Cassis Ignazio · Nationalrat · 2012-12-04
Cassis Ignazio · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2012-12-04
Wortprotokoll
Se non avesse avuto il sostegno di 108 826 cittadini svizzeri direi apertamente che quest'iniziativa è una provocazione per tutti noi svizzero italiani che da 164 anni crediamo che la Svizzera sia anche il nostro Paese. Leggendola si prova un brivido e resta l'amaro in bocca. E nemmeno si può squalificarla quale buffonata partorita da un gruppo di buontemponi in preda a un raptus germanicus! Dietro c'è calcolo, ma soprattutto c'è incuranza e superficialità circa la natura del nostro Paese. Il sovrano si esprimerà. Ci dirà se vuole - o se non vuole - quella famosa "Willensnation" fondata appunto su volontà di convivenza comune. "Eine Willensnation muss wollen!", ci ricorda Kaspar Villiger nel suo arguto libro "Die politische Kultur der Schweiz: Zukunfts- oder Auslaufmodell?".
Tra tutte le molte buone ragioni per respingere quest'iniziativa ce n'è una che da sola basta e avanza: quest'iniziativa sancisce de facto la fine della Svizzera italiana, intesa sia come territorialità, sia come costituente linguistica e culturale della Svizzera. È pur vero che fu un francese - Napoleone Bonaparte - e non gli amici confederati a decidere che la nostra terra facesse parte a pieno titolo dell'Elvezia, dopo secoli di baliaggi. Ecco, leggendo l'iniziativa, ma anche il messaggio del Consiglio federale, ho avvertito una brutta emozione, quasi si volesse ribobinare il film della storia e tornare all'era dei baliaggi.
Nel suo abituale linguaggio diplomatico, il Consiglio federale a pagina 5035 del messaggio afferma: "infine si ridurrebbero anche le probabilità del cantone Ticino e delle regioni italofone del cantone dei Grigioni di conquistare un seggio in Consiglio federale." Tradotto dal politichese all'italiano ciò significa l'esclusione definitiva e permanente della Svizzera italiana dal governo del Paese. Se già oggi l'assenza prolungata dell'italiano rende monca l'azione governativa e mette a dura prova la coesione nazionale, l'accoglimento di quest'iniziativa popolare chiuderebbe definitivamente il capitolo. La Svizzera tornerebbe ad essere un Paese bilingue: tedesco e francese; 164 anni gettati al vento!
Secondo il testo dell'iniziativa popolare - all'articolo 175 capoverso 5 della Costituzione federale - almeno due membri del Consiglio federale devono essere eletti fra i cittadini eleggibili domiciliati in cantoni latini.
Ma smettiamola con questa favola della Svizzera latina, inventata dagli svizzero tedeschi solo per comodità! La Svizzera latina è come un vecchio cassetto polveroso di una scrivania del sottoscala, nel quale sistemare la Svizzera poco importante. La Svizzera latina non esiste!
Spiace dover costatare che la cosa preoccupi assai poco gli ambasciatori di quest'iniziativa il cui obiettivo, a loro dire, sarebbe invece proprio quello di aumentare e migliorare la democrazia rappresentativa. La dissonanza del testo è tale che evoca in me l'emozione della burocratica inefficienza di un campo di concentramento nel quale imprigionare la mente.
Per fortuna in mezzo a tante nubi tenebrose colgo un bagliore di speranza: mi proviene dalla minoranza II (Amarelle). Nella sua lucida essenzialità, questo breve ed armonioso controprogetto diretto coglie la vera natura del nostro Paese e ci indica la via per perfezionarne il governo nello spirito plurilingue e nel rafforzamento della coesione nazionale. Non posso che esprimere un grazie sincero per questo controprogetto. E al diavolo gli appunti mossi da chi pretende che la signora Amarelle esca dal seminato - forse, ma esagerando, dal seminato giuridico ma certamente non da quello politico!
Perciò vi chiedo, esprimete un chiaro no all'iniziativa popolare, frutto di un abbaglio storico, e sostenete invece la minoranza II (Amarelle), se è questa la "Willensnation" che volete!