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Pantani Roberta · Nationalrat · 2013-06-20

Pantani Roberta · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2013-06-20

Wortprotokoll

Dopo il Lussemburgo la Svizzera è il Paese d'Europa con la più alta percentuale di immigrazione. È da questa elementare ma significativa costatazione che dovremmo partire per affrontare la discussione. Se anche altre nazioni facessero almeno la metà di quello che abbiamo fatto noi per l'immigrazione nel corso della storia, oggi non saremmo qui a discutere di un'iniziativa più che mai necessaria per garantire stabilità, sicurezza, identità e benessere del nostro Paese. Del resto, quanti sono gli Stati in cui gli stranieri sono tra il 23 e il 28 per cento - in Ticino sono più del 27 per cento -? E quante sono le città come per esempio Lugano, dove gli stranieri sono oltre il 40 per cento? Le risorse naturali, il territorio che abbiamo e le risorse di cui disponiamo non sono infiniti.

Come hanno sottolineato anche ambienti non vicini a chi ha lanciato l'iniziativa dell'UDC, non è pensabile che un Paese così piccolo come il nostro cresca a ritmo di più di 80 000 immigrati l'anno. A questi ritmi non possiamo farcela. Lo sapete bene anche voi che vi cullate nell'illusione che l'immigrazione sia come il libero mercato che si regola da solo, in base alla legge della domanda e dell'offerta. Abbiamo visto tutti come si è regolato da solo il libero mercato, continuando ad accogliere più immigrati di quanto possiamo permetterci, mettendo anche a repentaglio un modello delicato che si regge su equilibri costruiti nel corso dell'ultimo secolo ma che è sempre più in bilico. Sull'immigrazione il Consiglio federale e i fautori delle porte aperte ad oltranza ci hanno raccontato cose che poi non hanno corrisposto alla realtà, come su Schengen. Ricordate? Doveva essere una piccola meraviglia, un colpo di genio, messo a punto da fini politici e abili strateghi. Oggi assistiamo al congelamento di quell'accordo scellerato proprio da parte di quei Paesi che ne avevano tessuto le lodi. E noi che siamo un po' gli ingenui dell'Europa ovviamente continuiamo a far finta che tutto vada bene.

Per quanto riguarda il Ticino, le cifre parlano da sé: anche se la SECO, che non cura certamente gli interessi della popolazione interessata dal fenomeno sconvolgente, non è d'accordo, è un dato di fatto - noi lo sappiamo - che il confine tra il Ticino e l'Italia ogni santo giorno viene attraversato da più di 56 000 frontalieri. In un cantone di 330 000 abitanti entrano dunque 56 000 persone, per altro concentrate quasi esclusivamente nel Mendrisiotto e nel Luganese. La grande maggioranza di queste persone prendono l'auto per recarsi al lavoro, solo pochi si servono dei mezzi pubblici.

La massiccia presenza di frontalieri in alcuni settori provoca impressionanti fenomeni di dumping salariale. Alcuni gruppi e associazioni, solitamente anche lontani dalle battaglie della Lega dei ticinesi, hanno portato alla luce situazioni spiacevoli, come persone pagate a cifre indegne, di cui la stampa ha lungamente parlato. Ormai quasi ogni settore del mercato del lavoro, compreso quello del tirocinio, è diventato un programma occupazionale per i disoccupati della vicina Penisola. Se ci sono figure che non si riescono a reperire in Ticino, ce ne sono altre di cui il Ticino invece abbonda, ma che vengono lasciate a casa per far spazio ai frontalieri. E come se non bastassero 56 000 frontalieri, a questo numero vanno aggiunte le 38 000 notifiche di padroncini che stanno creando situazioni paradossali.

Così, però, non possiamo andare avanti. La situazione in molti Paesi dell'Unione europea non fa che peggiorare. Gli articoli apparsi recentemente sulla stampa italiana che descrivono la Svizzera come il Paese di Bengodi, dove è facile e vantaggioso trasferirsi, dovrebbero metterci in guardia. Non venite a raccontarci che noi possiamo permetterci di tutto e di più perché siamo ricchi e abbiamo opportunità che abbondano. Non è vero!

La Svizzera non può e non deve diventare un Paese di più di 10 milioni di abitanti, semplicemente perché non se lo può permettere. Non abbiamo il diritto, ma il dovere di introdurre tetti massimi annuali. Con l'iniziativa si chiede di introdurre contingenti annuali per i vari permessi destinati a stranieri. In questi dovrebbero essere compresi anche i richiedenti l'asilo ma soprattutto i frontalieri. È una soluzione che noi chiediamo da tempo. Quest'iniziativa va quindi nella giusta direzione. Cerchiamo di salvare in questo momento difficile il salvabile e chiediamo di ritornare alla situazione pre-Schengen, ai pre-accordi bilaterali sulla libera circolazione delle persone. Le conseguenze, purtroppo, le abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni ed è ora di trovare una soluzione.

Infine, non dimentichiamoci un piccolo particolare: può essere nobile, generoso e bello accogliere tutti finché si vuole, spalancare le porte a gente di ogni dove, ovviamente facendone pagare lo scotto alla popolazione locale, ma comunque è da persone irresponsabili. Non dimentichiamoci che - come in tutti i Paesi del mondo - l'immigrazione dovrebbe servire in primo luogo gli interessi nazionali e non quelli dei Paesi a noi vicini.

Per questi motivi vi invito a voler sostenere l'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa".