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97.1150 · Interrogazione ordinaria · 1997-10-10

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

Khémais Ksila, vicepresidente della Lega tunisina dei Diritti dell'uomo, è stato arrestato il 29 settembre 1997 e accusato di una serie di reati contro l'ordine pubblico. Tali accuse si basano su una dichiarazione fatta da Ksila il 29 settembre 1997, quando iniziò uno sciopero della fame in segno di protesta contro le misure adottate dalle autorità tunisine contro la sua persona. Da 19 mesi gli è stato imposto un divieto di lavoro e il suo passaporto è stato confiscato. Oltre a motivare il suo sciopero della fame, Ksila si è anche espresso con toni critici su alcuni fra i problemi attuali della Tunisia in materia di Diritti dell'uomo e su altre questioni di politica interna.

Stando alle nostre informazioni, Ksila sta bene. Sappiamo che in altri casi di scioperi della fame in prigione, i compagni di cella hanno nutrito a forza lo scioperante. Non è da escludere che per Ksila stia succedendo lo stesso. Come altre volte in passato, l'Ambasciatore svizzero in Tunisia è intervenuto presso le autorità competenti sottolineando il diritto di Ksila di esprimere liberamente la sua opinione e di beneficiare di una procedura equa e di condizioni di detenzione conformi alle norme internazionali in materia. Le autorità svizzere continueranno a seguire con attenzione la situazione di Ksila intervenendo in suo favore qualora fosse necessario.

In ambito di politica estera, la Svizzera mantiene rapporti normali con la Tunisia e, in materia di diritti dell'uomo, è da anni un attento osservatore della situazione in questo paese. La Svizzera rende omaggio all'impegno tunisino in vari campi (in particolare i diritti delle donne e dei bambini) e alla sua disponibilità ad accogliere un seminario sui diritti del bambino, proposto dal nostro Paese in virtù del suo mandato "dimensione umana. nell'ambito del processo multilaterale di pace nel vicino Oriente; ciononostante, deplora le violazioni dei diritti dell'uomo in Tunisia, e si impegna al fine di migliorare la situazione.

Risposta del Consiglio federale.

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