Romano Marco · Nationalrat · 2014-09-16
Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2014-09-16
Wortprotokoll
La diffusione del plurilinguismo nell'amministrazione federale è oggettivamente un grave problema. L'italiano è sottorappresentato e la situazione del francese non è assolutamente migliore. Una sfida riconosciuta dal Consiglio federale, ma purtroppo fino ad oggi - malgrado notevoli sforzi legislativi - ancora incompiuta. La volontà a livello esecutivo sembra esserci, ma nella pratica quotidiana, soprattutto nei quadri e nei quadri intermedi, vi è un approccio troppo passivo. In taluni settori vi è una vera e propria chiusura. Il tedesco domina e ai ticinesi e ai romandi viene negato anche un semplice legittimo colloquio d'assunzione. L'ignoranza linguistica di taluni preclude a priori il miglioramento del plurilinguismo a tutti i livelli. Il funzionario dirigente che zoppica in francese e non capisce una parola di italiano, assumerà solo persone della propria lingua - un vortice difficile da frenare.
Con questo postulato, presentato nel dicembre 2012, si chiede un rapporto che analizzi e illustri in maniera schematica e tabellare la situazione, in modo da consentire un aggiornamento periodico e paragonabile dei dati. Si deve analizzare l'appartenenza linguistica dei collaboratori a livello di segretariati generali e di uffici federali - penso ai quadri titolari del posto e se possibile anche ai sostituti -, in base agli organigrammi delle singole unità, come pure dei capi del personale e dei membri delle conferenze interdipartimentali. Non è nulla di trascendentale, si tratta di prendere gli organigrammi dei singoli dipartimenti e tre matite colorate, una per il tedesco, una per l'italiano e una per il francese, e di colorare le singole caselle a dipendenza della lingua madre del dipendente. Si tratta di chiedere qual è la lingua madre a qualche centinaio di collaboratori - possiamo anche chiedere se sono romanci, quindi sarebbero quattro matite colorate. È un lavoro relativamente facile da svolgere nel giro di qualche giorno, bastano un telefono e un po' di buona volontà.
Leggendo il parere del Consiglio federale del 20 febbraio 2013 sono rimasto allibito. Arrampicandosi letteralmente sui vetri, si afferma che il lavoro è troppo complesso. Folle, il governo non vuole analizzare la situazione attuale! Come si può migliorare la presenza di italofoni e romandi in futuro, se si rifiuta di analizzare il presente? Forse si ha paura che esca un quadro predominato dal tedesco? Forse consumereste in pochi minuti la matita colorata utilizzata per marcare gli svizzero tedeschi?
In una successiva ora delle domande ho potuto chiarire con lei, signora consigliera federale, la situazione.
L'11 marzo 2013, rispondendo ad una mia domanda, ha infatti affermato: "Come più volte sottolineato, il Consiglio federale attribuisce comunque grande importanza alla promozione del plurilinguismo in seno all'amministrazione federale: per questo motivo, anche se i postulati 12.4050 e 12.4265 sono stati respinti, le informazioni richieste saranno fornite in una forma adeguata entro la fine del 2013." Il problema era dunque la tempistica della richiesta. Chiedevo entro fine marzo 2013 e l'avete giudicato impossibile. Ora la citata fine del 2013 da voi manifestamente espressa nella risposta è anche passata, ma so che nell'amministrazione si è pronti a presentare il rapporto richiesto. Forza, non siamo lontani dalla fine del 2014!
Ritengo importante approvare il postulato affinché nei prossimi mesi si possa fornire quanto richiesto. Avremo un anno di ritardo, ma avremo comunque finalmente un quadro globale del "Istzustand", della situazione odierna. Per migliorare la situazione occorre avere in chiaro il quadro di qual è la situazione presente e sapere quanti tedescofoni, quanti italofoni e quanti francofoni occupano i posti chiave dell'amministrazione federale. Solo in questo modo la strategia futura potrà essere implementata.
Nel frattempo è anche migliorato il quadro legislativo; penso alla nuova ordinanza sulle lingue che sancisce chiaramente la rappresentanza delle comunità linguistiche nell'amministrazione, così come ad una serie di misure a favore del plurilinguismo. Bene! Ma dobbiamo analizzare il presente e di conseguenza questo postulato è fondamentale.
Vi invito ad accettarlo senza indugio. Magari, signora consigliera federale, potrebbe anche lei invitare il Parlamento ad approvare quanto proposto per compiere quest'analisi. Sono passati sia il mese di marzo 2013 che la fine dell'anno 2013. Non è quindi più una questione di tempi, ma di segnali e di lavori concreti. La questione tempistica è risolta. Bocciare questo postulato è un segnale pericoloso.