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Semadeni Silva · Nationalrat · 2015-09-17

Semadeni Silva · Nationalrat · Graubünden · Sozialdemokratische Fraktion · 2015-09-17

Wortprotokoll

L'influenza della speculazione sul prezzo delle materie prime agricole è controversa, ma lo studio pubblicato nel marzo dell'anno scorso da Alliance Sud, la comunità di lavoro che raggruppa le principali associazioni per la politica di sviluppo, mostra che gli argomenti contro questo tipo di speculazione sono solidi. È vero che non rappresenta la sola causa delle fluttuazioni dei prezzi dei generi alimentari, ma il gioco coi derivati rafforza queste speculazioni, con conseguenze a volte drammatiche per i più poveri nei Paesi dipendenti dalle importazioni. Dal 2000 la speculazione con le derrate alimentari aumenta, tanto che attualmente è 33 volte più importante rispetto a dieci anni fa. Sia negli anni 2007 e 2008 che nel periodo fra il 2010 e il 2012 i prezzi del grano, del mais, della soia e di altri generi alimentari di base sono saliti alle stelle. La Banca mondiale ha calcolato che nel 2014 44 milioni di persone sono cadute in miseria a causa dell'aumento dei prezzi dei beni alimentari. In certi Paesi anche un moderato aumento dei prezzi può portare a malnutrizione o alla fame. La speculazione qui non può avere posto!

Ammetto che l'argomentazione del Consiglio federale, che ci raccomanda di respingere l'iniziativa senza controprogetto, non mi risulta incomprensibile. Ci troviamo di fronte a un problema di portata internazionale ed è facile dire che non tocca a noi, piccola Svizzera, impegnarsi più di tanto per risolverlo. Tuttavia, anche nel nostro bel Paese si specula sui generi alimentari. Nel 2014 sono stati investiti dalle banche svizzere da 6 a 7 miliardi di franchi in materie prime agricole, come leggo nel messaggio del Consiglio federale. Anche se questi investimenti speculativi sono marginali in confronto con il volume totale dei patrimoni amministrati in Svizzera, di fronte ai 795 milioni di persone che non hanno abbastanza da mangiare. La ricerca del profitto in questo campo ai miei occhi è inammissibile. Il nostro impegno per l'aiuto allo sviluppo sarebbe ben più credibile senza questa attività speculativa!

La fame e le crisi alimentari si possono vincere, specie se si considera che il mondo produce cibo per sfamare 12 e non solo 7 miliardi di persone.

E non dimentichiamo: ridurre la povertà e la fame nel mondo significa anche contribuire a ridurre i fenomeni migratori. La povertà e l'ingiustizia, il colonialismo vecchio e nuovo, le multinazionali che non devono rispettare standard sociali e ecologici, il commercio di armi e la guerra - oggi tutti questi nodi vengono al pettine. I milioni di profughi, i loro tragici destini, ci pongono di fronte a una grande sfida, che rischia di mettere in questione i principi fondamentali della nostra civiltà come i dritti umani e la solidarietà. Facciamo oggi questo piccolo passo. Eliminando la speculazione, eliminiamo almeno un fattore che influenza, che accentua ingiustificatamente la disponibilità di cibo per i più poveri. Non possiamo aspettare che tutti gli economisti condividano la stessa opinione sulle conseguenze della speculazione con i derivati alimentari.

Raccomandiamo a popolo e cantoni di sostenere l'iniziativa popolare!