Regazzi Fabio · Nationalrat · 2015-09-24
Regazzi Fabio · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2015-09-24
Wortprotokoll
Sarò breve, così da terminare il dibattito in pochi minuti. Personalmente ero e rimango della convinzione che gli accordi bilaterali hanno portato benefici all'economia svizzera, compresa quella ticinese, anche se inevitabilmente hanno generato alcuni effetti collaterali indesiderati. Uno dei tasselli centrali di questi accordi è la libera circolazione delle persone con l'UE che innegabilmente ha cambiato in modo importante il mercato del lavoro.
Per quanto riguarda i frontalieri basti pensare che tra il 2007 e il 2012, quindi in appena cinque anni, il loro numero a livello nazionale è aumentato di quasi il 30 per cento, attestandosi a 256 000 unità. La maggior parte dei frontalieri attivi nel mercato del lavoro svizzero proviene dai tre Paesi confinanti, in particolare dalla Francia, con 135 000, dalla Germania, con 54 000, e dall'Italia, con 59 000 frontalieri. Quest'ultimo Paese, non a caso, ha fatto segnare l'aumento più marcato, con oltre il 37 per cento. La terza grande regione con un elevato numero di frontalieri è il Ticino dove i frontalieri rappresentano oramai oltre il 25 per cento del totale delle persone occupate, quindi cinque volte la media svizzera che si attesta al 5,4 per cento - ed è di molto superiore anche ad altre regioni. Inoltre, la crescita esponenziale di ditte estere, i cosiddetti padroncini, e di lavoratori distaccati nei cantoni di frontiera è notevole. Cito l'esempio del Ticino, tanto per dare un'idea: nel 2008 le notifiche erano state 7300 mentre nel 2014 siamo passati a 26 208; sono quindi più che triplicate in sei anni! Provocano un grave pregiudizio all'economia locale, acuito dal rafforzamento del franco subentrato ad inizio 2015.
Il fenomeno della sostituzione di manodopera indigena con quella estera correlata si accompagna a fenomeni di pressione sui salari, soprattutto in alcuni settori, e di aumento di beneficiari di prestazioni socio-assistenziali per residenti e stranieri. È vero che alcuni provvedimenti, ricordo ad esempio l'adozione dell'IVA per i padroncini, sono stati adottati - ma non basta. A mio avviso questa situazione va fronteggiata con una strategia condivisa sotto la regia della Confederazione a cui competono i diversi strumenti d'intervento.
Per queste ragioni, con il presente postulato, chiedo al Consiglio federale di valutare la situazione nelle zone di frontiera e di presentare un pacchetto di misure volte ad attenuare gli effetti negativi dei problemi che ho ricordato in precedenza. Per contrastare un fenomeno su vasta scala in preoccupante e costante aumento occorre infatti una strategia nazionale coordinata fra i vari dipartimenti coinvolti e con i cantoni toccati dagli effetti negativi sopraindicati.
Per queste ragioni vi chiedo quindi di sostenere il mio postulato.