99.3052 · Interpellanza · 1999-03-08
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale ha dibattuto il tema della politica energetica durante diverse sedute da ottobre 1998 a marzo 1999 e ne ha informato la Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia (CAPE), segnatamente con lettera dell'8 marzo 1999.
Il Consiglio federale approva il principio generale della norma di base adottata dal Consiglio degli Stati che prevede una tassa sull'energia come elemento essenziale della riforma delle finanze con incentivi ecologici. A grandi linee il Consiglio federale sostiene anche la proposta disposizione transitoria che prevede di devolvere, per un periodo limitato, una parte delle entrate della tassa sull'energia alla politica energetica, come pure di introdurre quanto prima una tassa d'incitamento (decreto sulla tassa d'incitamento). Il Consiglio federale si è espresso favorevolmente anche riguardo alle proposte per un'agevolazione fiscale delle forze idriche come pure per un aiuto finanziario volto a mantenere e a rinnovare le centrali idroelettriche esistenti.
Due le domande esaminate dal Consiglio federale: quella riguardante la possibilità di sopprimere il canone per i diritti d'acqua e quella di indennizzarne la perdita che ne risulterebbe per i Cantoni e i Comuni (pari a 400 milioni di franchi) tramite i proventi della tassa sull'energia.
Per le seguenti ragioni il Consiglio federale non intende continuare su questa strada:
La soppressione del canone per i diritti d'acqua implicherebbe una forte ingerenza nella sovranità sulle acque dei Cantoni e dei loro Comuni e renderebbe necessario un emendamento della Costituzione federale. Sopprimere il canone significherebbe inoltre rendere Cantoni e Comuni maggiormente dipendenti dai sussidi della Confederazione, privando le autorità concessionarie di un importante oggetto di negoziazione nei loro rapporti con l'economia elettrica. I Comuni concedenti offrono forza idrica grezza e ricevono come controprestazione il canone. Sopprimere quest'ultimo significherebbe mettere a disposizione gratuitamente un'importante materia prima, operazione problematica nell'ottica di un impiego sostenibile delle risorse.
Poiché l'indennità per il guadagno mancato sarebbe limitata alla durate della tassa di incitamento, il canone per i diritti d'acqua dovrebbe in seguito essere reintrodotto, cosa che richiederebbe un ulteriore emendamento costituzionale.
Nella situazione attuale e futura, caratterizzata da un'eccedenza di produzione, l'apertura del mercato farà si che il trasferimento dei costi di produzione di centrali idriche relativamente care non sarà più possibile nella misura attuale. Nemmeno la soppressione del canone per i diritti d'acqua e l'indennizzo delle perdite di guadagno con una tassa sull'energia ridurrebbero sufficientemente i costi di alcune centrali. Gli impianti completamente ammortizzati trarrebbero profitto da questa misura, senza però averne realmente bisogno. Il Consiglio federale è contrario all'indennizzo generale degli investimenti non ammortizzabili. Egli è invece a favore di un sostegno puntuale per la nostra principale fonte di energia indigena. In casi particolari, che saranno definiti dal Consiglio federale, occorrerà mettere a disposizione una parte limitata e ristretta dei proventi della tassa sull'energia.
Risposta del Consiglio federale.