25.4815 · Interpellanza · 2025-12-19
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Ostilità e insulti sui social media sono spesso in forma anonima e molte delle persone colpite non sanno come possono contrastarli. Le minacce su Internet si rivolgono spesso anche ai politici. Ciò influisce sulla democrazia. Studi delle università di Basilea e di Zurigo mostrano che l'odio in rete rafforza la sotto-rappresentazione delle donne e delle persone che appartengono alle minoranze. Secondo i membri di partiti giovanili intervistati, sui social media le donne e gli uomini sono vittime di ostilità con la stessa frequenza, i contenuti si differenziano però a seconda del genere. Le donne sono notevolmente più spesso vittima di ostilità a causa del loro genere e sono oggetto di violenza a sfondo sessuale. Ciò fa sì che le donne si ritirino dalla vita politica assai più spesso, o che decidano di non intraprendere affatto una carriera politica. Le interviste condotte presso i membri del Parlamento illustrano che le donne e le persone appartenenti a minoranze evitano molto frequentemente di apparire in pubblico al fine di sfuggire alle ostilità, rispetto invece agli uomini e ai membri della maggioranza. Ciò può ridurre la partecipazione politica e la visibilità di determinati gruppi della popolazione e quindi anche la loro rappresentazione, nonché influenzare in generale la partecipazione democratica.
Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande.
Quali misure adotta il Consiglio federale per contrastare la problematica delle ostilità, delle minacce e degli insulti su Internet?
I risultati di varie ricerche mostrano che la maggioranza delle persone interpellate desidererebbe assistenza e sostegno sul piano giuridico per affrontare il fenomeno dell'odio in rete. Sono in particolare i candidati giovani, e in misura crescente le donne, ad esprimere questo desiderio. Il Consiglio federale è disposto a lanciare o ampliare tale offerta?
Come valuta il Consiglio federale l'impatto specifico di genere dell'odio online? Ritiene vi sia necessità di intervenire al fine di contrastare la sotto-rappresentazione femminile in politica?
Con quali misure il Consiglio federale pensa di contrastare il fenomeno dell'odio online contro i politici e i gruppi della popolazione particolarmente a rischio?
Stellungnahme des Bundesrates
Domande 1 e 4Se i relativi dati si trovano su server in Svizzera, le autorità di perseguimento penale possono, ai sensi del Codice di procedura penale (CPP), ordinare a chi li detiene di consegnarli (art. 265 CPP), perquisire i sistemi informatici di privati (art. 246 CPP) e sequestrare i dati o i supporti di dati, come smartphone o laptop (art. 263 segg. CPP). Naturalmente, ciò presuppone che il detentore possa essere identificato senza ombra di dubbio. Questo può essere un problema per i profili e gli account sulle piattaforme digitali, che spesso sono anonimi.Tuttavia, il perseguimento penale risulta difficile o addirittura impossibile se il provider ha sede all'estero e se sia lui che l'autore del reato si rifiutano di collaborare. Condizioni quadro simili valgono nel caso di piattaforme di comunicazione di dimensioni molto grandi come Facebook o YouTube, con sede negli USA. Pertanto, il 29 ottobre 2025 il Consiglio federale ha avviato la consultazione per l'avamprogetto di legge federale sulle piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca (LPCom). La legge prevede fra l'altro misure volte a rafforzare i diritti degli utenti nei confronti delle piattaforme. Gli utenti hanno la possibilità di segnalare in maniera semplice casi di incitamento all'odio, rappresentazioni di violenza o minacce. Inoltre, le piattaforme sono obbligate a redigere un rapporto sui rischi che fornisce complessivamente informazioni in merito ai rischi sistemici in Svizzera che possono essere generati o rafforzati da tali servizi. Infine, allo scopo di rafforzare l'applicazione della legge, le piattaforme la cui sede aziendale si trova all'estero sono tenute a designare un rappresentante legale in Svizzera. Domanda 2I consultori cantonali di aiuto alle vittime offrono sostegno e consulenza anche in caso di forme di violenza nella sfera digitale. Nell'ambito dell'ordinanza sulla prevenzione e la lotta alla violenza nei confronti delle donne e alla violenza domestica (RS 311.039.7), viene attualmente sostenuto un progetto incentrato su offerte di prevenzione e di sostegno contro l'odio misogino su Internet (https://projektsammlung.ch/it/progetto/prevention-et-soutien-aux-femmes-victimes-de-violences-en-ligne/). Il progetto valuta fra l'altro la necessità o meno di un'offerta di consulenza. Domanda 3La Convenzione di Istanbul (RS 0.311.35), in vigore in Svizzera dal 2018, impone la protezione contro la violenza di genere. Stabilisce nel dettaglio i requisiti nel campo della prevenzione, della tutela e del perseguimento penale della violenza contro donne e ragazze e obbliga tutti i livelli federali ad attuarla. In tale contesto le forme digitali di violenza vanno esplicitamente tenute in considerazione, come stabilisce il Gruppo di esperti indipendenti GREVIO, preposto a vigilare sull'applicazione della Convenzione di Istanbul, nella sua prima raccomandazione generale del 20 ottobre 2021 (GREVIO General Recommendation No. 1 on the digital dimension of violence against women). Anche il Piano d'azione nazionale per l'attuazione della Convenzione di Istanbul 2022–2026 (PAN CI) contiene misure contro le forme di violenza digitali (ad es. misura 39 lotta all'incitamento sessista all'odio: https://www.gleichstellung2030.ch/it/pan-ci-39). Nella sua quotidianità lavorativa e in base alle segnalazioni pervenute, il Servizio federale di sicurezza (SFS) non riscontra specificità legate al genere. Sia le donne sia gli uomini sono spesso osteggiati per ragioni politiche/ideologiche: nella stragrande maggioranza dei casi ciò non è però legato al genere. La Confederazione ha già adottato in passato misure volte a promuovere una rappresentazione equa dei sessi in Consiglio nazionale. Nella sua circolare concernente le elezioni del Consiglio nazionale, la Confederazione segnala ai Governi cantonali la problematica della rappresentazione disequilibrata, invitandoli a sensibilizzare gli aventi diritto di voto in merito a un’eventuale sproporzione. Inoltre, nel suo prontuario per gruppi candidati in vista delle elezioni del Consiglio nazionale, la Cancelleria federale dedica un capitolo alle possibilità per promuovere le candidature femminili nella configurazione delle liste. Da ultimo, nella Strategia Parità 2030 è stata integrata una misura (numero 1.1.2.8), secondo la quale, in vista delle elezioni del Consiglio nazionale del 2027, occorre ampliare in maniera adeguata l’offerta informativa volta a promuovere le candidature femminili e una rappresentazione equilibrata all’interno del Consiglio nazionale. Tuttavia, tocca agli elettori decidere per chi votare alle elezioni, nel rispetto dei diritti politici costituzionalmente garantiti.