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Abate Fabio · Nationalrat · 2011-04-13

Abate Fabio · Nationalrat · Tessin · Freisinnig-demokratische Fraktion · 2011-04-13

Wortprotokoll

Gli autori dell'iniziativa popolare "per il rafforzamento dei diritti popolari in politica estera" vogliono modificare l'articolo 140 capoverso 1 della Costituzione federale, aggiungendo così una nuova lettera d, tale da permettere di estendere il referendum obbligatorio a settori definiti importanti della nostra politica estera. L'adozione dell'istituto del referendum obbligatorio in ambito di politica internazionale si è rivelato una rarità nella recente storia delle votazioni popolari. Ecco dunque la proposta in esame, con la quale si vuole estendere la possibilità del popolo di partecipare direttamente alla nostra politica estera.

Ora, leggendo il messaggio del Consiglio federale possiamo accertare alcuni elementi estremamente interessanti della questione - non senza difficoltà, poiché è un'impresa ardua distinguere un settore importante da uno irrilevante, così come giocoforza si imporrebbe con l'adozione del nuovo articolo costituzionale. Sono stati elencati alcuni trattati decisi dal 2006 al 2009 che ai sensi dell'iniziativa sarebbero stati sottoposti al voto popolare. Ne cito due: protocollo aggiuntivo del 24 gennaio 2002 alla Convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina relativo al trapianto di organi e di tessuti di origine umana; Convenzione riveduta di Lugano del 30 ottobre 2007 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale. Si tratta di argomenti estremamente difficili e innanzitutto - occorre sottolinearlo - assolutamente distanti da un dibattito politico conflittuale, che inoltre non hanno suscitato alcun interesse nella popolazione. E proprio a questo particolare aspetto voglio dedicare il mio intervento.

Una democrazia diretta invidiata come la nostra non riesce comunque a nascondere qualche malanno. Negli ultimi quarant'anni l'evoluzione socioeconomica ha esercitato una costante pressione sulle spalle del legislatore, chiamato a generare leggi in tutti i settori che hanno imposto l'adozione di regole. Spesso la codificazione si estende ad ambiti che richiamano le competenze di specialisti.

Ciò è lo specchio della complessità dei rapporti che si sviluppano in modo estremamente dinamico all'interno della nostra società. Allorquando si attivano i meccanismi della democrazia diretta succede che il popolo si ritrovi a decidere questioni che non lo interessano oppure che sono estremamente complicate e che purtroppo si espongono a facili manipolazioni dal profilo dell'informazione. La democrazia si trasforma in tecnocrazia e la partecipazione popolare ne risente, così come la credibilità delle istituzioni. I due argomenti e trattati citati poc'anzi che ai sensi dell'iniziativa sarebbero stati sottoposti al voto popolare lo testimoniano appieno. Ossia, una maggiore partecipazione popolare alla politica estera senza alcuna distinzione sostenibile si rivelerebbe un esercizio privo di interesse e di motivazione per i cittadini e le cittadine, chiamati ad informarsi su temi assolutamente incomprensibili - senza poi dimenticare l'assoluta assenza di un dibattito. Infatti, nel nostro ordinamento costituzionale legislativo il popolo vota dinnanzi ad una divergenza di opinioni: - al sovrano l'ultima parola!

Dunque, credo che un'estensione semplicemente quantitativa dei diritti popolari in materia di politica estera non è un contributo plausibile a rafforzamento della democrazia diretta. L'indifferenza rimarrebbe sovrana. Il controprogetto diretto del Consiglio federale mette ordine dal profilo politico e rappresenta una valida alternativa. Ma è solamente per questo motivo che va sostenuto.