98.3511 · Mozione · 1998-10-09
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
Le scorie radioattive provengono dalla produzione di energia e dall'impiego di materiale radioattivo nel campo medico, industriale e della ricerca. La loro gestione è soggetta a norme di sicurezza molto severe a livello internazionale. Per quanto concerne il loro confinamento, si è giunti ad una soluzione che prevede l'immagazzinamento delle scorie di lunga durata all'interno di formazioni geologiche adatte allo scopo. Già oggi esistono in diversi Paesi depositi finali in luoghi di questo tipo, in cui vengono confinate scorie di debole e media attività. Progetti per la realizzazione di depositi finali per scorie altamente attive e di lunga durata sono già in una fase molto avanzata in alcuni di questi Paesi.
Si rimanda al punto 2 della risposta per quanto concerne la copertura dei costi di spegnimento e di smaltimento.
In virtù della legge sulla responsabilità civile in materia nucleare (LRCN), l'esercente di un impianto nucleare risponde, senza limitazione finanziaria, dei danni causati da materie nucleari che si trovano nel suo impianto. La Confederazione non si assume alcuna responsabilità civile in questi casi. La copertura assicurativa è fissata ad un massimo di un miliardo di franchi, di cui 700 milioni garantiti da assicuratori privati, mentre i restanti 300 milioni dalla Confederazione. Per far fronte ai suoi impegni finanziari, quest'ultima riscuote dagli esercenti delle somme che vanno ad alimentare un fondo per i danni nucleari. Se, in caso di incidente grave, i fondi degli esercenti, degli assicuratori privati e della Confederazione non sono sufficienti a far fronte a tutte le esigenze, l'Assemblea federale può allora decidere un ordinamento speciale per il risarcimento dei danni e lo stanziamento di contributi supplementari per i danni non coperti. Il principio della responsabilità illimitata e la somma di copertura pari a un miliardo di franchi fanno della legge sulla responsabilità civile in materia nucleare una delle più avanzate del mondo. La possibilità di estendere la copertura assicurativa deve essere esaminata nell'ambito della revisione della legge, che seguirà, come previsto, quella sulla legislazione in materia nucleare.
Nei reattori ad acqua in pressione (Beznau, Gösgen), non esiste l'involucro del nocciolo. Le crepe si possono verificare solo in reattori ad acqua bollente. Le crepe riscontrate nella centrale nucleare di Mühleberg non mettono in questione la sicurezza dell'impianto, come ha confermato la perizia eseguita dalla ditta tedesca TÜV Energie Consult di Monaco nel gennaio 1998 (cfr. 97.1009 interrogazione ordinaria Rechsteiner-Basilea del 6 marzo 1997, " Apparizione di nuove crepe nella centrale nucleare di Mühleberg ").
Nel verbale della riunione del 14/15.1.1998 summenzionata, si afferma inoltre che le esigenze di sicurezza vanno orientate verso il necessario e non verso quello che è possibile tecnicamente.Tale dichiarazione non significa che il livello di sicurezza debba essere ridotto allo scopo di abbassare i costi. Sia per il Consiglio federale che per le autorità competenti e gli esercenti, la sicurezza nucleare ha la massima priorità durante tutto il periodo di funzionamento di una centrale nucleare e una sua riduzione è fuori discussione.
Risposta alle singole domande
1. Il 21 ottobre 1998, il Consiglio federale ha stabilito che le centrali nucleari ancora in esercizio dovranno essere disattivate entro una scadenza ancora da convenire. Il Capo del DATEC e quello del DFEP convocheranno gli esercenti degli impianti, le organizzazioni ambientaliste e i Cantoni interessati per decidere su tali scadenze e sullo smaltimento delle scorie radioattive. Se non si dovesse raggiungere un consenso, sarà il Consiglio federale a decidere. Le prime misure in vista dello spegnimento delle centrali esistenti sono quindi già state intraprese.
Inoltre si sta lavorando alla revisione totale della legislazione in materia di energia nucleare. Nel corso del prossimo anno sarà avviata una procedura di consultazione relativa ad una nuova legge sull'energia nucleare, durante la quale si avrà la possibilità di discutere ampiamente di questioni fondamentali in relazione all'utilizzazione dell'energia nucleare.
2. Secondo calcoli recenti, i costi per lo spegnimento di impianti nucleari e per lo smaltimento delle scorie radioattive ammontano a 16,2 miliardi di franchi. La somma comprende da una parte i costi per lo spegnimento e lo smantellamento di impianti nucleari e per la gestione delle scorie che ne derivano e dall'altra i costi per lo smaltimento dei rifiuti prodotti dalle attività delle centrali e dei combustibili irradiati. I costi per lo spegnimento di impianti nucleari raggiungono i 2,5 miliardi di franchi e sono coperti dal relativo fondo. Alla fine del 1997, i fondi disponibili ammontavano a 688 milioni di franchi. Il fondo deve garantire sufficienti mezzi finanziari al più tardi dopo il previsto periodo di funzionamento di un impianto pari a 40 anni. Se la società che gestisce l'impianto non è in grado di finanziare il totale dei costi, le altre società rispondono nella misura della loro quota (versamenti supplementari).
