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98.3637 · Interpellanza · 1998-12-17

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

Dalla comparsa dell'ESB, il Consiglio federale ha emanato i provvedimenti necessari per eradicare l'epizoozia, conformandosi ogni volta allo stato delle conoscenze del momento. Considerate le caratteristiche biologiche dell'ESB, si è supposto fin dall'inizio che il decorso dell'epizoozia sarebbe stato lungo. Si è supposto altresì che la scomparsa dell'epizoozia sarebbe stata possibile solo se fossero stati decisi e soprattutto realizzati interventi e provvedimenti appropriati. La chiara riduzione dei casi conferma l'efficacia della procedura scelta per eradicare l'agente patogeno dell'ESB; gli attuali casi di ESB corrispondono ai dati risultanti dai modelli di previsione. Già nel 1990, quando si manifestò il primo caso di ESB, si prese in considerazione l'ipotesi che poteva esistere un rischio sanitario per gli esseri umani. Per questa ragione, i tessuti nervosi e gli organi potenzialmente infettivi furono immediatamente ritirati dalla catena alimentare.

In merito alle singole domande, il Consiglio federale risponde come segue:

1. Il Consiglio federale segue con attenzione i lavori comunitari in vista di una decisione sulla revoca del divieto di esportazione della carne bovina britannica. La revoca del divieto di importazione da parte della Svizzera verrà discussa con l'UE nel quadro di una soluzione globale.

2. In linea di principio, la trasmissibilità dell'ESB all'uomo è da ritenersi probabile. Questo è quanto si presume per i casi della nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (nvCJD) manifestatisi in Gran Bretagna. L'esatta via di trasmissione tuttavia non è ancora nota. La probabilità che un essere umano possa venire contagiato dall'agente dell'ESB dipende da vari parametri. Fra gli altri, deve venire assorbita una quantità sufficientemente grande di prioni infettivi. Una tale quantità è presente nei tessuti nervosi delle vacche che manifestano i sintomi della malattia o nelle quali la malattia si trova allo stadio d'incubazione. Il rischio che questa quantità venga assunta attraverso il cibo è infinitamente piccolo in quanto, da quando si conosce la problematica, si escludono dalla catena alimentare anche i tessuti nervosi visibili di bovini sani di età superiore a sei mesi.

3. Da molti anni ormai il plasma britannico non viene più utilizzato per la produzione di prodotti sanguigni stabili destinati alla Svizzera. Inoltre, per evitare eventuali contaminazioni incrociate fra lotti di produzione, l'anno scorso ci si è assicurati che gli stabilimenti che fabbricano prodotti sanguigni per il mercato svizzero non trattino plasma britannico destinato ad altri mercati. Nel contesto delle donazioni di sangue in Svizzera, la scelta dei donatori rappresenta un importante elemento di sicurezza. Donatori che sono stati trattati con gli ormoni ipofisari umani o che sono stati sottoposti ad un trapianto della cornea o della meninge non possono più donare sangue. Un altro provvedimento per ridurre il rischio al minimo consiste nel diminuire i globuli bianchi nel sangue dei donatori del nostro Paese. Va sottolineato che si tratta in questo caso della riduzione di un rischio teorico. Il Consiglio federale è convinto che le misure adottate in funzione dell'attuale stato delle conoscenze tengono debitamente conto dei possibili rischi. Inoltre, va rammentato che ai fini della valutazione dei rischi, i risultati degli studi condotti in Gran Bretagna sono costantemente presi in considerazione.

4. Allo stato attuale è effettivamente impossibile valutare con precisione il numero delle persone contagiate dall'agente patogeno dell'ESB in Inghilterra, in Svizzera e in altri Paesi. I principali motivi sono il lungo periodo di incubazione (anni o decenni) tra il momento del contagio e il manifestarsi dei sintomi della malattia (e la morte) nonché l'assenza di un test diagnostico che permetta di rilevare l'infezione, in modo affidabile, prima della comparsa dei sintomi clinici. In un caso isolato osservato in Gran Bretagna, gli esami dei tessuti dell'appendice di un paziente deceduto più tardi a causa della nvCJD, effettuati a posteriori nel 1988, hanno mostrato un'accumulazione di prioni vari mesi prima del manifestarsi dei sintomi iniziali della malattia. Questa potrebbe pertanto essere la prima possibilità di rilevare le infezioni precliniche. Tuttavia, prima che esami su ampia scala delle appendici già prelevate chirurgicamente possano fornire indicazioni affidabili sulla diffusione della contaminazione attraverso l'agente patogeno dell'ESB, devono venire chiariti due aspetti. Innanzitutto, occorre sapere con precisione quanti mesi o quanti anni prima della comparsa della fase clinica dell'infezione il test diagnostico fornisce un risultato positivo, cosa che per il momento, sulla base del singolo caso summenzionato, non è ancora nota. In secondo luogo, occorre accertare che il test non sia positivo anche quando non vi è stata infezione con l'agente infettivo ESB (problema dei risultati falsamente positivi).

