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Romano Marco · Nationalrat · 2013-09-26

Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2013-09-26

Wortprotokoll

Il collega Caspar Baader, con questa iniziativa parlamentare, propone una serie di modifiche della procedura di trattamento delle domande di soppressione dell'immunità parlamentare. In particolare propone di introdurre la possibilità, per il parlamentare interessato, di impugnare con opposizione dinanzi alle Camere una decisione delle commissioni competenti.

La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha proceduto il 27 maggio 2013 all'esame preliminare dell'iniziativa parlamentare e propone, con una netta maggioranza di 13 voti contro 7 e 1 astensione, di non darle seguito. Quale argomento prioritario, in commissione è stato rilevato che l'iniziativa intende modificare gli articoli della legge sul Parlamento relativi alla procedura di soppressione dell'immunità, entrata in vigore nel dicembre 2011, quindi neanche due anni fa. L'iniziativa è stata quindi depositata solo sei mesi dopo la modifica della procedura relativa all'immunità. Costatando che i motivi che avevano portato alla modifica della legge sul Parlamento sono sempre validi, la commissione non vede alcun motivo di riprendere la discussione dopo così poco tempo, tanto più che il nuovo disciplinamento si è dimostrato valido in entrambi i casi in cui è stato applicato, una volta prima e una volta dopo il deposito di questa iniziativa parlamentare.

È evidente che le proposte contenute nell'iniziativa parlamentare si rifanno al caso Blocher che ha coinvolto la commissione all'inizio della corrente legislatura. È ipotizzabile che nella procedura vi siano degli aspetti da affinare ancora ulteriormente ma è necessaria una casistica più ampia, due casi non bastano. Ritornare alla procedura passata è inopportuno e inutile a questo momento. Inoltre, prevedere la possibilità di portare la procedura dinanzi alle Camere mediante ricorso sarebbe contrario all'obiettivo principale della recente revisione legislativa. È chiaro che una commissione che si riunisce a porte chiuse svolge il proprio mandato con maggiore proporzionalità e rispetto per il valore giuridico della decisione. Rispetto a una Camera, la commissione accerta con maggiori approfondimenti i fatti rilevanti, dà all'accusato l'opportunità di pronunciarsi, identifica, soppesa e risolve le questioni giuridiche che si pongono, rispetta il principio della proporzionalità e si preoccupa di garantire una prassi coerente al di là del singolo caso. La componente politica è quindi mitigata rispetto ad un dibattito all'interno di una Camera o all'interno delle due Camere del Parlamento.

Contrariamente a quanto affermano l'autore e la minoranza nelle proprie motivazioni, le ragioni delle decisioni prese dalle commissioni competenti non sono assolutamente tenute segrete: oltre a comunicare il risultato delle loro deliberazioni, le commissioni presentano, a giustificazione delle loro decisioni, un resoconto dettagliato dei motivi addotti, incluse le argomentazioni delle minoranze. La prassi attuale garantisce così una maggiore imparzialità nel trattamento dei casi di immunità, al contrario di quanto sostiene l'autore dell'iniziativa. Il rischio che le simpatie o le antipatie dei diversi parlamentari abbiano un ruolo nella decisione, in commissione è in realtà minore rispetto ad un dibattito all'interno di una Camera.

Concludo ricordando che la Commissione delle istituzioni politiche propone con 13 voti contro 7 e 1 astensione di non dar seguito all'iniziativa. La legge è appena stata modificata. I casi fino ad oggi sono stati due e la procedura decisa con l'ultima riforma si è rivelata adeguata e proprozionale.