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Coerenza strategica della politica di sicurezza della Svizzera alla luce del Trattato ONU sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW)

26.3304 · Interpellanza · 2026-03-19

Dipartimento degli affari esteri

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Nella sua nuova strategia in materia di politica di sicurezza il Consiglio federale afferma che il rischio di un’escalation nucleare ha raggiunto un livello che non si vedeva da decenni. Rileva una modernizzazione degli arsenali atomici in termini qualitativi e quantitativi, ripetute minacce di impiego di armi nucleari e una sempre maggiore spinta verso la proliferazione nucleare. Al contempo, il Consiglio federale constata che l’impiego di armi atomiche avrebbe conseguenze catastrofiche dal punto di vista umanitario.

In questo contesto, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

  1. In che modo il Consiglio federale concilia la sua valutazione, secondo cui la minaccia nucleare è sempre più acuta e ha raggiunto un livello che non si vedeva da decenni, con il persistente rifiuto di aderire all’unico trattato giuridicamente vincolante che vieta espressamente le armi nucleari?

  2. Il Consiglio federale ritiene che sia coerente non aderire al TPNW pur constatando che la limitazione della forza mediante il potenziamento del diritto internazionale, e in particolare del diritto internazionale umanitario, costituisce uno strumento centrale per garantire la sicurezza della Svizzera?

  3. Come valuta il Consiglio federale il segnale normativo che la Svizzera trasmette con la sua mancata adesione al TPNW, alla luce della sua stessa constatazione secondo cui le armi atomiche rappresentano un rischio catastrofico dal punto di vista umanitario?

  4. È compatibile con la nuova strategia della Svizzera in materia di politica di sicurezza subordinare il rafforzamento del diritto internazionale alle posizioni politiche degli Stati dotati di armi nucleari e delle alleanze militari la cui strategia di sicurezza si fonda sulla deterrenza nucleare?

  5. Il Consiglio federale riconosce che la mancata adesione al TPNW, che mira espressamente a delegittimare le armi nucleari, comporta il rischio di legittimare il problema in materia di politica di sicurezza da esso stesso individuato?

  6. Alla luce dell’assenza, dal 2010, di dichiarazioni finali nel processo di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), il Consiglio federale ritiene credibile basarsi esclusivamente sul quadro del TNP per far fronte ai crescenti rischi nucleari? Aderire anche al TPNW non costituirebbe un segnale più deciso a favore del rafforzamento del diritto internazionale?

  7. Perché il Consiglio federale ritiene che le armi nucleari meritino un trattamento diverso, dal punto di vista del diritto internazionale, rispetto ad altre armi di distruzione di massa già integralmente vietate per motivi umanitari?

Stellungnahme des Bundesrates

1–3. Il Consiglio federale continua a perseguire l’obiettivo di un mondo libero da armi nucleari. Tuttavia è del parere che, considerato l’attuale contesto geopolitico, un’adesione al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) non contribuirebbe né alla sicurezza della Svizzera né al disarmo nucleare, poiché gli Stati dotati di armi atomiche e i loro alleati non fanno parte del TPNW e non si sentono vincolati da esso. L’adesione potrebbe limitare il margine di manovra della Svizzera in politica estera e persino nuocere alla sua sicurezza, perché il trattato si rivolge principalmente alle democrazie occidentali, mentre altre potenze nucleari – anche non ufficiali – non lo tengono in considerazione. Per questi motivi il Consiglio federale è favorevole a un approccio pragmatico nell’ambito del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP; RS 0.515.03), che include gli Stati dotati di armi atomiche e offre maggiori opportunità di progressi concreti sulla strada del disarmo. La mancata adesione della Svizzera al TPNW non è quindi un rifiuto dei principi umanitari, ma l’espressione di una politica realistica, che persegue interessi concreti anziché fondarsi su gesti simbolici. I terribili rischi umanitari delle armi nucleari restano un elemento chiave della posizione della Svizzera nell’ambito del TNP.4–5. Il Consiglio federale prende le sue decisioni in modo indipendente e in considerazione degli interessi di politica estera e di sicurezza della Svizzera. Il Paese punta a utilizzare gli strumenti internazionali esistenti e ampiamente condivisi. In campo nucleare si tratta del TNP, che oltre a sancire in modo vincolante la non proliferazione, il disarmo graduale e l’uso pacifico dell’energia atomica, coinvolge anche i principali portatori di interesse. La decisione di non aderire al TPNW è coerente con gli obiettivi di politica di sicurezza della Svizzera, soprattutto perché l’adesione renderebbe più difficile il raggiungimento di uno degli obiettivi del Consiglio federale, vale a dire il rafforzamento della cooperazione in materia di politica di sicurezza con i partner europei e transatlantici. Inoltre, tale rinuncia non rappresenta una legittimazione delle armi nucleari. Il TNP ne vieta il possesso al di fuori degli Stati dotati di armi atomiche e obbliga questi ultimi al disarmo nucleare. 6. I progressi nel campo delle armi nucleari richiedono il coinvolgimento degli Stati dotati di armi atomiche, come previsto dal TNP. Laddove i risultati concreti sono promettenti, la Svizzera porta avanti anche iniziative al di fuori del TNP, in particolare nell’ambito della riduzione dei rischi nucleari o della verifica del disarmo nucleare. L’adesione al TPNW avrebbe un significato principalmente simbolico, senza alcun valore aggiunto sostanziale, ma con potenziali effetti collaterali indesiderati per le democrazie. 7. Il Consiglio federale non si concentra solo su ciò che è auspicabile, ma anche su ciò che è fattibile. Dato il ruolo centrale delle armi nucleari nella politica di disarmo a livello globale, continua a preferire un approccio graduale e inclusivo nell’ambito del TNP piuttosto che una messa al bando totale, attualmente irrealistica.

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