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Trasferimento verso altri Cantoni di profughi ucraini residenti in Ticino che non hanno trovato lavoro

26.3207 · Mozione · 2026-03-18

Dipartimento di giustizia e polizia

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Il Consiglio federale è incarico di trasferire almeno la metà dei profughi ucraini residenti in Ticino ma che non vi hanno trovato lavoro, in altri Cantoni in grado di garantirne un miglior inserimento professionale in quanto privi delle peculiarità ticinesi che lo ostacolano: lingua italiana e mercato del lavoro saturato da frontalieri.

Begründung

L’anno prossimo saranno trascorsi 5 anni dall’introduzione dello statuto S, e quindi i titolari che l’hanno ottenuto da più tempo potranno chiedere un permesso B. E saranno i Cantoni ed i Comuni a doversi far carico per intero del sostentamento dei profughi ucraini con permesso B che non sono autonomi finanziariamente. E’ infatti manifesto che, dopo quattro anni, il presunto “orientamento al rimpatrio” dello statuto S non è più credibile.

Attualmente il tasso di occupazione dei profughi ucraini varia molto da Cantone a Cantone. In Ticino è appena del 30%, dunque ben al di sotto della soglia del 50% fissata dalla Confederazione.

Il Dipartimento cantonale competente (DSS) spiega questo risultato deludente con tre fattori:

  • la tipologia dei profughi ucraini presenti sul territorio (numerose mamme con bambini, si pone quindi il problema dell’accudimento),

  • gli ostacoli linguistici,

  • il mercato del lavoro ticinese difficile a causa della presenza di quasi 80mila frontalieri.

La tipologia di profughi ucraini non dovrebbe essere una particolarità ticinese: in tutto il paese dovrebbero essere a maggioranza donne.

Per contro, l’ostacolo linguistico rappresentato dall’italiano e il mercato del lavoro saturato da frontalieri sono caratteristiche strutturali ticinesi. Di conseguenza, per aumentare il grado di occupazione degli statuti S, anche in prospettiva del passaggio al permesso B, è necessario che la Confederazione trasferisca almeno la metà dei profughi ucraini residenti in Ticino ma che non vi hanno trovato un impiego in Cantoni in cui – per le ragioni di lingua e di mercato del lavoro citate sopra – una loro integrazione professionale appaia realistica.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

Nell’aprile 2022 la Confederazione e i Cantoni hanno concordato di ripartire le persone in cerca di protezione provenienti dall’Ucraina tra i Cantoni in proporzione alla popolazione. Per modificare questa chiave di ripartizione, i Cantoni dovrebbero prendere l’iniziativa, per il tramite della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS), di concludere un nuovo accordo al riguardo.

Le basi legali in vigore non permettono alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) di procedere d’ufficio né a una riattribuzione né a un trasferimento in un altro Cantone quando la persona interessata non si integra nel mercato del lavoro nel Cantone di attribuzione. La SEM dispone un cambiamento di Cantone soltanto con il consenso di entrambi i Cantoni, se è rivendicata l’unità della famiglia o se vi è grave minaccia per il richiedente l’asilo o altre persone (cfr. art. 44 e per analogia art. 22 dell’ordinanza 1 sull’asilo [OAsi 1; RS 142.311]). A determinate condizioni e con l’accordo di entrambi i Cantoni, la SEM può inoltre autorizzare un cambiamento di Cantone se la persona trova un lavoro.

Per quanto riguarda l’integrazione professionale, il 28 maggio 2025 il Consiglio federale ha deciso che le persone residenti in Svizzera da almeno tre anni dovevano raggiungere un tasso di occupazione del 50 per cento entro fine 2025, obiettivo prorogato fino alla fine del 2026. A fine dicembre 2025 il tasso di occupazione di questo gruppo ammontava al 46 per cento. Occorre tuttavia sottolineare che il tasso di occupazione del 50 per cento perseguito dal Consiglio federale è un valore target nazionale. Gli obiettivi fissati per ogni Cantone dipendono dal tasso di disoccupazione cantonale.

Tenendo conto di quanto precede, il tasso di occupazione che il Cantone del Ticino avrebbe dovuto raggiungere a fine 2025 era pari al 41 per cento. Il Cantone ha raggiunto appena il 25,8 per cento, una cifra nettamente inferiore a quella prescritta dalla Confederazione. Per continuare a beneficiare dei contributi federali per l’integrazione delle persone con statuto S, il Ticino ha dovuto presentare un piano di misure, che la SEM ha approvato nella primavera 2026. Queste misure prevedono in particolare una più stretta collaborazione con gli uffici pubblici di collocamento e il potenziamento dei contatti con i datori di lavoro, al fine di integrare le persone con statuto S nel mercato del lavoro. Se le misure non fossero sufficienti per conseguire gli obiettivi fissati per fine 2026, il Ticino dovrà commissionare una valutazione esterna per identificare altre soluzioni possibili.



Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

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