Maspoli Flavio · Nationalrat · 2001-09-25
Maspoli Flavio · Nationalrat · Tessin · Fraktionslos · 2001-09-25
Wortprotokoll
Stiamo parlando oggi di un argomento nato male e che rischia di morire anche peggio. Una fondazione, quella definita "della solidarietà", che è stata lanciata in dieci minuti e che a un bel momento non ha fatto nessun successo, né all'interno del Parlamento, né tanto meno nel popolo, che non ne voleva sapere. E allora ecco l'iniziativa popolare dell'UDC, che propone qualcosa di estremamente concreto e a nostro modo di vedere anche valido, ma che non si poteva certo lasciare passare così. Non si può certo tollerare, né in questa sala, né all'interno della classe politica, che l'UDC abbia una buona idea. Pertanto, bisognava trovare una soluzione per combattere la buona idea dell'UDC, che era nata dopo il fallimento della fondazione "della solidarietà". Ed ecco che nasce una soluzione pasticciata che, però, rischia di fare gola a tanti, perché dire: diamo un terzo ai cantoni, sempre affamati di soldi, potrebbe invogliare qualcuno ad accettare questa soluzione.
Ora tutti piangiamo perché l'AVS non è finanziata, perché è difficile finanziarla, perché, si dice, fra trent'anni non sarà più finanziabile, ma quando qualcuno vuol fare qualcosa di concreto, lo combattiamo. Questo, perlomeno, non è molto coerente e, a nostro modo di vedere, non è neppure troppo corretto.
Perché non si è fatto un controprogetto dicendo: "Va bene, allora, metà all'AVS e metà ai cantoni"? Eh no! No, perché bisognava in qualche modo cercare di salvare questa fondazione "della solidarietà"; all'interno di un paese che è già solidale con tutti quelli che hanno bisogno; all'interno di un paese in cui, non dimentichiamolo, vi sono pur sempre ancora un dieci per cento di persone che vivono sulla soglia della povertà; all'interno di un paese in cui i premi delle casse malati continuano a salire, in cui questo Parlamento e tutta la classe politica non riescono a fermare l'emorragia che da questo deriva e non riescono a portare sollievo alle famiglie che fanno fatica, mese dopo mese, a pagare i premi della cassa malati.
Solidali dunque con chi? Solidali con chi ne ha bisogno! Perché, forse, la Svizzera non è stata solidale fino ad oggi con chi aveva realmente bisogno? E perché creare una fondazione, dove ci vorranno un direttore, tre o quattro sottosegretari, cinque segretari aggiunti, nonché membri del consiglio di amministrazione, che costeranno soldi, che porteranno via soldi proprio a quelli che invece, forse, ne avrebbero bisogno e che potrebbero beneficiare di questa fondazione? Perché il Consiglio federale non dice: "Vabbè, noi mettiamo a disposizione una certa cifra, senza creare nuovi organismi, nuovi organici che servono solo a mangiare soldi e non certo ad aiutare chi ne ha bisogno"?
È da dieci anni che ho il piacere di frequentare quest'aula, è da dieci anni che io sento le colleghe e i colleghi ripetere fino alla nausea che la Svizzera non è un'isola, che la Svizzera non può isolarsi dal resto del mondo. È da dieci anni che lo sento: la Svizzera va avanti, così com'è, da dieci anni, anche malgrado tutte le tiritere che sentiamo in caso contrario. Cosa ha a che vedere questa Fondazione Svizzera solidale con la Svizzera isolata? Qualcuno me lo spiegherà, forse, più tardi. È un altro elemento che serve a trarre in inganno il popolo e che serve a far riempire la bocca a chi vuole trascinare il nostro paese in avventure poco chiare e non desiderate dal popolo.
Noi, dal canto nostro, sosteniamo l'iniziativa popolare dell'UDC e bocciamo il controprogetto, che è una soluzione di compromesso, che cerca di accontentare tutti ma che in effetti non accontenta nessuno, e sicuramente scontenta il popolo e quella parte di popolo che più avrebbe bisogno della vera solidarietà.