Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · 2013-04-15
Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2013-04-15
Wortprotokoll
Abbiamo sentito proprio nell'intervento di chi mi ha preceduto, nell'intervento del collega Amstutz, cosa vuol dire quest'iniziativa per i loro promotori e che cosa succederebbe se questa iniziativa dovesse passare: vorrebbe dire mettere in discussione l'accesso delle donne al mondo del lavoro, significherebbe incoraggiare le donne a rimanere a casa, nonostante abbiano un'adeguata formazione, e penalizzare di fatto quelle famiglie che decidono di ricorrere per la cura dei figli a strutture esterne alla famiglia.
Questa iniziativa - qui sta uno dei suoi paradossi - crea delle false illusioni. False illusioni, perché le deduzioni fiscali favoriscono ulteriormente le famiglie con redditi alti e non permettono quindi una reale scelta per molte famiglie del ceto medio o medio-basso su come e quanto tempo dedicare alla cura dei figli. False illusioni, perché quelle donne che lasciano il lavoro per dedicarsi interamente alla cura dei figli, hanno difficoltà poi a reinserirsi nel mondo del lavoro una volta cresciuti i figli e sono penalizzate dal punto di vista pensionistico. False illusioni, perché i problemi delle famiglie non si risolvono con sgravi fiscali a vantaggio di pochi, ma combattendo i costi che pesano sulle famiglie come quelli degli affitti o dei premi cassa malati.
L'iniziativa viola poi il principio costituzionale dell'imposizione secondo la capacità economica. Passasse l'iniziativa, ad essere penalizzate sarebbero quelle famiglie dove entrambi i coniugi lavorano, altro che trattamento paritario, come si pretende di avere con l'iniziativa! Una famiglia all'interno della quale solo uno dei due coniugi lavora non ha quelle spese per la custodia dei figli, che un'altra famiglia deve sostenere per poter conciliare famiglia e lavoro. A parità di reddito queste due famiglie avrebbero con quest'iniziativa le stesse deduzioni, ma non le stesse spese: più alte per color che ricorrono alla cura dei figli tramite strutture di accoglienza o terze persone, più basse per quelle dove uno dei [PAGE 577] due genitori, in genere la donna, rimane a casa dedicandosi alla cura dei figli. Si tratta di un evidente paradosso teso a favorire con delle deduzioni fiscali chi i mezzi comunque già ce li ha; intendo, appunto, quei redditi alti, sui quali oggi sono stati portati anche degli esempi, da parte di alcuni colleghi che mi hanno preceduto, a dimostrazione che questa iniziativa non va a favore della maggioranza delle famiglie.
Ci sono poi ragioni di ordine finanziario, che mi spingono a respingere quest'iniziativa: ai cantoni e ai comuni mancherebbero di fatto mezzi per finanziare e potenziare gli asili nido, i doposcuola, le mense, quelle strutture necessarie per garantire una vera conciliabilità tra famiglia e lavoro.
Ci sarebbe quindi una mancanza di mezzi per permettere alle famiglie una vera libera scelta di come e in che misura occuparsi dei propri figli. Se la deduzione prevista dagli autori dell'iniziativa dovesse corrispondere al massimo attualmente deducibile per la custodia dei figli da parte di terzi - l'avete sentito anche da parte dei relatori -, l'iniziativa causerebbe perdite di oltre un miliardo di franchi ai cantoni; questo è stato detto e dimostrato anche dalla Conferenza cantonale dei direttori delle finanze.
Ci vuole dunque una vera politica familiare, adattata alla realtà della società di oggi. Ci vogliono misure che permettano a uomini e donne di conciliare famiglia e lavoro. Sempre più donne vogliono poter lavorare, sempre più uomini vogliono avere del tempo per dedicarsi alla cura e la vita dei figli. Sempre più coppie decidono di organizzare la loro attività lavorativa in modo da conciliare famiglia e lavoro. Ma volontà e buone intenzioni non bastano. Ci vogliono interventi concreti per permettere questa conciliabilità come, appunto, il potenziamento, in tutta la Svizzera, in tutte le regioni, delle strutture di accoglienza per i bambini o la possibilità di introdurre lavori a tempo parziale. Ci vogliono interventi concreti per una vera politica familiare, invece di quello che propone l'iniziativa, ossia un sussidiamento delle famiglie più agiate e ricche tramite sgravi fiscali.
Vi invito quindi a raccomandare di respingere l'iniziativa popolare.