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Regazzi Fabio · Nationalrat · 2014-05-06

Regazzi Fabio · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2014-05-06

Wortprotokoll

I promotori di questa iniziativa, la sinistra, hanno sempre manifestato un'antipatia viscerale nei confronti dell'imposizione forfettaria, considerandola contraria al principio di eguaglianza di trattamento e a quello dell'imposizione secondo la capacità contributiva. Non sorprende quindi che ne sia l'autrice. Tuttavia, di fronte a questa posizione ideologica rigida e dogmatica s'impongono alcune riflessioni che dettaglierò in cinque punti.

1. Anzitutto l'imposizione forfettaria non è una novità nel nostro sistema fiscale. Anzi, l'imposizione forfettaria è iscritta nella nostra legislazione sin dal 1935, ovvero da quasi ottant'anni! Non si tratta quindi di un concetto nuovo, e nemmeno è stata concepita come un privilegio. Sin dall'inizio rispondeva all'esigenza di tassare correttamente e agevolmente delle persone fisiche che sceglievano di domiciliarsi in Svizzera senza esercitare un'attività lucrativa e il cui reddito e fortuna si trovavano all'estero. Per questo motivo l'imposizione si basa sul dispendio con alcune varianti a seconda che il contribuente svolga ancora un'attività lucrativa all'estero o meno.

2. L'imposizione forfettaria è già stata corretta. Consapevole del fatto che questa forma d'imposizione nel tempo non ha fatto l'unanimità, il Parlamento ha inasprito di recente la legge federale in materia, imponendo delle condizioni più rigide che entreranno in vigore nel 2016. Quindi dopo ottant'anni si è già provveduto ad apportare i giusti correttivi.

3. I benefici economici derivanti da questo genere di tassazione sono ingenti. Una sorta di gallina dalle uova d'oro, come è stata definita da più parti, che annualmente versa quasi 670 milioni di franchi di imposte. Stando ai calcoli 22 500 impieghi dipendono direttamente e indirettamente da questa forma di tassazione, che genera annualmente un plusvalore economico e sociale stimato a 4,8 miliardi di franchi. Insomma è un sistema consolidato, pragmatico, relativamente semplice, e da cui Confederazione, cantoni e comuni da un lato ed economia nazionale dall'altro traggono grandi benefici.

4. Queste semplici cifre ci aiutano a capire come sarebbe un harakiri per il nostro Paese rinunciare a questa forma d'imposizione, soprattutto nell'attuale contesto di concorrenza fiscale tra Stati. Il paradosso è che mentre in Svizzera alcuni ambienti particolarmente portati all'autolesionismo - basti guardare alle recenti iniziative da loro lanciate -, propongono l'abolizione del sistema d'imposizione forfettaria, altri Paesi - Austria, Belgio, Lussemburgo, Monaco e Regno Unito, per citare i più vicini - continuano e continueranno tranquillamente a trarre, con gradi diversi, ingenti vantaggi fiscali dai ricchi contribuenti stranieri. Non bisogna essere dei chiaroveggenti per intuire che questi contribuenti sceglieranno altri lidi fiscali più vantaggiosi, facendo perdere al nostro Paese attrattività nella concorrenza internazionale concernente le persone molto facoltose e nel contempo anche molto mobili.

Del resto talune informazioni in merito a eventuali ripercussioni finanziarie sono fornite dalle cifre del cantone di Zurigo. In reazione all'abrogazione dell'imposizione secondo il dispendio a partire dal primo gennaio 2010 le persone tassate secondo il dispendio che hanno lasciato il cantone di Zurigo entro la fine del 2010 erano 97 su 201, di cui 67 si sono trasferite in un altro cantone e 30 hanno lasciato la Svizzera. Ciò corrisponde a una quota di emigrazione di circa il 48 per cento e a minori entrate che il messaggio del Consiglio federale purtroppo però non ricostruisce.

Come per le ripercussioni finanziarie, anche gli effetti economici sono difficilmente quantificabili. Negativamente colpite sarebbero in particolare le regioni periferiche come la mia, strutturalmente deboli, che le perdite di posti di lavoro legate all'emigrazione di contribuenti tassati secondo il dispendio non potrebbero compensare in altro modo se non aumentando le imposte ordinarie.

5. Torno al primo aspetto sollevato nel mio intervento per ribadire che l'imposizione secondo il dispendio s'iscrive in una lunga tradizione del nostro sistema fiscale federalista, e riveste una grande importanza anche per i cantoni che la usano come proprio strumento di promozione economica per contrastare l'impietosa concorrenza internazionale. La sua abolizione significherebbe un'improvvida ingerenza nei diritti tributari cantonali da parte dell'autorità federale, senza che quest'ultima in contropartita sia in grado di proporre delle misure compensatorie per le minori entrate causate ai cantoni da questa sciagurata proposta.

Per questi motivi, ritengo che questo sistema vada preservato ad ogni costo e vi invito pertanto a raccomandare di respingere l'iniziativa popolare.