97.1104 · Interrogazione ordinaria · 1997-06-19
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
L'interrogazione ordinaria si riferisce a fatti che risalgono a circa 50 anni fa. Questo periodo della storia è, da diversi mesi a questa parte e sempre più di frequente, sotto le luci dei riflettori. Siamo chiamati a volgere lo sguardo al passato e ad analizzare senza preconcetti e abbellimenti il nostro comportamento nei confronti degli avvenimenti dell'epoca. In questo contesto risulta parimenti doveroso esaminare più attentamente le circostanze dell'esecuzione di Maurice Bavaud e le reazioni delle autorità svizzere. Prima di passare ad un'analisi dettagliata degli eventi dell'epoca, teniamo a precisare che i documenti in nostro possesso non ci permettono di chiarire in modo esaustivo le motivazioni del comportamento di Maurice Bavaud e delle autorità svizzere e che non è da escludere che le ricerche storiche portino alla luce nuovi elementi d'analisi.
Cominceremo presentando i fatti a noi noti e in un secondo tempo cercheremo di valutarli dal punto di vista attuale.
Il giovane studente in teologia di Neuchâtel si recò in Germania dove preparò l'attentato ad Hitler. Il suo piano, previsto per il 9 novembre 1938, non funzionò. Una settimana dopo venne arrestato poiché viaggiava senza un titolo di trasporto e, poiché era straniero, fu deferito alla Gestapo che lo trovò in possesso di un'arma da fuoco. In un primo tempo fu condannato dal tribunale d'istanza di Augusta a due mesi ed una settimana di detenzione per utilizzazione fraudolenta di un mezzo di trasporto pubblico e per porto d'armi non autorizzato; in seguito fu sottoposto dalla Gestapo ad un secondo interrogatorio e in questa sede confessò il vero motivo del possesso dell'arma. Fino al giorno della sua esecuzione rimase in prigione, in un primo tempo ad Augusta e poi a Berlino (dal 1° marzo 1939 a Moabit, dal 18 dicembre 1939 a Plötzensee dove fu decapitato il 14 marzo 1941). A quanto pare la legazione svizzera a Berlino non riuscì ad ottenere nel corso del 1939 alcuna informazione riguardo alla sua situazione e alle accuse formulate contro di lui. Essa fu informata della condanna soltanto dopo che la sentenza era già stato pronunciata.
Il 4 gennaio 1940 la legazione informò il Dipartimento politico federale (DPF; l'attuale Dipartimento federale degli affari esteri, DFAE) a Berna di tutti i dettagli del caso Bavaud, e comunicò che giudicava "estremamente delicato per la legazione adoperarsi per ottenere la grazia del condannato". Nella sua risposta dell'8 gennaio 1940, il DPF non celò il suo malcontento su come si erano svolti i fatti: " Il contenuto della vostra lettera del 4 c. m. sul caso penale Maurice BAVAUD ci ha sgradevolmente sorpreso, come indubbiamente capirete. Le nostre numerose domande sono rimaste senza risposta; gran parte delle accuse sulla base delle quali il nostro cittadino è stato condannato rimangono a noi sconosciute e la legazione è stata messa al corrente del caso solo dopo che una giuria popolare aveva pronunciato la condanna alla pena capitale. Né la famiglia né noi abbiamo avuto la possibilità di influenzare la scelta dell'avvocato, né di venire a conoscenza degli atti, motivo per il quale ci siamo trovati nell'impossibilità pratica di aiutare il nostro compatriota. Va da sé che un simile modo di procedere infrange le regole che si applicano per la protezione dei cittadini stranieri".
In questa stessa lettera, Frölicher, il rappresentante svizzero dell'epoca, fu parimenti incaricato di fare presente al governo tedesco che erano stati violati principi fondamentali della protezione diplomatica e che questo caso avrebbe potuto avere conseguenze sgradevoli per le relazioni tra la Svizzera e la Germania, se la condanna fosse stata eseguita. Egli fu incaricato di fare tutto il possibile per "salvare il nostro compatriota dalla morte." In una lettera del 28 marzo, il DPF informò Frölicher che il presidente della Confederazione (Marcel Pilet-Golaz) seguiva il caso con la massima attenzione, che si augurava che gli sforzi per salvare l'accusato sarebbero stati coronati dal successo e infine pregava di fare in modo che un membro della legazione potesse far visita al prigioniero.
La legazione svizzera a Berlino intraprese iniziative presso il governo tedesco per rinviare l'esecuzione della pena di morte, per venire a conoscenza delle accuse reali mosse contro Bavaud e determinare se a quest'ultimo fosse stato assegnato un difensore d'ufficio. Da una lettera del 2 aprile 1940 indirizzata da Frölicher al DPF risulta però che quest'ultimo si impegnava per il condannato, ma con riserve: "La legazione deve osservare un certo ritegno nel formulare le sue richieste tenuto conto delle orribili intenzioni del condannato. Non ritengo dunque opportuno domandare di potergli rendere visita".