Le autorità sanitarie britanniche hanno deciso, nell'autunno 1998, di realizzare uno studio sui tessuti dell'appendice. Una parte di questo studio consisterà nel chiarire gli aspetti menzionati del test diagnostico, poiché senza tali chiarimenti i risultati dello studio non potranno ritenersi soddisfacenti. Le autorità sanitarie svizzere seguiranno pertanto con grande interesse lo svolgimento e i risultati di questa ricerca. Sarà inoltre interessante vedere come le autorità sanitarie britanniche affronteranno la spinosa questione etica posta da simili studi: cosa bisogna fare quando i risultati del test sono positivi e riguardano dunque pazienti affetti da una malattia letale per la quale non vi è terapia? Sarebbe preferibile condurre lo studio in modo totalmente anonimo? Per tali motivi, le autorità sanitarie svizzere non intendono, per il momento, realizzare uno studio di questo tipo.

Dal primo rapporto del 1996 sulla comparsa in Gran Bretagna, presso dieci persone, della nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha ulteriormente intensificato la sorveglianza di questa malattia, che è peraltro soggetta a notifica obbligatoria dal 1988. Dalla fine del 1995, il gruppo diretto dal Prof. Aguzzi presso l'Istituto di neuropatologia dell'Università di Zurigo funge da centro di riferimento nazionale nel campo della diagnosi delle malattie umane causate da prioni. Ciò fornisce all'UFSP la garanzia che l'apparizione di casi della nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob viene accertata in modo affidabile. Finora, in Svizzera, non è stato costatato alcun caso.

5. Il Consiglio federale ritiene che un uso su vasta scala del test della Prionics non è opportuno. Il rapporto tra il costo logistico e finanziario ed il beneficio previsto per l'igiene delle derrate alimentari di un impiego sistematico del test non è favorevole. Questo costoso provvedimento non potrebbe garantire, come suppone l'autore dell'interpellanza, che nella catena alimentare non finiscano bovini infetti. Siccome il test consente di diagnosticare l'ESB solamente nelle vacche colpite che si trovano negli ultimi mesi del periodo pluriennale d'incubazione e il cui cervello presenta già delle alterazioni, un impiego sistematico del test consentirebbe di identificare solo una piccola percentuale supplementare di bovini infetti su un totale comunque minimo. Per poter identificare tutti i bovini che si trovano nel periodo d'incubazione, occorrerebbe disporre di un metodo che consenta di riconoscere gli animali infetti prima che si manifestino le alterazioni del cervello. Tuttavia, un tale metodo non esiste ancora. L'impiego sistematico del test a disposizione non aumenterebbe quindi la sicurezza per i consumatori. Attualmente, la protezione dei consumatori è garantita dal fatto che i tessuti nervosi visibili e tutti gli altri tessuti e organi di bovini macellati di età superiore a sei mesi, nei quali, nel caso di un'infezione, si manifesta o si suppone si annidi l'agente patogeno, sono esclusi dalla catena alimentare. Il test rappresenta piuttosto uno strumento prezioso per sorvegliare e documentare la situazione epizootica degli effettivi bovini svizzeri. Per questa ragione, nel 1999, l'Ufficio federale di veterinaria effettuerà, in collaborazione con i Cantoni, una vasta inchiesta per campione sulle vacche macellate normalmente, su quelle macellate d'urgenza e sulle vacche morte. Verranno esaminati i cervelli di circa 13'500 vacche. In seno alla popolazione bovina, le vacche macellate d'urgenza e quelle morte sono considerate un gruppo ad alto rischio d'infezione e pertanto verranno esaminate tutte, senza eccezione, con il test della Prionics. Le vacche macellate normalmente saranno esaminate mediante prove a caso, secondo criteri epidemiologici che consentiranno di giungere a conclusioni valide per l'intera popolazione bovina.

6.

Risposta del Consiglio federale.