Pantani Roberta · Nationalrat · 2013-06-19
Pantani Roberta · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2013-06-19
Wortprotokoll
Dunque, ci siamo. Dopo aver giurato e spergiurato che mai e poi mai saremmo arrivati allo scambio automatico di informazioni, il Consiglio federale ci ha comunicato esattamente il contrario. Un processo che noi temevamo da tanto visto l'andazzo e le continue genuflessioni nei confronti dell'Unione europea e degli Stati Uniti d'America; ieri abbiamo visto l'ultimo esempio. Eppure, fino a poche settimane fa la signora consigliera federale ci assicurava che questo non sarebbe mai stato preso in considerazione. Lunedì scorso però abbiamo visto il nostro ministro delle finanze accanto al signor Semeta, commissario dell'Unione europea per la fiscalità, che tronfio e raggiante dettava l'agenda a un ministro di un Paese sovrano ed indipendente, dichiarando che l'era del segreto bancario è finita a livello globale. Quindi, porte aperte, secondo lui, allo scambio automatico di informazioni.
Nonostante sia criticata da più parti, la Svizzera da anni è all'avanguardia nella lotta al riciclaggio di denaro, ha le regole più strette in maniera di identificazione degli aventi diritti economici e tante attività bancarie sono sottoposte a controlli da parte di autorità quale la FINMA - eppure ogni occasione è buona per contestare il segreto bancario e chiederne la sua abolizione.
La maggior parte delle piazze finanziarie internazionali non hanno certamente adottato neppure lontanamente le nostre regole. Le recenti dichiarazioni di Austria e Lussemburgo, che si sono detti pronti a passare allo scambio automatico di informazioni, devono essere considerate con la massima cautela. Una messa in scena mediatica, chiamiamola così, è pure la dichiarazione del Regno Unito, secondo la quale le sue isole del Canale si impegnerebbero a fornire informazioni bancarie sia allo stesso Regno Unito nonché alla Francia, alla Germania, all'Italia e alla Spagna. Veniamo agli Stati Uniti, a quegli Stati Uniti che ci imporrebbero di aprire gli archivi delle nostre banche per fornire i dati di clienti e che impongono a noi parlamentari di approvare una nuova legge che vada a loro favore, mentre in casa loro hanno Florida, Texas, Delaware che resistono con fermezza alle pressioni del Congresso e si rifiutano - lo sottolineo: si rifiutano! - di sottoporsi a posizioni contrarie alla legge del loro Stato e in particolare all'implementazione dello scambio automatico di informazioni. Perché dovremmo quindi accettare le pressioni di Stati che ci vorrebbero imporre condizioni ancora più drastiche, mentre essi non sempre rispettano quei vincoli che da parte sua la Svizzera applica già scrupolosamente?
Da più parti viene invocata l'applicazione dello standard OCSE. Ma noi tutti sappiamo come andrà a finire. La realtà è che purtroppo il Consiglio federale, anno dopo anno, passo dopo passo, non ha fatto altro che cedere a pressioni dall'estero, dichiarando invece di agire nell'interesse del Paese. Ma davvero il Consiglio federale ci crede sul serio? Ho l'impressione che il nostro governo sia troppo attento ad adattare le proprie scelte a quelle dei governi dell'Unione europea e degli Stati Uniti e che lavori sotto dettatura di funzionari e burocrati d'identità e di Paesi stranieri. Davvero il signor Semeta e i rappresentanti dell'Unione europea hanno usato lo stesso tono e le stesse parole, tanto apprezzate dal Consiglio federale, ad esempio con il premier britannico David Cameron, con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e con il capo del governo della Repubblica di Singapore Loong? No, io sono sicura di no!
Pertanto, visto che la reciprocità viene invocata solo ed esclusivamente a senso unico, il che è pure una contraddizione in termini, lo scambio automatico di informazioni è semplicemente da rispedire al mittente. Quello che dalla comunità internazionale viene tollerato e concesso ad altri, non può essere non tollerato e non concesso anche a noi. Perché noi abbiamo non il diritto ma il dovere di salvaguardare i nostri interessi nazionali e di rifiutare tutte quelle norme e tutti quei provvedimenti che mirano ad indebolirli.