Romano Marco · Nationalrat · 2012-09-17
Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2012-09-17
Wortprotokoll
Questa riforma di portata minore della legge sul personale federale contiene elementi centrali per la promozione del plurilinguismo e delle competenze linguistiche nell'amministrazione federale. Purtroppo il Consiglio federale agisce fissando esclusivamente deboli ed inconsistenti obiettivi a lungo termine, suddivisi per dipartimento, e senza esercitare la necessaria pressione sui propri funzionari dirigenti. In questo modo i risultati sono e restano decisamente insoddisfacenti. L'italiano è nello Stato una lingua marginale e, negli organi dirigenti, sta sparendo anche il francese. Le candidature latine trovano oggettivamente ancora grandi difficoltà rispetto a quelle tedescofone. [PAGE 1438]
L'amministrazione federale è tuttavia al servizio di tutto il Paese e deve dialogare direttamente con tutte le sue componenti linguistiche - nell'era della comunicazione immediata ancora di più. Mi pare quindi un'evidenza il fatto che un funzionario dirigente riesca a comprendere bene almeno tre lingue e ad esprimersi attivamente in due; possibilmente non solo tedesco e francese. Si tratta di una condizione minima, forse data per scontata, ma assolutamente non realtà.
Negli articoli 4 capoverso 2 lettera e ed ebis si fissano finalmente nella legge questi requisiti minimi e inderogabili. Signora presidente della Confederazione, tocca ora al Consiglio federale, quale datore di lavoro responsabile e sensibile alla questione linguistica, promuovere con fatti concreti il plurilinguismo e le competenze linguistiche dei suoi funzionari. I corsi di lingue non devono risultare un'attività accessoria, ma un elemento centrale per fare carriera nello Stato. Chi non sviluppa le proprie competenze linguistiche, per rispondere a tutto il Paese, non può fare carriera.
Nell'ambito dell'articolo 6a la commissione ha accettato una mia proposta di emendamento a favore di un'equa presenza delle minoranze linguistiche nei consigli di amministrazione e negli organi dirigenti delle aziende e degli stabilimenti della Confederazione; penso alla Posta, alle Ferrovie, ai politecnici federali.
Concludo invitandovi a sostenere anche la mozione del Consiglio degli Stati volta a rafforzare il plurilinguismo. Sono ormai due anni che è stata istituita la funzione di delegato al plurilinguismo e oggettivamente non sono percepibili evoluzioni positive. Il delegato nelle scorse settimane ha rassegnato le dimissioni per fine novembre. Gli obiettivi fissati dai singoli dipartimenti per il 2012-2014 sono blandi e incoerenti, poiché prevale l'autonomia dipartimentale e una visione poco concreta di lungo termine. Le proposte e i tentativi d'intervento costruttivi del delegato sono spesso stati limitati e perfino bloccati.
È necessario creare condizioni quadro favorevoli e collocare il delegato in una posizione che gli permetta di agire efficacemente per promuovere un plurilinguismo individuale e istituzionale conforme alla legge sulle lingue, utile sia per l'amministrazione sia per il Paese. La nomina del delegato, mi pare evidente, deve far parte nel futuro prossimo delle competenze del Consiglio federale.