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Rusconi Pierre · Nationalrat · 2013-04-17

Rusconi Pierre · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2013-04-17

Wortprotokoll

Schengen è ormai diventato sinonimo di insicurezza, un pozzo senza fondo di spese, di soldi letteralmente gettati al vento, visto i risultati ottenuti. Prendiamo l'esempio della sicurezza: l'entrata della Svizzera nello spazio Schengen avrebbe - dico avrebbe - dovuto migliorare questo aspetto grazie a una maggiore collaborazione internazionale. In realtà, perché la realtà è molto più dura, la soppressione dei controlli alle frontiere interne e le lacune alle frontiere esterne ridotte a dei colabrodo, pensiamo al Sud Italia, fanno di Schengen una vera e propria libera circolazione dei criminali.

Il Ticino purtroppo ormai è una cavia di questo esperimento veramente mal riuscito. Nelle regioni di confine - al confine sud della Svizzera e in Ticino in particolare - avvengono con inquietante regolarità crimini, attacchi agli uffici cambi, attacchi ai distributori di benzina. L'ultimo è accaduto lunedì scorso, due giorni fa, a Stabio. Anche i sindaci delle regioni hanno più volte denunciato la crescente insicurezza, scrivendo anche al Consiglio federale. Le statistiche dimostrano che a livello svizzero dopo l'entrata in vigore di Schengen, le rapine sono aumentate del 22 per cento dal 2008 al 2009 e del 15,7 per cento dal 2011 al 2012. Aggiungiamo il fatto che occasionalmente Paesi dell'Unione europea come Francia, Danimarca e Olanda hanno sospeso temporaneamente l'accordo. Questo la dice tutta sull'affidabilità e sulla sicurezza che esso garantisce.

Oltre alla problematica della criminalità si aggiunge la beffa dei costi, nettamente superiori a quanto è stato preventivato. Se nell'opuscolo elettorale il Consiglio federale tranquillizzava il popolo, stimando i costi a 7,4 milioni di franchi all'anno, poco tempo fa ha dovuto ammettere che tra il 2008 e il 2011 sono stati spesi in totale circa 268 milioni di franchi, ovvero una media di oltre 67 milioni di franchi all'anno, una cifra quasi dieci volte superiore a quanto era stato preventivato. Per il periodo 2013-2016 sono addirittura stati stimati costi complessivi, per i vari dipartimenti coinvolti in Schengen, tra 92 e 100 milioni di franchi svizzeri. Quando ci è stata prospettata l'adesione a Schengen, il Consiglio federale ha peccato di superficialità o si è trattato di malafede elettorale? Hanno voluto far credere agli svizzeri che costava poco e adesso scoprono che costa tanto? È stato voluto questo? È una domanda non di poco conto.

Vi è quindi una sola soluzione per frenare questa deriva: riprendere in mano con coraggio questa situazione e approvare la mozione che chiede di rescindere questo assurdo accordo, rinegoziando su basi che diano maggiore sicurezza ai nostri cittadini. Solo così potremo riprendere il pieno controllo delle nostre frontiere e del nostro Paese.