La legazione svizzera fece il necessario affinché Maurice Bavaud ricevesse le lettere di suo padre, visto che questi non era a conoscenza dell'indirizzo del figlio. Sulla base dei documenti disponibili agli Archivi federali non è possibile stabilire se la legazione abbia intrapreso dopo il 2 luglio 1940 ulteriori passi presso il servizio degli affari esteri tedesco. Risulta però da una lettera posteriore del rappresentante degli affari esteri Kappeler, datata 13 giugno 1941, che la legazione non ha mai impegnato formalmente la sentenza presso un'autorità superiore. Il 5 giugno 1941, facendo seguito alla lettera disperata del padre di Bavaud, il DPF chiese nuovamente a Frölicher di intervenire. Maurice Bevaud era però già stato giustiziato.
Da una lettera del 14 febbraio 1941 alla legazione risulta che il DPF aveva ponderato la possibilità di scambiare Bavaud contro una spia tedesca in mano agli Svizzeri, come aveva anche suggerito il padre di Maurice Bavaud. La lettera si riferiva ad una proposta del servizio degli affari esteri tedesco di scambiare prigionieri tedeschi detenuti in Svizzera contro prigionieri svizzeri detenuti in Germania. La lettera indica i motivi perché la proposta di scambio è stata rifiutata:
"Il DMF ci ha già espresso la sua totale avversione ad appoggiare questo tipo di scambi. Dobbiamo riconoscere che la posizione del DMF in merito, del resto condivisa dal Dipartimento federale di giustizia e polizia, risulta così ben fondata che sarebbe difficile discostarsene, per quanto deplorevole esso sia per la sorte di molti nostri compatrioti in Germania. In effetti non si può misconoscere che uno Stato può astenersi dall'eseguire le condanne pronunciate dai suoi tribunali soltanto se particolari interessi nazionali sono in gioco, mentre nel caso in cui gli interessi nazionali non siano in pericolo non può decidere di adoperarsi per sottrarre all'esecuzione della pena gli stranieri che regolarmente sono condannati per tradimento".
Dopo alcune considerazioni su un altro caso, che non si prestava ad uno scambio poiché le infrazioni commesse dal nostro compatriota detenuto in Germania e dalla spia tedesca detenuta in Svizzera non erano della stessa gravità, si presentò l'eventualità di uno scambio con Maurice Bavaud:
"Si potrebbe piuttosto prendere in considerazione il caso Bavaud [per un tale scambio], ma abbiamo rinunciato a menzionarlo al Dipartimento militare dopo che la vostra legazione aveva, a suo tempo, giudicato inopportuno un ulteriore intervento in questo caso particolare".
Dopo la guerra, il DPF appoggiò la famiglia Bavaud, per motivi eminentemente politici, nella sua azione per l'annullamento del processo del 1939. Nel 1955, il Landgericht di Berlino commutò la sentenza a 5 anni di prigione e 5 anni di privazione dei diritti civili. Nel 1956, gli sforzi compiuti dalla Confederazione condussero finalmente al risultato atteso: la condanna del 1939 fu annullata e fu accordato da parte del Governo di Bonn un risarcimento di 40.000 franchi svizzeri.
Le spiegazioni di cui sopra non hanno lo scopo di fornire una versione ufficiale ed esaustiva degli avvenimenti che hanno portato all'esecuzione di Maurice Bavaud. Già nel 1989 il consigliere federale René Felber, in una lettera indirizzata alla famiglia Bavaud, aveva rilevato che: "Le indagini condotte da uno dei nostri storici (...) lasciano un ricordo amaro delle omissioni dell'Amministrazione dell'epoca e ritengo importante e utile che questo sia chiaramente precisato". Condividiamo quest'affermazione. Il Governo svizzero dell'epoca ed i suoi rappresentanti, compresa la legazione svizzera a Berlino , non si sono sufficientemente adoperati per Maurice Bavaud e non sono pertanto stati all'altezza delle loro responsabilità. Esprimiamo il nostro rammarico specialmente ai familiari di Maurice Bavaud. Maurice Bevaud ha probabilmente presagito gli effetti funesti che Hitler avrebbe avuto per il mondo ed in particolare per l'Europa. Maurice Bavaud appartiene alla cerchia di quelle persone che hanno tentato, purtroppo senza successo, di cambiare il corso della storia. Egli merita quindi il nostro riconoscimento e un posto nella nostra memoria.
Risposta del Consiglio federale.