Le società esercenti costituiscono delle riserve per far fronte ai costi di smaltimento delle scorie pari a 13,7 miliardi di franchi. Alla fine del 1997 tali riserve erano di 6,25 miliardi di franchi. A metà dello stesso anno, una perizia esterna stabiliva che le riserve erano state effettuate conformemente alla legge e che non vi era urgenza per un ordinamento speciale a riguardo. Si aggiungeva tuttavia che alcune questioni rimanevano ancora irrisolte. In particolare, per diverse ragioni non è possibile garantire in futuro che una società esercente possa disporre dei mezzi finanziari necessari per coprire completamente i costi di smaltimento delle scorie. Per questi ultimi, infatti, non vi è l'obbligo di versamenti supplementari da parte degli altri esercenti, come nel caso del fondo di spegnimento. D'altronde, le società BKW FMB Energie SA e NOK SA, oltre alle centrali di Mühleberg e di Beznau, dispongono anche di altri beni di valore che possono servire se necessario a coprire i costi di smaltimento delle scorie. Le società di gestione di centrali nucleari (Gösgen-Däniken SA e Leibstadt SA) offrono una garanzia sui costi da parte degli azionisti, sancita contrattualmente. Il finanziamento dei costi si svolge come avvenuto finora secondo il principio di causalità, cioè esso spetta alle società esercenti. Si può quindi rinunciare ad un supplemento sulle energie non rinnovabili.
Tenuto conto dei problemi ancora in sospeso e della durata non ancora definita della prevista revisione totale della legislazione sull'energia nucleare, che dovrebbe disciplinare anche la questione della garanzia di finanziamento dei costi di smaltimento, il Consiglio federale ha avviato alla fine del 1997 i lavori preliminari per un'ordinanza concernente un fondo per lo smaltimento delle scorie radioattive delle centrali nucleari. Questo fondo sarebbe strutturato come quello sullo spegnimento. Tuttavia, l'obbligo di versamenti supplementari potrà essere imposto solo dopo l'introduzione di una base giuridica nella legge sull'energia atomica.
3. Gli investimenti adeguati al rincaro degli ultimi 40 anni a favore della ricerca sulla fusione e sulla fissione nucleare sono stati in media dell'ordine di 60 milioni di franchi all'anno, valore corrispondente alle spese per il 1997. La ricerca sulla fissione si concentra attualmente quasi del tutto sulla sicurezza dei reattori e sullo smaltimento delle scorie radioattive. Grazie ad essa, si ottengono nuove conoscenze che sono di fondamentale importanza per la valutazione della sicurezza dell'esercizio, per la stima del periodo di funzionamento delle centrali nucleari, per un immagazzinamento delle scorie sicuro e a lungo termine e in caso di incidenti. Come già avvenuto negli ultimi 5 anni, anche nei prossimi 5 anni il budget della ricerca nucleare verrà ridotto di circa 10 milioni all'anno. Ulteriori tagli pregiudicherebbero una seria valutazione della sicurezza degli impianti. L'affermazione secondo la quale sono da calcolare anche le sovvenzioni pari a 1,5 miliardi a favore dell'energia nucleare e provenienti dalle forze idriche non trova riscontro.
Gli investimenti svizzeri nel settore pubblico a favore delle energie rinnovabili ammontano da alcuni anni a circa 65 milioni di franchi all'anno. Il nostro Paese è quindi in testa nel confronto internazionale (0,147 0/00 del prodotto interno lordo; Paesi Bassi 0,084 0/00; USA 0,032 0/00; Germania 0,037 0/00; Giappone 0,026 0/00 (valori del 1997). Va da sé che la ricerca in questo campo può e deve essere ulteriormente sviluppata. Tuttavia, oltre alle restrizioni di natura finanziaria, non si può prescindere dai seguenti limiti:
- le risorse di personale sono poche anche in questo ambito;
- bisogna evitare di ripetere le attività che già si svolgono nella ricerca a livello internazionale;
- l'industria non è in grado di trasformare in prodotti tutte le novità della ricerca.
Di tutto ciò tiene conto il "Concetto federale per la ricerca energetica", che fissa le linee guida anche per le attività di ricerca nell'ambito delle energie rinnovabili. Tale concetto viene regolarmente esaminato dalla Commissione federale per la ricerca energetica (CORE), alla luce delle nuove conoscenze a livello nazionale, internazionale, del settore pubblico e, se possibile, di quello privato. Nella CORE siedono rappresentanti dell'industria, delle aziende del settore, dei politecnici, delle università, delle scuole universitarie professionali, degli uffici cantonali specializzati, delle fondazioni per la ricerca e del Consiglio svizzero della scienza. La Commissione può stanziare anche a breve termine maggiori fondi a favore di questo concetto. Il Consiglio federale ritiene quindi superfluo elaborare un nuovo rapporto sull'attribuzione di possibili mezzi finanziari supplementari alla ricerca nel campo delle energie rinnovabili.
La Svizzera versa quote di partecipazione in qualità di membro soprattutto ad organizzazioni internazionali (Agenzia internazionale per l'energia atomica, AIEA, e Agenzia per l'energia nucleare, AEN). Per quanto concerne le ragioni a sostegno di una collaborazione all'interno di queste organizzazioni, si rimanda alla risposta all'interrogazione ordinaria Baumann Ruedi del 23 giugno 1998, "Ricerca sull'energia nucleare e sulla fusione" (98.1094).