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Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · 2011-06-09

Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2011-06-09

Wortprotokoll

Oggi discutiamo dei nostri rapporti con l'Europa e del futuro degli accordi bilaterali. Ciò non può prescindere dalla situazione sul mercato del lavoro caratterizzata da un aumento del divario salariale. I Cantoni periferici sono sicuramente i più toccati, ma il dumping salariale non è più solo una realtà dei Cantoni di frontiera. Per la prima volta in Svizzera, grazie anche alle misure di accompagnamento agli accordi bilaterali, è stato possibile operare un controllo del mercato del lavoro. Questi controlli portano alla luce una massiccia pressione sui salari da parte dei datori di lavoro. Il 40 per cento delle aziende controllate pagano salari inferiori al dovuto, il che porta a uno smantellamento del sistema sociale a danno di tutti e a favore di pochi. Situazioni inaccettabili, per le quali sicuramente i datori di lavoro devono assumersi la responsabilità. I controlli da soli, però, non migliorano la situazione. Gli abusi devono poter anche essere perseguiti, con sanzioni efficaci contro le ditte che praticano il dumping salariale e contro le imprese generali che lo tollerano. Oggi le multe per violazioni dell'obbligo di versare un salario minimo fissato da un contratto collettivo di lavoro sono troppo basse e manca la base legale per sanzionare adeguatamente le violazioni dei contratti collettivi di lavoro. Come hanno scritto tre Cantoni - segnatamente Ticino, Ginevra e Vallese - in maniera molto chiara e forte a lei, signor ministro dell'economia e consigliere federale Schneider-Ammann, sollecitandola perché agisca, con una lettera del 25 marzo 2011 che dice "la situazione attuale non è più tollerabile perché favorisce il dumping salariale e mina la credibilità delle autorità incaricate dell'applicazione delle misure di accompagnamento". Signor consigliere federale, questi Cantoni aspettano una risposta.

Laddove non esistono regole come i salari minimi legali le cose vanno ancora peggio. In Ticino - e ciò capiterà anche in altre zone della Svizzera - assistiamo a una sempre più marcata pressione sui salari nel settore del commercio, nei servizi, nelle banche e nelle fiduciarie, settori nei quali vi è sufficiente manodopera indigena - in certi settori addirittura in abbondanza - e anche formata.

Rispondendo ad alcuni atti parlamentari, il Consiglio federale ha confermato la sua volontà di perseguire la via bilaterale, a condizione che non avvenga con accordi che non fanno l'interesse del nostro Paese. Fare gli interessi del nostro Paese significa, però, che nell'ambito delle negoziazioni con l'Unione europea non ci possono essere concessioni sulle condizioni di lavoro e sulle misure di accompagnamento. Ma non solo: le misure di accompagnamento agli accordi bilaterali devono essere rafforzate per evitare la pressione sui salari e la precarietà sul lavoro.

Oggi, concludo, ci saremmo aspettati che il Consiglio federale, e in particolare il dipartimento dell'economia, desse una risposta a chi con atti parlamentari chiede di colmare i vuoti legislativi che favoriscono queste situazioni, che portano il dumping salariale e la precarietà, proprio per permettere una discussione serena e non dogmatica sui nostri futuri rapporti con l'Unione europea. Non è stato il caso, non abbiamo trovato queste risposte. Mi auguro che le risposte ai problemi dei falsi indipendenti, della pratica del subappalto e delle scarse possibilità di sanzione arrivino presto, affinché i vantaggi della libera circolazione delle persone siano equamente distribuiti.