Lexipedia

Merlini Giovanni · Nationalrat · 2015-03-04

Merlini Giovanni · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2015-03-04

Wortprotokoll

Questa iniziativa popolare è particolarmente infelice, a cominciare dal titolo scelto dai suoi promotori, i quali paventano a torto una - non meglio precisata - "sessualizzazione" degli allievi nella scuola dell'infanzia e nella scuola elementare.

Bersaglio dell'iniziativa è l'educazione sessuale scolastica obbligatoria a partire dalla scuola dell'infanzia. Ma in realtà i primi responsabili dell'educazione dei bambini e degli adolescenti alla sessualità sono i loro genitori e solo in seconda battuta la scuola. Fa parte del mandato formativo generale della scuola garantire però anche le pari opportunità. Pertanto le lezioni di educazione sessuale impartite verso la fine della scuola elementare vengono a completare l'educazione ricevuta in famiglia. Da anni in Svizzera vengono impartite lezioni di educazione sessuale a partire dalle scuole [PAGE 120] elementari: in tutti i cantoni questo insegnamento tiene conto del livello di sviluppo dei bambini e degli adolescenti, secondo quanto prevedono del resto i piani di studio cantonali e regionali di riferimento. Nel cantone Ticino, per esempio, dagli anni Settanta si pratica un approccio misto: gli insegnanti impartiscono le lezioni di educazione sessuale in collaborazione con specialisti esterni. L'insegnamento ha luogo nell'ambito di progetti interdisciplinari e di attività formative quotidiane o in risposta a domande da parte degli allievi. I genitori vengono sistematicamente informati riguardo all'impostazione dell'educazione sessuale e non sono previste dispense. Per la prevenzione degli abusi, le scuole possono usufruire di programmi organizzati da attori esterni. In Ticino l'educazione sessuale non è né una materia a sé stante, né un argomento che rientra in una materia più ampia, tranne che nella nona classe in cui fa parte delle scienze naturali.

Il testo dell'iniziativa contiene disposizioni troppo specifiche che stabiliscono addirittura le condizioni a cui deve sottostare l'organizzazione dell'educazione sessuale nella scuola dell'infanzia e dell'obbligo e limita in modo importante l'autonomia cantonale in materia scolastica prevista dall'articolo 62 della Costituzione.

Se fosse accolta, l'iniziativa non permetterebbe più di garantire che tutti i ragazzi dall'inizio della pubertà siano messi a conoscenza dei temi più importanti della sessualità. Sorgerebbe quindi un conflitto tra l'articolo 11 della Costituzione e il mandato formativo dello Stato definito dalla stessa Costituzione federale agli articoli 19 e 62. Si metterebbe così a rischio il benessere a cui tutti i minori hanno diritto: è infatti essenziale poter fornire loro un'informazione e un'educazione sessuale adeguate all'età e allo sviluppo per garantire l'integrità personale e la protezione dagli abusi sessuali, dal contagio dall'HIV e da altre infezioni sessualmente trasmissibili, nonché da gravidanze indesiderate. Affinché però tutti i ragazzi vi abbiano accesso, questa azione d'informazione e di sensibilizzazione deve necessariamente aver luogo nell'ambito dell'istruzione scolastica di base.

Non dimentichiamoci che ogni minore è purtroppo esposto al rischio di subire una violenza sessuale. È dunque indispensabile che tutti i bambini e tutti gli adolescenti in Svizzera possano beneficiare di misure di prevenzione indipendentemente dalla situazione familiare, proprio perché anche all'interno della famiglia si possono purtroppo sviluppare i fattori di rischio che possono generare abusi sessuali, come ha ben dimostrato lo studio Optimus Svizzera del 2012, secondo cui la maggior parte degli abusi sessuali su bambini sono compiuti all'interno della ristretta cerchia familiare, ossia dal padre, dal fratello, dalla madre, dallo zio o da un amico di uno dei genitori. Sarebbe quindi irresponsabile rinunciare ad insegnare precocemente ai minori come proteggersi dagli abusi sessuali e come parlarne.

La struttura federale del sistema educativo svizzero è un punto di forza e va salvaguardato. Va quindi evitato l'inserimento, nella sezione della nostra Costituzione dedicata ai diritti fondamentali, di disposizioni così specifiche come quelle dell'iniziativa riguardanti addirittura i piani di studio e persino le modalità concrete dell'organizzazione scolastica, interferendo inopportunamente nella sovranità cantonale.

Vi chiedo quindi di seguire la maggioranza commissionale, raccomandando ai cittadini di respingere questa iniziativa.