Merlini Giovanni · Nationalrat · 2015-09-23
Merlini Giovanni · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2015-09-23
Wortprotokoll
"Per un reddito di base incondizionato" - che cosa significa? Già solo il titolo di questa iniziativa popolare lascia intendere subito a che cosa mirano i suoi promotori, cioè mirano a un reddito garantito, indipendente da qualsiasi sforzo individuale e da qualsiasi prestazione che permetta un'esistenza dignitosa ancorché modesta. Nella sostanza si tratterebbe di un salario di Stato, versato in virtù della sola circostanza di risiedere in Svizzera, come se ciò fosse di per sé un merito da remunerare con un importo mensile di 2500 franchi per ogni adulto e di 625 franchi per ogni minorenne.
Anche volendo prescindere dal carattere del tutto deresponsabilizzante dell'iniziativa che, invece di stimolare l'inserimento professionale e sociale dei cittadini e di stimolare la meritocrazia favorirebbe la diffusione di una mentalità assistenziale fatalista, un simile reddito di base metterebbe in questione non soltanto il nostro sistema sociale, bensì pure l'intero equilibrio finanziario della Confederazione e dei cantoni e la stessa piazza economica elvetica, destabilizzandoli in modo radicale. A seconda poi del modello che verrà scelto - perché ce ne sono di diversi tipi, come abbiamo sentito - il volume di finanziamento di un reddito di base incondizionato per ogni residente potrebbe arrivare ad ammontare fino a 208 miliardi di franchi. Questo richiederebbe quindi un gettito fiscale supplementare della Confederazione di circa 153 miliardi di franchi, cioè pari al 26 per cento del prodotto interno lordo del 2012, gravando in misura esorbitante sull'economia nazionale che già sta confrontandosi con sufficienti difficoltà dovute al franco forte. Per raggiungere questa somma enorme di maggior gettito si dovrebbe fare capo agli attuali circa 128 miliardi di franchi di imposte sul reddito e ad ulteriori 25 miliardi di gettito supplementare ed inoltre andrebbero riallocati ulteriori 55 miliardi sottraendoli alle attuali prestazioni della sicurezza sociale.
Una simile necessità di finanziamento provocherebbe una paurosa contrazione dell'occupazione e un crollo della creazione di ricchezza e di valore aggiunto con conseguenze incalcolabili per il ricavato proveniente dalle imposte e dai contributi sociali.
I pericoli seri legati all'iniziativa sono quindi più di uno. Il primo è che viè il rischio di un livellamento del sussidio verso l'alto, favorito dalle differenze regionali del costo della vita, perché è chiaro che vivere a Zurigo costa significativamente di più che vivere nel Ticino o nel Giura. Il secondo pericolo sta nella destabilizzazione totale del sistema, dovuta al fatto che l'iniziativa fissa un reddito di base senza tuttavia che esso venga a sostituirsi alle altre prestazioni sociali, le quali rimarrebbero quindi intatte come sono oggi. Il terzo pericolo sta nel fatto che si produrrebbe un incremento del tutto inopportuno della cosiddetta quota statale, ossia del rapporto tra uscite e prodotto interno lordo, dal 33 per cento addirittura al 59 per cento secondo i dati del 2012, il che equivale ad una percentuale superiore alla media europea, che è pari al 50 per cento, e anche superiore alla media dell'OCSE, che è invece del 43 per cento.
Per queste ragioni vi invito a seguire la maggioranza commissionale ed a raccomandare di respingere questa iniziativa illiberale, statalista e contraria allo spirito imprenditoriale, i cui effetti deresponsabilizzanti creerebbero un danno [PAGE 1775] incommensurabile all'intera società e soprattutto alla competitività della piazza economica svizzera.