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Romano Marco · Nationalrat · 2013-03-21

Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2013-03-21

Wortprotokoll

La cronaca ci segnala regolarmente di abusi e reati a sfondo sessuale che vedono come vittime bambini o persone particolarmente vulnerabili. Sono abusi perpetrati non solo in famiglia, ma anche da parte di figure professionali o impegnate a titolo volontario che entrano in contatto con essi. Le cifre fanno rabbrividire: in Svizzera i reati su fanciulli registrati dalla polizia sono in media quattro ogni giorno; e si tratta unicamente di quelli conosciuti. Ogni volta che apprendiamo queste notizie proviamo un senso di sconforto e di rabbia, a maggior ragione, quando veniamo a sapere che l'autore di questi atti deplorevoli in passato è già stato condannato per reati simili. Ma come è possibile, mi chiedo e ci chiediamo, che abbia avuto ancora l'occasione di ripeterli? Non sono da solo a chiedermelo. A chiederselo sono anche le oltre 110 mila persone che hanno sottoscritto l'iniziativa popolare "Affinché i pedofili non lavorino più con i fanciulli" dell'associazione Marche Blanche.

L'iniziativa, come più volte citato, chiede che una persona condannata per aver leso l'integrità sessuale di un fanciullo o di una persona dipendente, quindi non solo un bambino, ma anche un adulto, un anziano o un disabile, venga definitivamente, per tutta la vita, privata del diritto di esercitare un'attività professionale od onorifica a contatto con essi. Non si chiede che non possa più lavorare, ma che non lavori più in questo ambito.

Il Consiglio federale e la maggioranza della commissione riconoscono la validità degli obiettivi che l'iniziativa si prefigge di raggiungere ma invocando il principio della proporzionalità non vogliono sostenerla, presentando un controprogetto diretto. Questo è veramente un grande peccato, è veramente una cosa difficile da spiegare alle cittadine e ai cittadini di questo Paese. La proposta di controprogetto tiene conto di numerosi aspetti non ancora risolti e sollevati in diversi atti parlamentari presentati in questi ultimi anni. Un lavoro degno di nota, che vuole introdurre novità importanti, ma che sostanzialmente non affronta con sufficiente coraggio il tema della recidiva. Manca d'incisività, motivo per cui non vale assolutamente la pena entrare in materia del controprogetto.

Se da una parte le norme in vigore verranno migliorate, dall'altra la loro limitazione nel tempo non permetterà di garantire un livello di sicurezza ancora superiore come in caso di un allontanamento permanente, come chiesto dagli autori dell'iniziativa. La possibilità di interdire per un determinato periodo di tempo il colpevole, una volta scontata la pena, l'iscrizione nel casellario giudiziario, che comunque non è mai definitiva e l'eventuale controllo elettronico non sono un passo avanti, non sono un passo sufficiente; in una società che ha fatto della mobilità un elemento cardine non sono sufficienti. Spostarsi e ricominciare una nuova vita altrove dopo una condanna non è assolutamente difficile. Una volta terminato il periodo di allontanamento stabilito dal giudice e cancellata l'iscrizione nel casellario una persona condannata per abusi sessuali su minori o persone dipendenti potrà ancora tornare a lavorare o occuparsi di attività extraprofessionali. Non c'è alcuna garanzia che non possa ripetere nuovamente le stesse azioni. Di mestieri e di attività da svolgere nel tempo libero ce n'è una vasta scelta. Non c'è assolutamente una necessità di lavorare a contatto con persone deboli o con bambini.

Come datori di lavoro, responsabili e membri di associazioni del tempo libero, genitori e figli, o semplicemente come cittadini dobbiamo interrogarci e chiederci quale sia il rischio che siamo disposti a correre e quali misure è necessario mettere in campo per diminuire il rischio. Vogliamo davvero che i nostri figli o le persone più vulnerabili possano venir esposte al rischio di subire quanto altri purtroppo hanno già vissuto magari molti anni prima? Io dico di no, e per questo sosterrò l'iniziativa popolare "Affinché i pedofili non lavorino più con i fanciulli". Le proposte dei vari controprogetti, in nome di una proporzionalità che in questo ambito stride fortemente, non danno garanzie sufficienti.