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Semadeni Silva · Nationalrat · 2015-12-01

Semadeni Silva · Nationalrat · Graubünden · Sozialdemokratische Fraktion · 2015-12-01

Wortprotokoll

Io vi propongo esattamente il contrario di quanto ha detto il mio collega Regazzi.

Dell'economia verde si parla in questi giorni anche a Parigi, al summit internazionale sul clima: l'economia verde è l'economia del futuro, con un grande potenziale di progresso. Sì, perché sappiamo da decenni ormai che le materie prime - come l'acqua, il suolo, l'aria pulita, la biodiversità, le ricchezze del sottosuolo e dei mari - sono preziose, che la loro disponibilità non è illimitata, che bisogna favorirne l'utilizzazione rispettosa e tener conto dell'intero ciclo di vita dei prodotti. Sappiamo tutti che per affrontare le crescenti sfide ambientali e per mantenere la nostra qualità di vita occorre servirsi il più possibile di risorse rinnovabili, evitarne lo spreco, riciclare gli scarti, in breve: occorre cambiare passo per passo i modi di produzione e di consumo, affinché l'economia proceda sottobraccio all'ambiente. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali è la causa, tra l'altro, dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità, sviluppi globali negativi e costosi che si manifestano sempre più spesso anche in Svizzera.

Conviene dunque essere fra i primi ad agire, tanto più che, con il passaggio graduale all'economia verde, si aprono nuovi mercati, nuove tecnologie aumentano l'efficienza produttiva e la concorrenzialità delle imprese, si creano nuovi posti di lavoro e opportunità sostenibili di consumo. L'importanza del settore cleantech e la sua capacità di crescita è già oggi evidente. Ed è questo sviluppo che l'iniziativa popolare Economia verde vuole promuovere in Svizzera, vuole che si passi dalle buone intenzioni, citate dal mio collega Regazzi, ai fatti - con il sostegno della Confederazione. Sì, perché le misure facoltative delle imprese non bastano. E se tutti gli abitanti del mondo vivessero come noi svizzeri, ci vorrebbero i già nominati 2,8 pianeti Terra per soddisfare i bisogni di ognuno. Non abbiamo che un pianeta! L'economia verde deve diventare la normalità!

Accettando l'iniziativa popolare avremo tempo fino al 2050 per ridurre la nostra impronta ecologica da 2,8 pianeti ad uno. Questo obiettivo contenuto nella disposizione transitoria è sì ambizioso, ma in nessun modo "assurdo", "irrealistico" o addirittura "folle", come è stato detto prima. Si tratta di un obiettivo a lungo termine, da realizzare tappa per tappa in modo ragionevole e sostenibile - quindi sostenibile anche [PAGE 1953] per le imprese. È un obiettivo che collima con le mete internazionali per l'ambiente e il clima. Gli strumenti previsti per la sua attuazione non sono nuovi. L'iniziativa prevede misure per la promozione della ricerca e dell'innovazione; prevede prescrizioni sui processi produttivi, sui prodotti, sui rifiuti; prevede anche la possibilità di adottare incentivi fiscali e di introdurre tasse di incentivazione. E tutto questo affinché la responsabilità ecologica non gravi più solo sulle spalle dei consumatori e delle generazioni future.

Un'ultima considerazione: il Consiglio federale afferma che "alla luce delle urgenti sfide ecologiche, la richiesta dell'iniziativa ... è legittima". Il nostro Parlamento però, sotto l'influsso delle cerchie economiche meno lungimiranti, ha respinto il moderato controprogetto del nostro esecutivo. Così, per raggiungere l'obiettivo di un'economia verde in un prossimo futuro, non resta che raccomandare al popolo di accettare l'iniziativa. Ed è questo che anch'io sollecito, perché, come dice un bel proverbio indiano, non ereditiamo la Terra dai nostri antenati, ma la prendiamo in prestito dai nostri figli. Pensateci per piacere e sostenete la proposta di minoranza Jans.