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Romano Marco · Nationalrat · 2015-09-09

Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2015-09-09

Wortprotokoll

Nell'entrata in materia di questo dibattito dobbiamo decidere se vogliamo discutere della realtà o se vogliamo semplicemente alimentare paure, dipingere un quadro distorto della situazione e non risolvere i problemi reali. Da inizio anno a fine luglio in Austria - Paese molto simile al nostro - sono arrivate 37 000 richieste d'asilo, mentre in Svizzera gli arrivi sono stati 15 800, cioè meno della metà. Fare notare questa circostanza non significa ignorare o banalizzare la realtà ma contestualizzarla ed è quello che occorre fare. La problematica migratoria è globale e va gestita. Non è possibile risolverla con moratorie o pensare che revisioni legislative come questa evitino ogni problema.

La situazione internazionale è nota: centinaia di migliaia di persone si muovono verso l'Europa e tra queste ci sono sempre più donne e bambini. Numerosi Paesi hanno perso il controllo della situazione. E la Svizzera? In Svizzera non c'è caos, nessuno dorme ammassato in una stazione e gli arrivi dei migranti, anche se continui ed estenuanti per chi lavora al fronte a cui va tutta la nostra riconoscenza, sono nettamente inferiori alle cifre riscontrate nei Paesi a noi circostanti. Smettiamola di inventare problemi solo perché mancano cinque settimane alle elezioni federali!

La posizione di chi oggi invita a non entrare in materia e respingere tutto il progetto è strumentale ed elettorale. Non risolvere i problemi fa comodo ma è irresponsabile farlo in questo ambito. La mozione per una moratoria immediata in materia d'asilo, proposta dall'UDC, che verrà trattata alla fine di questo dibattito è indegna. È una politica da struzzi che ignora il contesto internazionale e che metterebbe in grave difficoltà il nostro Paese. Vogliamo che la gente si ammassi a Chiasso? Vogliamo fomentare l'illegalità e vedere dormire persone in stazione? Vogliamo che si accumulino decine di migliaia di incarti? Il nostro sistema asilo funziona, abbiamo strutture sufficienti per gestire la situazione attuale. La gestione delle richieste permette sostanzialmente di accogliere chi ha diritto all'asilo nel solco della tradizione umanitaria svizzera.

Nel contempo, i dati lo dimostrano, siamo poco attrattivi verso chi sa di non avere possibilità di accoglimento. Non siamo la calamita d'Europa e la situazione non è fuori controllo. Vi sono aspetti che vanno migliorati e questa riforma ne è un elemento. Non si risolverà tutto, ma poniamo solide basi per ulteriori passi futuri. La maggior parte degli incarti viene finalmente gestita dalla Confederazione. Tramite centri federali si potranno accelerare le procedure, concentrare le risorse e gestire al meglio la logistica. Nel contempo, garantendo una consulenza giuridica gratuita, si accorceranno notevolmente i tempi delle procedure e i tempi di ricorso. I test negli ultimi due anni dimostrano efficacia. Decisioni più rapide permettono di rispondere alla sfida presente accogliendo chi merita rifugio e respingendo chi si muove per meri interessi economici o, peggio - ci sono anche questi -, con cattive intenzioni. Non polarizziamo il dibattito riducendolo a toni buonisti ma utopici o ad un'irresponsabile chiusura totale come vuole la moratoria dell'UDC. Costruite pure un muro, ma poi guardate in faccia a tutti coloro che vi si ammasseranno davanti.

Il gruppo PPD/PEV sosterrà la linea pragmatica della maggioranza. Il progetto è noto all'opinione pubblica, non è nulla di rivoluzionario. Invitiamo pure la sinistra ad assumersi la propria responsabilità di governo e a sostenere un progetto già sostenuto in votazione referendaria dal 80 per cento della popolazione il 9 giugno 2013. La sinistra ora deve dimostrare responsabilità di governo e non lasciare sola la propria consigliera federale su questo importante dossier.

Non tutto funziona correttamente. Bisogna ricordare anche quanto va migliorato: prima di tutto il rinvio delle persone non ammesse. In Romandia c'è sicuramente parecchio da fare. Il Consiglio federale deve agire con fermezza e dove i cantoni non agiscono è corretto tagliare i contributi federali in materia. È inutile avere procedure rapide e poi non riuscire nel rinvio. In secondo luogo è fondamentale che il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, in caso di necessità, se la situazione dovesse degenerare, metta a disposizione strutture e risorse. In terzo luogo la problematica questione degli eritrei va chiarita al più presto evitando speculazioni e promuovendo un'azione diplomatica e politica concreta verso questo regime.

In conclusione non posso che ricordare che a Chiasso ogni giorno arrivano parecchie decine di migranti. La pressione per chi lavora al fronte è costante, talvolta estenuante. È doveroso garantire loro - penso alle guardie di confine - il miglior quadro legislativo possibile, ma soprattutto risorse necessarie per far fronte alla sfida. Verso i passatori e gli approfittatori serve infine una linea molto severa con una repressione efficace.