25.4726 · Interpellanza · 2025-12-19
Dipartimento degli affari esteri
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Nelle scorse settimane vari organi d’informazione svizzeri e stranieri hanno riferito in merito alle violenze in corso in Nigeria, dopo che gli Stati Uniti hanno iscritto nuovamente il Paese nella lista delle cosiddette «Countries of Particular Concern». I media hanno ribadito a più riprese che la religione svolge un ruolo di secondo piano nel conflitto e che questo è dovuto principalmente alla criminalità, alla povertà e al cambiamento climatico.
Organizzazioni come Christian Solidarity International e Open Doors, da anni attive nel Paese, danno tuttavia una valutazione più differenziata degli eventi e affermano che la violenza ha invece una forte connotazione religiosa, giacché ne sono vittima in particolare la minoranza cristiana della Nigeria settentrionale e i musulmani moderati. Secondo uno studio condotto dall’Osservatorio per la libertà religiosa in Africa (ORFA), tra il 2019 e il 2023 per i cristiani il rischio di essere rapiti o uccisi era rispettivamente cinque volte e oltre sei volte superiore rispetto a quello di altre comunità. Secondo Open Doors, dal 2011 nella Nigeria del Nord sono stati uccisi oltre 41 000 cristiani per motivi religiosi.
Ancorché la violenza abbia cause molteplici e complesse, vi è il rischio che la persecuzione dei cristiani in Nigeria venga sottovalutata, inducendo così la politica a trarre conclusioni errate, privando le minoranze religiose di una protezione adeguata, prolungando l’impunità dei persecutori e compromettendo gradualmente il diritto umano della libertà religiosa.
Il DFAE si adopera in Nigeria per la pace, la sicurezza e i diritti umani. Dal 2011 con questo Paese si tengono consultazioni periodiche sui diritti umani.
Alla luce di quanto precede chiedo al Consiglio federale:
Qual è la posizione del DFAE riguardo alla documentata persecuzione dei cristiani nella Nigeria settentrionale? A giudizio del Consiglio federale, quali fattori hanno originato la violenza? Riconosce che la comunità cristiana sia il bersaglio di violenze a sfondo religioso di intensità crescente?
Quali passi diplomatici, politici o legati a progetti concreti (p. es. rafforzamento della società civile, dispositivi di protezione in loco) è disposta a compiere la Svizzera per tutelare in modo più efficace la popolazione civile della Nigeria settentrionale, e più in particolare le minoranze religiose?
Quali risultati concreti hanno prodotto le consultazioni sui diritti umani tenutesi tra Svizzera e Nigeria dal 2021 a oggi (vale a dire dopo il deposito dell’Ip. 21.4049)?
Stellungnahme des Bundesrates
La situazione della sicurezza in Nigeria è precaria e caratterizzata dalla conflittualità tra diverse parti così come dalle attività di numerosi gruppi armati criminali mossi da ragioni ideologiche. Il jihadismo è una delle molteplici cause all’origine dell’inasprimento delle violenze, soprattutto nel Nord del Paese. Tutti i gruppi della popolazione, a prescindere dall’appartenenza religiosa, sono colpiti dalle innumerevoli violazioni dei diritti umani e dal deterioramento della situazione umanitaria in alcune zone del Paese. Il Consiglio federale condanna ogni forma di violazione dei diritti umani, comprese quelle contro le persone di fede cristiana. La protezione delle minoranze religiose è una delle priorità della diplomazia svizzera in materia di diritti umani. Le attività di promozione della pace della Svizzera in Nigeria comprendono vari processi di mediazione (anche nel Nord-Est del Paese), l’elaborazione del passato, il sostegno al National Peace Committee per lo svolgimento di elezioni pacifiche e la prevenzione dell’estremismo di matrice religiosa attraverso il dialogo nelle comunità e la formazione. La Svizzera sostiene anche un programma di riabilitazione per le donne e i figli degli ex combattenti. Dal 2011 la Svizzera e la Nigeria intrattengono regolarmente dialoghi bilaterali sui diritti umani. Nel caso di questo Paese africano, il fatto che tali dialoghi siano integrati da progetti concreti si è dimostrato efficace. Negli ultimi anni, per esempio, si è rivelato proficuo il sostegno alle forze di polizia e al servizio carcerario per quanto concerne il rispetto degli standard internazionali sui diritti umani. La diplomazia svizzera dei diritti umani si concentra attualmente sulla partecipazione delle donne alla vita politica, sulla prevenzione della violenza di genere, sul rafforzamento della documentazione nazionale e sul monitoraggio delle violazioni dei diritti umani. Il prossimo dialogo sui diritti umani dovrebbe svolgersi in Svizzera nella seconda metà del 2026.