Lexipedia

Regazzi Fabio · Nationalrat · 2014-12-08

Regazzi Fabio · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2014-12-08

Wortprotokoll

Inizio con il dichiarare i miei conflitti d'interesse: sono imprenditore e dirigo l'azienda fondata da mio nonno, poi sviluppata da mio padre e ora nelle mani della terza generazione, e per questo fortemente preoccupato - assieme a migliaia di piccoli artigiani e imprenditori - per i contenuti dell'iniziativa popolare in discussione oggi.

Incentrerò il mio intervento su un paio di aspetti che inquietano l'azienda che dirigo, che - con i suoi 140 collaboratori - è un importante punto di riferimento economico per altrettante famiglie e per la regione in cui abito, cioè il locarnese. Questa piccola realtà, come è il caso dell'80 per cento delle imprese in Svizzera, ha una conduzione familiare ed è quotidianamente confrontata con una concorrenza sempre più agguerrita.

Per esperienza vissuta, la trasmissione di un'impresa è sovente un processo difficile, delicato ed emozionale per le persone interessate. Si tratta molto spesso di trapassare a degli eredi l'opera e anche i sacrifici di più generazioni e di garantirne la sopravvivenza. Del resto, se la maggior parte dei cantoni ha abolito le imposte sulle successioni e le donazioni per i discendenti diretti, è anche per preservare le imprese e i posti di lavoro che da esse dipendono.

Ma veniamo agli elementi più contestabili della proposta: in primo luogo trovo assolutamente inaccettabile, un insulto alla correttezza e alla decenza, aver voluto rendere la norma retroattiva al primo gennaio 2012. È un approccio irrispettoso e sprezzante per aggirare lo spirito della Costituzione che non permette alle leggi di essere retroattive.

In secondo luogo, l'iniziativa sulle successioni complicherebbe notevolmente il passaggio delle imprese a seguito dell'onere fiscale imposto ai discendenti diretti. In molti casi gli eredi, per far fronte a questo onere, dovranno indebitarsi o dissanguare le finanze dell'azienda sacrificando magari importanti investimenti per mantenerla competitiva, o addirittura venderla. Per poter beneficiare di alcune riduzioni, bisognerà in ogni caso soddisfare condizioni molto rigide: gli eredi dovranno proseguire l'attività dell'impresa interessata per almeno dieci anni, un periodo decisamente lungo in ottica aziendale. Ma la continuazione delle attività e il tasso d'imposizione del 20 per cento non sono gli unici motivi di preoccupazione per le imprese. L'incertezza è molto grande a seguito dei numerosi aspetti che appaiono nebulosi e che rimangono da precisare: basterà detenere la maggioranza delle azioni o sedere nel consiglio d'amministrazione per beneficiare di sgravi o gli eredi devono occuparsi di questioni operative? Cosa succederà se un'impresa fallisce dopo otto anni? Gli eredi dovranno assumersi il pagamento dell'imposta? Come verrà valutata la responsabilità degli eredi che non hanno ripreso l'azienda? Chi sarà considerato come erede? Sarebbe sufficiente se un solo erede prosegue le attività dell'impresa, mentre l'iniziativa parla di "eredi", usando il plurale?

I promotori dell'iniziativa, manco fossero dei novelli Robin Hood, vorrebbero saccheggiare i patrimoni familiari e ridistribuirli. Fermiamo la loro fobia nei confronti di chi crea lavoro e benessere cercando di sfruttare un sentimento diffuso nell'opinione pubblica, che si rivolta a giusto titolo contro quella parte dell'economia che si è dimenticata l'etica degli affari. Questa volontà di tassare sempre più la ricchezza in nome di una presunta equità denota una mentalità molto pericolosa, che non solo mette a repentaglio la sopravvivenza di molte piccole e medie imprese - la spina dorsale della nostra economia - ma contribuisce anche ad esacerbare il confronto sociale.

Fatico francamente a capire questo astio, tradotto anche in altre infelici iniziative, da parte della sinistra nel voler continuamente picconare un sistema che assicura impiego, benessere a una parte importante della nostra popolazione e che ci consente di mantenere una socialità all'avanguardia. [PAGE 2229]

Indipendentemente dall'odio ideologico della sinistra nei confronti della ricchezza - ricchezza che peraltro abbiamo visto non essere una prerogativa solo degli esponenti borghesi - i patrimoni famigliari svolgono un ruolo importante per la formazione del capitale di rischio e della disponibilità ad investire, che sono le premesse per il buon funzionamento e la continuità di un'azienda. Nel contesto di una sempre più accresciuta concorrenza internazionale tra piazze economiche, sarebbe preferibile promuovere le potenziali fonti di finanziamento dell'innovazione e dell'imprenditorialità piuttosto che soffocarle a colpi di aumenti d'imposta e sempre maggiori oneri.

Vi invito pertanto a raccomandare di respingere la presente iniziativa popolare ed esprimo già sin d'ora l'auspicio che il popolo avrà il buon senso di spazzarla via con un risultato chiaro ed inequivocabile.