenti ai fondi FIF e FOSTRA) nonché il settore delle finanze e delle imposte (quota dei Cantoni alle entrate della Confederazione, perequazione finanziaria, interessi passivi). Le basi giuridiche che disciplinano tali uscite sottostavano a referendum facoltativo o costituzionale obbligatorio. Anche le uscite debolmente vincolate sono fondate su una base legale, ma il loro importo non è disciplinato in modo esplicito. Gran parte di queste uscite è gestita attraverso decreti finanziari pluriennali (limiti di spesa e crediti d’impegno). Mediante i limiti di spesa vengono gestite le uscite ricorrenti che comprendono sia i sussidi (ad es. nel settore dell’agricoltura) sia le uscite a carattere gestionale (ad es. nei settori dell’esercito o dell’educazione e ricerca). In questo caso un referendum finanziario potrebbe impedire o ritardare considerevolmente l’adempimento dei compiti legittimati per legge. Perciò il Consiglio federale è contrario all’applicazione di un referendum finanziario per i limiti di spesa. Un referendum finanziario per i crediti d’impegno che riguardano perlopiù uscite una tantum o legate a progetti sarebbe invece di principio possibile, ma ne sarebbero interessati soltanto alcuni compiti in singoli settori (ad es. l’acquisto di armamenti o vaccini, le costruzioni o i fondi destinati alla cooperazione internazionale). L'introduzione di un referendum finanziario a livello federale rafforzerebbe il diritto popolare di esprimersi su questioni di politica finanziaria. Una partecipazione democratica diretta più ampia avrebbe però conseguenze negative per la gestione delle spese. È probabile, ad esempio, che si verifichino ritardi nell’approvazione dei decreti in materia di uscite. Sia il Parlamento che il Consiglio federale perderebbero dunque la propria flessibilità politico-finanziaria. Le uscite e i debiti della Confederazione vengono limitati efficacemente già con altri provvedimenti istituzionali; infatti, nel 1995 è stato inserito nella Costituzione federale il freno alle spese (art. 159 cpv. 3 lett. b Cost.). Il freno alle spese garantisce che nuove spese una tantum di importo superiore a 20 milioni o nuove spese periodiche di importo superiore a 2 milioni di franchi debbano ottenere una maggioranza qualificata in entrambe le Camere prima di essere approvate. Nel 2001 è inoltre stata approvata con l’85 per cento dei voti la disposizione costituzionale sul freno all’indebitamento (art. 126 Cost). Negli ultimi 20 anni il freno all’indebitamento si è rivelato uno strumento valido per garantire una politica finanziaria sostenibile. Esso esige che la Confederazione tenga in equilibrio le sue uscite e le sue entrate, il che richiede il massimo rigore sul fronte politico-finanziario da parte del Consiglio federale e del Parlamento.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

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