99.3614 · Interpellanza · 1999-12-21
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
1. La sicurezza, nel senso ampio del termine, è un tema interdisciplinare. Il Consiglio federale è consapevole che, in occasione del trattamento di differenti affari - anche quelli soltanto indirettamente in rapporto con la sicurezza - gli aspetti relativi alla sicurezza devono essere considerati in maniera sistematica e conseguente. Proprio perché si tratta di un compito primario dello Stato e ha conseguenze in molti settori, il Consiglio federale, in quanto autorità collegiale, deve assumere esso stesso il compito, allo scopo di assicurare il coordinamento e l'esame globale. Il nuovo Organo direttivo in materia di sicurezza gli fornisce supporto in questo ambito. A livello di singoli progetti, la visione globale è garantita dal fatto che i rappresentanti dei diversi settori sono presenti nelle differenti organizzazioni incaricate dei progetti.
2. La considerazione delle questioni politiche fondamentali dev'essere assicurata dallo stesso Consiglio federale; a causa del suo carattere fondamentale e della necessaria legittimazione politica, essa non può essere delegata a un organo amministrativo. D'altra parte, in tutti i progetti rilevanti in materia di sicurezza elaborati all'interno dell'amministrazione (per es. Esercito XXI, Protezione della popolazione, verifica del sistema di sicurezza interna della Svizzera, USIS), le questioni politiche fondamentali sono identificate al più presto e sottoposte al Consiglio federale per l'apprezzamento.
3. La necessità d'integrazione e di coordinamento temporale è riconosciuta; le esigenze di riforma e altri imperativi non consentono tuttavia di posticipare l'attuazione di progetti a uno stadio avanzato, per attendere il completamento di progetti molto meno sviluppati. Il Consiglio federale è ad esempio consapevole che tra USIS e Esercito XXI vi sia un rapporto importante. Non sembra tuttavia opportuno attendere alcuni anni per la pianificazione di Esercito XXI e l'elaborazione del pertinente concetto direttivo. Questo problema è affrontato tenendo conto delle tendenze che si stanno delineando e mantenendo una certa flessibilità nella pianificazione.
4. Come già indicato nella risposta del Consiglio federale del 6 dicembre 1999 all'interpellanza Frick "Adesione della Svizzera agli Accordi di Schengen e di Dublino", per la Svizzera non è possibile aderire, come membro a pieno titolo, al sistema di sicurezza di Schengen e ad altri strumenti analoghi all'interno dell'Unione Europea (segnatamente l'Accordo di Dublino e il sistema "Eurodac", destinato a controllare meglio i richiedenti d'asilo e gli immigrati illegali sulla base delle impronte digitali). Il Consiglio federale cerca perciò da lungo tempo di contrastare il rischio di una marginalizzazione della Svizzera nel settore della giustizia e degli interni ed ha in primo luogo avviato con gli Stati limitrofi negoziati per il miglioramento della collaborazione transfrontaliera nel settore della sicurezza interna e sugli accordi di riaccettazione. I trattati concernenti la cooperazione transfrontaliera sono stati nel frattempo tutti firmati e quelli con la Francia e l'Italia sono già stati approvati dalle Camere federali. I trattati con la Germania e l'Austria saranno probabilmente discussi dal Consiglio nazionale e dal Consiglio degli Stati nella sessione primaverile o estiva del 2000. Tali trattati non consentiranno tuttavia alla Svizzera di integrarsi nel futuro spazio di sicurezza comune dell'Unione Europea. I trattati con gli Stati limitrofi non costituiscono pertanto alcuna alternativa integrale alla partecipazione allo spazio europeo di libertà, sicurezza e diritto che sta nascendo, ciò che potrebbe essere possibile soltanto con un'adesione all'Unione Europea.
Del rimanente, anche gli incontri regolari dei ministri degli interni dei nostri Stati limitrofi, ai quali partecipa il capo del DFGP, contribuiscono a limitare al minimo il rischio di lacune in materia di sicurezza.
In occasione dell'incontro del Bürgenstock dell'estate 1999, tra tali Stati si è ad esempio convenuto un partenariato in materia d'informazioni per uno scambio istituzionalizzato di dati nei settori delle migrazioni legali / dei passatori, del traffico di stupefacenti, del commercio di armi, del riciclaggio di denaro e della criminalità a luci rosse nonché l'istituzione di una commissione strategica per definire obiettivi di ricerca comuni in occasione del perseguimento da parte della polizia giudiziaria di delitti gravi, segnatamente nei settori della criminalità organizzata e transfrontaliera. I pertinenti lavori di concetto sono in corso e un rapporto sui risultati sarà presentato in occasione del vertice ministeriale previsto per l'estate del 2000.
Accanto a ciò, il Consiglio federale ha tentato di avvicinare progressivamente la Svizzera alle istituzioni dell'Unione Europea e di Schengen nei settori della giustizia e degli interni, senza una preventiva adesione all'Unione Europea. Tale impresa non ha finora avuto successo. Tuttavia, da molto tempo si svolgono colloqui tra esperti nel settore della lotta alle frodi (contrabbando) e la Svizzera, nell'atto conclusivo dei trattati settoriali tra la Svizzera e l'Unione Europea, ha nuovamente fatto valere il proprio interesse per un rafforzamento della collaborazione nel settore della sicurezza interna mediante una dichiarazione unilaterale. Inoltre, la Svizzera appartiene a uno dei primi gruppi di Stati con i quali Europol avvierà negoziati sulla collaborazione in materia di polizia.
Il Consiglio federale valuterà costantemente la questione dell'ulteriore collaborazione tra la Svizzera e l'Unione Europea nei settori della giustizia e degli interni e assicurerà che gli sviluppi decisivi in materia di politica estera in tali settori porteranno ad adeguate risposte da parte della Svizzera.
5. Nell'ambito dell'organizzazione del progetto USIS si assicura che la verifica dei compiti dello Stato nel settore della prevenzione e della repressione, avviata alla fine del 1999, sia coordinata con gli studi nell'ambito della riforma Esercito XXI, già un po' più avanzati. Questo coordinamento è garantito dal fatto che nel comitato di progetto USIS e nel gruppo di progetto sono presenti rappresentanti del DDPS.
6. Il Consiglio federale è dell'opinione che la richiesta espressa dall'interpellante possa essere concretizzata meglio dagli organi esistenti (soprattutto l'Organo direttivo in materia di sicurezza) e dalle organizzazioni di progetto (Esercito XXI, Protezione della popolazione, USIS) che non da altri organi. Le richieste dell'interpellante sono per l'essenziale tenute in considerazione grazie alla multiforme composizione dei pertinenti organi o organizzazioni di progetto. Qualora fossero affrontate questioni (per es. l'attribuzione delle risorse) di eminente importanza politica, esse devono essere obbligatoriamente trattate dalle autorità politicamente legittimate.
7. È chiaro che i compiti in materia di polizia e di perseguimento penale in uno Stato di diritto democratico devono essere per principio assunti da autorità civili e non dalle Forze Armate. La questione relativa alla forma precisa del contributo che l'esercito sarà chiamato a prestare sussidiariamente in questi settori è però uno dei temi principali del progetto USIS. È ancora troppo presto per esprimersi sui principi operativi e di condotta nell'ambito dell'USIS.
Risposta del Consiglio federale.