Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2013-06-20
Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2013-06-20
Wortprotokoll
L'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa" contiene una richiesta che definirei di una semplicità disarmante, ossia che la Svizzera torni a regolare i flussi d'immigrazione. Regolare l'immigrazione è uno dei compiti fondamentali di uno Stato che rientra negli stessi presupposti della sua esistenza. Con gli accordi bilaterali e segnatamente con la libera circolazione delle persone, la Svizzera ha rinunciato a questa sua facoltà nei confronti dei cittadini dell'Unione europea, una scelta che ha avuto conseguenze negative soprattutto per le regioni di frontiera.
Malgrado la SECO continui imperterrita, per il tramite di statistiche addomesticate, a sostenere tesi del tipo "immigrazione uguale ricchezza" ed a raccontare che anche nelle regioni di frontiera con la libera circolazione delle persone tutto fila a meraviglia, la realtà del territorio è ben diversa.
Se lo stesso Consiglio federale ha ritenuto di ricorrere alla clausola di salvaguardia vuol dire che il quadro roseo dipinto dalla SECO e da altri - più volte anche da chi negli interventi in questa sala mi ha preceduto, forse non conoscendo la realtà delle regioni di frontiera - probabilmente non trova un riscontro sul terreno.
L'Europa, soprattutto quella del sud, si trova in una crisi nera e noi questa Europa in crisi nera ce l'abbiamo fuori dalla porta di casa. In Italia si è giunti al punto da invitare pubblicamente i cercatori d'impiego ad emigrare in Svizzera, il che nel caso concreto significa in Ticino. Quindi, non essendo la vicina Penisola in grado di risolvere i propri problemi occupazionali li scarica su di noi per il tramite della libera circolazione delle persone. Questo è, tra l'altro, probabilmente l'unico punto su cui destra e sinistra della vicina Penisola sono riuscite a mettersi d'accordo.
Aggiungo che le nuove ondate di asilanti arrivati in Sicilia dall'Eritrea venivano indirizzate verso nord - come prassi consolidata.
È chiaro che in tali circostanze l'immigrazione incontrollata non può esistere e quindi bisogna avere il coraggio di fare retromarcia. A questo si aggiunge che al momento della stipula e poi della votazione popolare sugli accordi bilaterali non si poteva certo prevedere la crisi gravissima in cui sarebbe precipitata l'Europa e non si poteva neppure prevedere la situazione allarmante in cui si sarebbe venuta a trovare l'Italia, dove perfino una regione del nord come il Piemonte nell'ultimo rating di Moody's risulta declassata a "junk", cioè a spazzatura.
Le condizioni sono dunque radicalmente cambiate e questo giustifica sotto tutti i punti di vista un'inversione di rotta. Questo giustifica che la Svizzera si riappropri della facoltà di regolare i flussi migratori a tutela del nostro mercato del lavoro, della nostra sicurezza e anche del nostro Stato sociale. L'immigrazione incontrollata provoca poi costi infrastrutturali importanti, derivanti da un aumento anormale della popolazione, e adesso è legata anche all'aumento degli affitti, come è stato peraltro dimostrato anche dai promotori apartitici dell'iniziativa Ecopop che sono stati citati in precedenza.
L'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa" merita inoltre un sostegno massiccio da parte del Ticino poiché essa prevede la reintroduzione dei contingenti per i frontalieri. Il contingentamento è l'unica misura possibile per evitare al nostro cantone un pesante deterioramento occupazionale con gravissime ripercussioni sociali. Qualsiasi altra misura è benvenuta, per carità, ma alla fine sono misure come il classico cerotto sulla gamba di legno, perché non risolvono il problema alla radice. L'unica possibilità è quindi una modifica radicale, un cambiamento di rotta ragionevole, come quello che viene proposto dall'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa" che invito a sostenere.